MEDITAZIONI


151. Pertanto, vi prego, per la durata del nostro pellegrinaggio in questo secolo, per il tempo della nostra militanza su questa terra, costruiamoci non case da abitare, ma tende da abbandonare, come se dovessimo essere presto richiamati da questo luogo per migrare verso la patria, verso la nostra città, verso la dimora della nostra eternità. Noi viviamo in un accampamento, combattiamo in terra straniera. Tutto ciò che è naturale, è facile; ciò che è estraneo, comporta sofferenza. … … …

152. Credetelo, quindi, fratelli - e non vi tocchi di farne diretta esperienza! -, queste belle costruzioni, questa ostentazione di facciata snervano presto un proposito virile e rendono effeminato un temperamento maschio. Infatti, anche l’uso continuo ne fa scemare l’incanto, anche se ci sono alcuni che ne usano come se non ne usassero, tuttavia è col disprezzo piú che con l’uso, che un tale genere di passione viene estirpato e vinto.
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166. Adoriamo, dunque, sempre, prosterniamoci e versiamo lacrime davanti a Te, che ci hai creati e che, essendo il nostro peccato a questo riguardo evidente, nella segretezza del Tuo giudizio, ci hai formati in modo tale che non possiamo lavorare perché forse non lo vogliamo fino in fondo o che, poiché quando possiamo non vogliamo, allora quando vogliamo non possiamo. Mangiamo almeno, secondo al punizione di Adamo, il nostro pane nel dolore del nostro cuore, se non possiamo farlo col sudore della nostra fronte; nelle lacrime del dolore, se non possiamo col sudore della fatica.
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169. All’uomo animale che è al suo inizio, alla giovane recluta di Cristo bisogna poi insegnare ad avvicinarsi a Dio, perché anche Dio, a sua volta, si avvicini a lui. Lancia, infatti, questo mònito il Profeta: Avvicinatevi a Dio e Lui si avvicinerà a voi (Giacomo 4, 8). Formare l’uomo, educarlo, non basta: è necessario infondergli la vita. Dio, infatti, per prima cosa formò, poi soffiò sul suo volto l’àlito della vita e l’uomo divenne un essere vivente. La formazione dell’uomo consiste nell’educazione morale; la sua vita nell’amore di Dio.

170. La fede lo concepisce, la speranza lo partorisce, la carità, che è lo Spirito Santo, lo forma e gli dà vita. l’amore di Dio, infatti, o l’amore-Dio, lo Spirito Santo, infondendosi nell’amore e nello spirito dell’uomo, lo fa suo; e Dio, amando Sé stesso nell’uomo, fa dello spirito e dell’amore dell’uomo un’unica cosa con Sé stesso. Come, infatti, il corpo non riceve la vita se non dal suo spirito, allo stesso modo quel sentimento dell’uomo, che si chiama amore, non vive, cioè non ama Dio, se non in virtú dello Spirito Santo.

171. Generato, dunque, nell’uomo dalla grazia, l’amore di Dio ha nella lettura il suo latte, nella meditazione il suo cibo, nella preghiera la sua forza e la sua luce. Per l’uomo animale, perciò, divenuto uomo nuovo in Cristo, la cosa migliore e piú sicura per ridestare la sua interiorità, è dargli da leggere e da meditare la vita del nostro Redentore. Gli si mostri in essa l’esempio dell’umiltà, il richiamo alla carità, il trasporto della pietà; e delle Sacre Scritture e delle opere dei Santi Padri, argomenti di morale scelti tra i piú semplici.
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173. Gli si deve insegnare, inoltre, a levare in alto il suo cuore nella preghiera, a pregare con lo spirito, allontanando quanto piú possibile, quando pensa a Dio, le realtà sensibili e le loro immagini. Deve essere esortato a fissare la sua attenzione, con la maggior purezza di cuore possibile, su colui al quale offre il sacrificio della preghiera, ad osservare attentamente sé stesso nell’atto dell’offerta, a capire l’essenza e la qualità di ciò che offre. … … …

[GUGLIELMO DI SAINT-THIERRY, La Lettera d’Oro, Ed. Piemme, Casale Monferrato, 1997, pp. 150 e 155-158]
 

(5/2005)

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