Cinque sono le prigioni in cui l'uomo resta chiuso fortemente in questa vita; Cristo ci libera da esse quando sorge spiritualmente in noi.

La prima prigione è quella in cui l'uomo rimane preso dall'amore delle creature, ed in particolare dall'amore umano, che per l'equivalenza degli uomini è tanto vicino alla natura. Il danno che ne  viene è grande, ed è di due tipi. Quelli che si rendono conto di questa prigione la temono, e soffrono pene e timori, contrarietà e punizioni: questo è il segno che Dio non li ha abbandonati, (). Altri si sentono liberi in questa prigione: sono ciechi e sordi e tranquilli; vogliono essere giusti: compiono molte opere buone, cantano, leggono, tacciono, servono e pregano, cosí che il loro modo di vivere è apprezzato e al mondo sembrano pii e giusti. 

La seconda prigione è quella dell'amore di sé stessi, in cui incappano molti uomini che sfuggono alla prima. Questo amore è cosí fortemente radicato in loro e appare loro tanto giusto, che nessuno lo contrasta, né trattiene sé stesso. Coi loro manti tutti adorni costoro sembrano tanto belli che nessuno osa ostacolarli. Essi si occupano di ogni cosa solo per amore di sé stessi, per il proprio piacere, il proprio conforto, il proprio riposo e il proprio onore, e tanto affondano nel proprio che lo cercano in ogni cosa, perfino in Dio. Alla fine troveranno solo delle cose che sembrano sante e invece sono false. () Chi potrà prestare aiuto a chi è posseduto a tal punto dalla natura? Nessuno, tranne Dio. ()

La terza prigione è quella della ragione, in cui incappano molti uomini che con essa corrompono ciò che proviene dallo spirito, e se ne gloriano, si tratti di una dottrina, una verità o altro; si compiacciono di parlarne per dar lustro a sé stessi, ma privano queste cose di vita  e di azione. In maniera razionale guardano perfino alle amorevoli raffigurazioni di Nostro Signore; (). Impulso buono è quello che viene da Dio, non da sé stessi, che si volge all'interno, non all'esterno, che ritorna al fondamento interno da cui è sorto, affrettandovisi con tutte le forze. () 

La quarta prigione è la dolcezza dello spirito, in cui piú d'uno si è rinchiuso per averla perseguita e per essersi abbandonato disordinatamente ad essa. Dedicarsi ad essa appare cosa buona, conseguirla sembra piacevole, ma la natura fa cogliere di essa ciò che è naturale: mentre si crede di percepire Iddio, si trattiene solo il piacere; è necessario discernere attentamente se si tratta di Dio o della natura. () 

La quinta prigione è quella della propria volontà, che l'uomo è portato ad imporre perfino alle cose divine e a Dio stesso. Se Dio risiedesse nella volontà e nel desiderio dell'uomo di liberarsi da ogni difetto, sarebbe folle volersi liberare da questa volontà, ma riflettendo è necessario che si dica: Signore, non la mia grazia, i miei doni, la mia volontà desidero, ma che avvenga la tua volontà: da essa tutto accoglierò, se Tu vuoi soffrirò tutte le privazioni. () 

Quando Nostro Signore stava con i suoi Apostoli, essi amavano tanto la Sua umiltà che non potevano cogliere la Sua divinità, a causa del loro amore per la Sua umanità. Allora Egli disse: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore (Giovanni, XVI, 7). ()

Tanti sono i ceppi che trattengono l'uomo: la natura lo stringe fortemente perché tante sono le cose su cui regna la natura, mentre invece noi crediamo che sia presente Iddio, ().

Abbandonate dunque il mondo, figli cari, perché esso è infedele: il suo piacere è impurità; il suo consiglio è superbia e avarizia; il suo servizio è dolce, ma il suo salario è corrotto; il suo fiore è bello, ma il suo frutto è marcio; la sua sicurezza è tradimento; il suo aiuto è veleno; la sua promessa è menzogna; il suo sostegno è inganno; in cambio della gioia dà il pentimento, in cambio dell'amore la vergogna, in cambio della fedeltà la falsità, in cambio della ricchezza la povertà, invece della vita eterna dà la morte eterna. 
 

[JOHANNES TAULER (Domenicano, Strasburgo,1300-1361). Prediche. Seconda predica dell'Ascensione, edizioni diverse.] 

(11/97)

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