Santuario di Santa Maria di Picciano

Matera

Italia

1273

via Santuario di Picciano, 75100 Matera
Telefono: 0835 302890 - 302891
Posta elettronica: info@santuariopicciano.it
 



Veduta di Matera


Matera è una città situata su un affioramento roccioso in Basilicata, di cui è il Capoluogo, nel Sud della penisola italiana; distante circa 50 chilometri dal Mare Ionio, dove si trova la cittadina di Metaponto, cioè posta tra due fiumi, che rappresenta la spiaggia di Matera.
Matera è nota per i suoi cosiddetti Sassi, un insieme di abitazioni ricavate tra le grotte del complesso roccioso, risalenti al Paleolitico, che sono state evacuate nel 1952.
Oggi i Sassi ospitano dei veri e propri musei, come la Casa Grotta di Vico Solitario, con mobili e utensili artigianali d’epoca.
Oltre alle abitazioni, i Sassi erano sede di chiese rupestri, come la chiesa di Santa Lucia alle Malve, con affreschi del XIII secolo.





Veduta del Santuario


Picciano è uno dei due borghi omonimi che sorgono sulle alture di Matera.
Nel borgo chiamato Picciano A, a 15 chilometri a Nord-Ovest dal centro di Matera, sorge il Santuario di Santa Maria di Picciano; posto a cavallo tra il territorio di Matera e il territorio di Altamura, in Puglia, dove il paese più prossimo è Gravina di Puglia
Il Santuario è a circa 440 m sul livello del mare, è immerso in un fitto bosco che parte vicino la frazione di Matera chiamata Picciano A, alla base della collina.

In questo territorio si insediarono i Cavalieri Templari per difendere i pellegrini in viaggio lungo la via per Bari. Diverse chiese nei Sassi di Matera, come la chiesa di MaterDomini o di Sant’Antonio Abate, e nei paesi del materano, così come in altre nella provincia di Potenza, racchiudono al loro interno diverse testimonianze della presenza dei Templari in Basilicata.

Una delle più antiche descrizioni delle manifestazioni devozionali alla Madonna sul colle di Picciano ci è fornita dal cronista materano Eustachio Verricelli.
Nella sua cronaca del 1595 scrive che il di della Nonciata a 25 di marzo se fa la festività con molto concurso dei forastieri per li grandissimi miracoli che fa …”.

Più tardi, il Cabreo del 1674 registra l’aumentata devozione e quantifica a dodicimila il numero dei pellegrini che salgono al Santuario il giorno della festa: è specificato che i fedeli non sono solo Materani, ma provengono da tutte le provincie circonvicine.

In modo particolare grande è la devozione che spinge molti Abruzzesi a recarsi al santuario per la festività dell’Annunziata continuando una plurisecolare tradizione, sedimentata nel tempo da generazioni di pastori in transumanza sul territorio materano.

Furono proprio gli Abruzzesi i più fervidi promotori della devozione e gli organizzatori dei festeggiamenti.
A loro risale, tra il sec. XVII e il XVIII, la storia popolare, fissata in una cantilena, che narra di un mandriano abruzzese il quale, alla ricerca dei buoi smarriti, trovò una sua mucca genuflessa ai piedi di una quercia su cui si trovava la Vergine Maria, la quale gli disse che voleva che si costruisse sul posto un tempio in suo onore.



Santa Maria di Picciano


Impegnatosi alla ricerca di fondi e non riuscendo a concretizzare nulla presso i Materani, a causa di una cattiva annata, il mandriano si recò a questuare nelle contrade abruzzesi ove racimolò il necessario per la costruzione del Santuario che sorse nel 1722.
A parte gli arricchimenti del racconto dovuti alla fantasia popolare, alcuni elementi di questa cantilena popolare sono più che verosimili, come l’accenno al grande pellegrinaggio di popolo e di clero guidato dal vescovo di Matera per la consacrazione ufficiale del luogo di culto.
Questo evento sancisce il passaggio da ciò che è semplicemente devozione popolare a culto ufficiale della Chiesa locale.

Il Cabreo del 1699 ci informa che in occasione della festività i fedeli sono assistiti da dieci sacerdoti confessori e da altrettanti preti che cantano le litanie.





Facciata del Santuario


Il nucleo originario del Santuario risale al XII-XIII secolo, come attestato dal ritrovamento dietro l’Altare, durante alcuni lavori di restauro, di un portale risalente a questo periodo; poi, però, le strutture portanti che compongono il Santuario sono state modificate più volte nel tempo.




Interno del Santuario


Internamente, la chiesa, in stile romanico, presenta una sola navata, abbellita da filari di tufo bicromo, giallo e bianco.




Altare del Santuario



L’abside, sul fondo della chiesa, è semplice. Sopra l’Altare maggiore, vi è l’immagine della Madonna, risalente al XV secolo, mentre, nella cappella alle spalle dell’altare, vi è la statua della Madonna di Picciano, portata in processione il 25 marzo durante la festa che si svolge presso il Santuario.




Statua processionale della Madonna


Il Santuario veniva raggiunto a piedi o con i traini, erano gruppi di parenti, di amici, che si univano in grosse comitive e carovane, accomunati dalla stessa devozione mariana. Viaggiavano tutta la notte per essere pronti, alle luci dell'alba, e partecipare ai primi e a tutti i riti religiosi. Dopo si accampavano, consumavano quanto avevano preparato.

Giuseppe Gattini annota: i pellegrini affluiscono in gran numero il giorno della vigilia e accendono falò attorno ai quali stazionano con canti e gozzoviglie tutta la notte. Ciò non impedisce tuttavia che il giorno dopo partecipino alle funzioni in chiesa e alla processione all’aperto.
Uomini, donne e bambini procedono recando grossi ceri incartocciati in cima per riparare la fiamma e serbarne gli sgoccioli, alternando il Rosario e cantando le Litanie, o più spesso una canzoncina in dialetto: Madonne de Pecciöne, dösce mugghi sté lundöne, allunghe la tua möne e fé venì le cristeöne (ca mo vènene le cristeöne) [Madonna di Picciano, dieci miglia sei lontana, allunga la tua mano e fai venire i cristiani [le persone] (che ora vengono i cristiani [le persone]).


Talvolta, per penitenza, in processione si va scalzi e, nel caso si richieda un intervento miracoloso, si va dall’ingresso della chiesa fino all’Altare maggiore strisciando con la lingua sul pavimento fino a renderla sanguinolenta.
In una strofetta di una preghiera che si canta in processione e che ricorda alcuni miracoli ricevuti a Picciano si riporta: Utti fratello mio, grazia am'avuta, / u vote a Madre Maria / amà sci a ffé. / Le scarpe e li capilli / n'ama scioglie, / perfino lengua a terra na ma mené (Andiamo, fratello mio, abbiamo avuto la grazia / il voto alla Madre Maria dobbiamo andare a fare / Le scarpe e i capelli / dobbiamo sciogliere, perfino con la lingua a terra dobbiamo andare).



Un detto popolare di Gravina di Puglia ricorda questa penitenza: quando si vuol far capire a qualcuno che il conseguimento del suo desiderio è o potrà essere solo frutto di un miracolo gli si dice: A da scì (o a sciute) lèngua strascenune n'dèrre da'ddò a la Madonne de Pecciöne (devi andare (o dovete andare) con la lingua che striscia a terra alla Madonna di Picciano).

I bambini invece hanno un unico interesse: possedere la cola cole, cioè un fischietto in terracotta dal suono bitonale avente forma di galletto, privo di base e colorato a strisce rosse, verdi, blu e gialle, i tipici colori mediterranei.

Nell’antichità, alcuni giocattoli avevano la forma di galletto: presso la fondazione “Pomarici Santomasi” si conserva un tintinnabolo raffigurante un erota [amorino] seduto su un gallo. È noto che il gallo, strettamente legato al sole di cui annuncia il sorgere, è il simbolo della rinascita ed è un alleato delle forze benefiche e protettrici; svolge la funzione di sorveglianza scacciando gli spiriti del male come nella leggenda del frassino Yggdrasil, detto anche “frassino del mondo”: l’albero che sorregge l’intero cosmo, il suo tronco è molto robusto e slanciato, la sua chioma arriva e supera il più alto dei cieli ed è impossibile scorgerne la fine. I suoi rami sono abitati da strani animali dotati di poteri magici.
Insieme al gallo, si ritrova un’aquila depositaria di antichissimi segreti; tra i suoi occhi è appollaiato un minaccioso falco con uno sguardo terrificante; la corteccia è invece abitata da quattro cervi dal collo ricurvo che brucano incessantemente il fogliame del frassino fino a intaccarne le radici, senza però riuscire a fare un minimo danno all’albero; lungo il suo tronco corre lo scoiattolo “dal dente di topo” che è latore di messaggi e minacce dall’aquila agli oscuri abitanti delle radici dell’albero, che narra di un gallo che stando appollaiato su un ramo, avvertiva gli dei delle minacce da parte delle forze del male.
Sacro ad Apollo, nella mitologia greca è associato anche a Persefone, il principio luminoso degli Inferi, e a Ermes il messaggero degli dei.
Inoltre, insieme al suo simbolismo solare, il gallo incarna il principio maschile, la virilità e l’aggressività del combattente.
In molte civiltà, il combattimento dei galli è l’allegoria delle lotte cosmogoniche.


La festa

La festa di Santa Maria di Picciano si celebra il 25  marzo, ricorrenza dell’Annunciazione.
Per la festa accorrono pellegrini dalla Basilicata e dall’Abruzzo Citeriore.

I fedeli affluiscono alla vigilia della festa, si radunano fuori dal Santuario e accendono dei falò intorno ai quali stazionano, mangiando e cantando inni tutta la notte.
Il mattino della festa assistono alle funzioni religiose in chiesa e alla fine accompagnano in processione la statua della Madonna.
Molti di essi portano dei grossi ceri accesi ed alcuni per penitenza camminano scalzi.
Durante la processione si alternano recitando il Rosario e cantando le Litanie.




Fedeli alla festa




Fedeli in processione




Processione con la statua della Madonna




Processione con la statua della Madonna



PREGHIERA A SANTA MARIA DI PICCIANO





O dolcissima Vergine di Picciano,
che accogliendo l’invito alla divina maternità
meritasti di portare la luce nel mondo
e di partecipare al Mistero di Gesù,
Mistero di amore e di morte
di gloria e di risurrezione;
su questo sacro colle di Picciano
insieme a Te preghiamo Gesù
che presenti al Padre i nostri desideri
ed esaudisca le nostre suppliche.

Tu, o Madre bella, potente e miracolosa
Intercedi presso il Figlio Tuo
Che conservi la bontà dei nostri bimbi,
accresca la virtù in tutti
guidi e assista i Tuoi devoti
nei sentieri burrascosi della vita.
Infonda in tutti noi la gioia della santità,
accresca di zelanti servitori il Tuo Santuario
e ci faccia restare nel Tuo cuore qui in terra,
perché accolti un giorno nel Regno dei Cieli.

Amen.