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| Lo spettacolo blasfemo contro il Volto Di Gesù La Curia di Milano raccomanda la moderazione
Il comunicato che abbiamo riportato ha inteso rispondere alla lettera aperta pubblicata sul sito del Teatro Parenti dalla sua direttrice, la regista Andrée Ruth Shammah.
Leggendo la lettera della signora Shammah notiamo il tipico stile vittimistico che esprime artatamente sorpresa e “disorientamento”, per lamentare subito una supposta violenza e una ipotetica intimidazione manifestatesi contro il “benemerito teatro", supposto “luogo di cultura”. Viviamo davvero in un mondo del tutto irreale e immaginario, dove chiunque è libero di sbeffeggiare chiunque in nome della “cultura”. In questo caso poi tale “cultura” si identificherebbe col farsi beffe di ogni concetto di Dio, perfino utilizzandone le raffigurazioni a mero scopo di lucro, sia esso economico o semplicemente socio-morale, con la prosopopea che se qualcuno si indigna e reagisce, certamente si tratta di un soggetto pericoloso per la società - questa falsa società - bisognoso di correzione e di intervento repressivo da parte delle “autorità religiose e civili”. Il tutto in una città come Milano che sarebbe caratterizzata da una «grande tradizione civile e culturale… una città che ha sempre rappresentato il pensiero illuminato, la religiosità alta, il dialogo e l’apertura». Ora, noi che siamo irrispettosi e strafottenti, che riteniamo che tale “cultura” sia semplicemente deleteria per le menti e per i cuori, che per di più soffriamo del morbo della religione, con la stolta presunzione che si tratti di una cosa seria e assolutamente indispensabile per la vita degli uomini… noi, che in definitiva siamo dei fuori casta in questa società falsa e bugiarda… noi diciamo subito che del pensiero illuminato, della religiosità alta, del dialogo e dell'apertura, propalate a badilate dalla signora Shammah e da tutti gli epigoni laici che stanno portando il mondo alla distruzione materiale e morale… noi di tutto questo ce ne freghiamo! Anzi, siamo profondamente allergici a queste montagne di chiacchiere vuote e senza senso compiuto… siamo patologicamente refrattari a queste sollecitazioni da fumetti da quattro soldi. Sappiamo bene che il “pensiero illuminato” di cui parla la signora non è altro che la libertà, sovvenzionata e protetta, di sbeffeggiare Dio e di criminalizzare coloro che credono in Lui. Sappiamo bene che la religiosità alta è quella che va a braccetto con la laicità protettrice della blasfemia, diversamente dalla “religiosità bassa” che è quella dei veri credenti in Dio, che predicano e praticano i suoi comandamenti e magari si indignano, se è il caso. Sappiamo bene che il dialogo è la scusa per fare intendere ai veri credenti che sono in errore e che val la pena equipararsi ai falsi credenti e agli infedeli e agli atei. Sappiamo bene che l’apertura è quel varco attraverso cui si vogliono far passare tutte le lordure di questo mondo e ogni pensiero e ogni azione che mirano a sostituire Dio col demonio e Cristo con l’Anticristo. E sempre noi, che siamo quelli che siamo, non possiamo non denunciare la perversa intimidazione che scaturisce da questa “lettera aperta”, tutta fondata sulla certezza che le “autorità religiose e civili” si muoveranno per condannare e per reprimere quella libertà di espressione che, se esercitata dai senza Dio e dagli sbeffeggiatori di Dio, è benemerita cultura, e se invece è esercitata dai fedeli di Dio e dagli adoratori di Dio è subito violenza e manifestazione incivile. Questa riflessione dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni dei cattolici di oggi, perché non perdano di vista l’importanza della lotta condotta dai senza Dio contro la Religione e la Chiesa, perché non si lascino irretire dalle chiacchiere più che scontate che vanno di moda oggi, perché non cadano nella trappola del “perbenismo” a fronte della costante barbarica distruzione che questo mondo porta avanti nei confronti della Verità divina e dei suoi seguaci. Ed ecco che la Curia milanese ha sentito il dovere di rispondere a questo appello. Esso infatti era stato pubblicato in forma di “lettera aperta” perché nessuno sfuggisse al dovere di dare ragione, in qualche modo, alla signora laica ertasi a paladina della “cultura”. Subito, il comunicato della Curia si premura di dare ragione alla signora: «a nostra volta domandiamo», facendo un lavoro di sottile diplomazia per riconoscere che la sensibilità di coloro che offendono Dio e il Volto di Cristo è degna di riconoscimento e di rispetto al pari della sensibilità dei fedeli cattolici. Detto dalla Curia milanese è davvero tutto un programma, che fa pensare che più che un’accusa nei confronti dei sbeffeggiatori di Dio, la Curia abbia a cuore l’equiparazione dei fedeli di Cristo ai suoi dileggiatori. Non sembri eccessivo, perché la nota della Curia continua spiegando che l’indignazione dei cattolici rientrerebbe in un contesto dalla “valenza sociale”, di cui la direzione del teatro avrebbe dovuto tenere conto. In pratica, alla Curia non importa un bel niente dell’offesa a Dio e della blasfemia nei confronti di Cristo. Essa è preoccupata dalla leggerezza con la quale non si è cercato di «evitare che un’esaltazione unilaterale della dimensione individuale della libertà di espressione conduca ad un “tutti contro tutti” ideologico che divenga poi difficilmente governabile». Per un verso essa riconosce che l’offesa a Nostro Signore corrisponde alla “dimensione individuale della libertà d’espressione”, senza il minimo richiamo alla gravità dell’atto compiuto; per l’altro, introducendo questa categoria dell’“esaltazione unilaterale” ha voluto introdurre il presupposto per il rimprovero formale e pubblico nei confronti dei cattolici che hanno reagito all’offesa in modo deciso ed esprimendo con forza la loro indignazione e, per certi versi, la loro impotenza contro la prepotenza e l’arroganza di questo mondo laico che si può permettere impunemente di buttare fango su Nostro Signore, senza che nessuno intervenga per punire questi bestemmiatori. Una impotenza che diventa ancora più frustrante quando si leggono comunicati come questi della Curia di Milano. Cosa vi aspettavate, dalla Curia di Milano, che scagliasse anatemi contro i responsabili della blasfemia e che emettesse la scomunica per tutti coloro che assisteranno a questo spettacolo indecente e che così facendo finanzieranno l’opera di sbeffeggiamento di Dio? No! Dopo 50 anni di post-concilio e dopo la pluriennale deriva anticattolica del Seggio che fu un tempo di Sant’Ambrogio, non ci aspettavamo nessun comportamento legittimamente cattolico, ma nutrivamo in cuor nostro, forse ingenuamente, l'ingenuità che oggi, col nuovo Arcivescovo, le cose venissero chiamate col loro nome e, rispondendo alla lettera aperta, la blasfemia la si chiamasse col suo nome e la grave offesa a Dio e alla Persona del Suo Figlio Unigenito Gesù Cristo Nostro Signore e Salvatore, non venisse camuffata come una qualsiasi “esaltazione unilaterale della dimensione individuale della libertà di espressione”. Esprimendo di fatto una specie di larvato consenso e di avallo nei confronti di questa porcheria che nessuno ha più il coraggio di chiamare col suo nome. D’accordo che non siamo più ai tempi in cui i blasfemi e gli sbeffeggiatori di Cristo venivano esposti alla gogna e alla pubblica riprovazione. D’accordo che non siamo più neanche ai tempi in cui la bestemmia e la blasfemia venivano perseguite e punite dal braccio secolare in rispetto della Religione e del buon senso meramente umano. D’accordo che non siamo più neanche ai tempi in cui i prelati scendevano in prima linea per combattere i nemici di Dio. D’accordo che ormai siamo ridotti al punto di dover subire ogni sorta di porcheria contro la Santa Religione e contro Dio e contro Nostro Signore Gesù Cristo. D’accordo… ma un minimo di rispetto per se stessi speravamo che albergasse ancora nelle nostre Curie, un minimo scatto di dignità speravamo che potesse manifestarsi in certi Pastori che rappresentano la Chiesa di Cristo e i Suoi fedeli. E invece no, ci tocca leggere, in questo comunicato, che «La preghiera per manifestare il proprio dissenso non può accompagnarsi a eccessi di qualunque tipo, anche solo verbali». Ci tocca leggere, insomma, una frase intimidatoria rivolta dai prelati di Milano ai fedeli cattolici che, indignati, non stanno accatastando fascine per dar fuoco al teatro, ma stanno semplicemente alzando la voce, del tutto legittimamente, del tutto sacrosantamente, per gridare come meglio possono, in questo mondo che finanzia e abbraccia la merda di Castellucci, … per gridare come solo possono la loro indignazione e perché no… la loro rabbia, in questo mondo che ha rispetto per qualsiasi porcheria, purché sia diabolicamente malsana e abbia lo scopo di farsi beffe di Dio e della Sua Santa Chiesa. Ci tocca leggere insomma della dichiarata volontà della Curia di Milano di avallare le farneticanti parole della signora Shammah e l’iniziativa blasfema che esse difendono. Mala tempora currunt, sed peiora parantur. Meditiamo, cattolici, meditiamo! (torna
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gennaio 2012 |