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| Permettici di lodarTi, o Madre Santissima di Don Gonzague Peignot, FSSPX ![]() Cari Amici e Benefattori, Addolorati nel nostro cuore di cristiani e feriti fin nel profondo della nostra anima. E’ questo lo stato in cui ci ha fatto piombare, insieme con tutti figli di Maria, la lettura della recente «Nota dottrinale» Mater populi fidelis del 4 novembre 2025. Approvata un mese prima, il 7 ottobre, dal Sommo Pontefice Leone XIV, questo testo intende rifiutare l’uso del termine «Corredentrice» e dell’espressione «Mediatrice di tutte le grazie» per indicare la Beata Vergine Maria, ritenendole «fastidiose», «inopportune», «oscure» e perfino «errate». Cari Amici e Benefattori, siamo al cospetto di un brutto oltraggio alla nostra tenera Madre, il quale getta ogni cattolico romano in un profondo sgomento. La Chiesa, Sposa mistica di Cristo, non aveva mai negato nel suo insegnamento l’onnipotenza del Cuore di Maria su quello del suo divino Figlio, nostro unico Redentore, che Ella aveva ottenuto con l’indefettibile fedeltà all’opera della nostra Redenzione, a partire dal suo Fiat e fino alla sua presenza ai piedi della Croce durante il supremo Sacrificio del Calvario. Leone XIV contraddice direttamente l’insegnamento magisteriale chiaro e costante dei suoi predecessori, in particolare di Pio IX e Pio XII. Vittoriosa sul velenoso serpente con la sua unione alla Croce (1), come dice Pio X, la Madonna è, secondo Leone XIII, «associata a Gesù nell’opera della salvezza del genere umano» (2), e «cooperatrice della Redenzione umana» (3). San Pio X confermò queste dichiarazioni e stabilì il termine Corredentrice con un decreto del’ Sant’Uffizio del 26 giugno 1913, in cui loda «l’abitudine di aggiungere al nome di Gesù quello di Sua Madre, nostra Corredentrice: la Beata Vergine Maria». I suoi successori usarono ampiamente questo termine, così che Pio XII poté affermare che Maria «completa ciò che mancava alle sofferenze di Cristo… per il Suo Corpo che è la Chiesa» (4) (Col. 1, 24). Mentre lo stesso Giovanni Paolo II ha usato questo termine «almeno sette volte» (5). Circa la mediazione universale della Beata Vergine Maria, i testi non sono meno numerosi. Ella è «la dispensatrice di tutti i tesori che Gesù ha acquisito per noi con la Sua Morte e con il Suo Sangue» (6); e una Messa della Vergine Maria «Mediatrice di tutte le grazie» fu autorizzata da Pio XI nel 1921 per tutte le diocesi e le congregazioni che ne fecero domanda. Come figli della Chiesa, rispettosi della gerarchia che _cristo ha istituito, noi riconosciamo che spetta al Papa, e al lui solo, proclamare come dogma di fede la Corredenzione e la Mediazione universale della Beata Vergine Maria. Sebbene noi siamo favorevoli e desideriamo con tutto il cuore queste definizioni, non è nostra intenzione esigerle. Tuttavia, non possiamo permettere che sia disprezzato e rifiutato quello che teologia cattolica e il Magistero anteriore al Vaticano II hanno accettato senza riserve. Inoltre, siamo indignati per lo sfacciato dogmatismo con cui è presentata la nuova mariologia sostenuta con il titolo di «Madre dei credenti», il cui sviluppo si basa solo sulla costituzione dogmatica Lumen gentium del concilio Vaticano II e sugli scritti dei Papi successivi, da Paolo VI a Leone XIV, come attestato da una quarantina di riferimenti in nota. In altri termini, i cattolici sono nuovamente al cospetto di uno scontro violento che oppone due Magisteri, ove il concilio Vaticano II ha costituito la rottura. Si impone ai cattolici di abbandonare l’insegnamento tradizionale sulla teologia mariana comune fino a Pio XII, in ragione «di un particolare sforzo ecumenico» che implica il chiarimento «del significato secondo cui certi titoli ed espressioni che si riferiscono a Maria siano accettabili e no» (7) dai non cattolici. Ora, ecco cosa scriveva Mons. Marcel Lefebvre l’11 ottobre 1964 alla vigilia della quinta e ultima sessione del concilio Vaticano II, in un testo intitolato «Per rimanere buoni cattolici bisognerebbe diventare protestanti?» «E’ possibile
discernere il motivo, almeno apparente, che ha permesso che queste tesi
rivoluzionarie venissero presentate ufficialmente al Concilio? Noi
crediamo di poter dire che questo sia avvenuto a favore di un
ecumenismo che, presentandosi inizialmente come cattolico è
divenuto durante le sessioni un ecumenismo razionalista. Questo spirito
di ecumenismo non cattolico è stato l’ariete di cui sono servite
delle mani misteriose per cercare di scuotere e pervertire la dottrina
insegnata dalla Chiesa dai tempi evangelici fino ai nostri giorni,
dottrina per la quale è stato versato e continua a scorrere
anche oggi il sangue di tanti Martiri. Per quanto questo possa sembrare
inconcepibile, è vero: d’ora in poi nella storia delle Chiesa si
parlerà sempre di queste tesi contrarie alla dottrina della
Chiesa che, col pretesto dell’ecumenismo, sono state presentate ai
Padri conciliari del Vaticano II. Così su dei punti di dottrina
specificamente cattolici ci si è sforzati di comporre degli
schemi che attenuano o fanno perfino sparire ciò che può
dispiacere agli ortodossi e soprattutto ai protestanti. (…) [Sulla]
Vergine Maria, è con una incredibile impudenza, nonostante il
desiderio esplicito del Santo Padre, che lo schema proposto ha
soppresso il titolo di Maria Madre della Chiesa; gli ecumenisti si
rammaricano che la Vergine Maria sia chiamata Mediatrice».
(Un vescovo parla, pp. 110-114).
E’ importante ricordare che il 29 settembre 1963, i Padri del concilio Vaticano II decisero (8) di escludere la Santissima Vergine Maria dai lavori specifici da svolgere durante il Concilio, col pretesto riferito dallo stesso Paolo VI: «Non vogliamo fare della nostra fede un motivo di polemica con i nostri fratelli separati». Dunque, la devozione alla Santissima Vergine Maria era già un ostacolo al falso ecumenismo che sarebbe emerso dal Concilio, e così la nostra buona Madre del Cielo fu semplicemente congedata. Come commenta Don Victor-Alain Berto, che al Concilio fu il teologo privato del nostro Fondatore: «Ella non se lo fece
ripetere due volte! La terra non tremò, il fulmine non
colpì la Basilica di San Pietro. La Santissima Vergine
uscì discretamente, in profondo silenzio. Così
discretamente e in un silenzio così profondo che non disse come
a Cana: “Non hanno più vino!”. E così fu sigillato il
destino del Concilio. La Santissima Vergine Maria non disse niente,
Nostro Signore Gesù Cristo non fece nulla; e l’acqua rimase
acqua».
Il Concilio fu un fallimento di cui la Chiesa subisce ancora
oggi le nefaste conseguenze.Questo ci fa ritenere cosa spettarci dal prossimo pontificato. Invece di chiedere in ginocchio alla Santissima Vergine Maria, con una supplica solenne, di pronunciare di nuovo le sue parole salvifiche: «Non hanno più vino!» e di affrettare così l’intervento del suo divino Figlio, il successore di Pietro la dichiara fastidiosa, imbarazzante, ingombran Invece di supplicare la Sposa dello Spirito Santo di venire in aiuto dell’Arca che è la Chiesa, sommersa sotto le acque, il Vicario di Cristo in definitiva la scredita, la disprezza, perfino la denigra, la squalifica. Per rispetto dell’ecumenismo, per non offendere i nostri «fratelli separati», le due nozioni tradizionali di Corredenzione e di Mediazione universale proprie della Santissima Vergine Maria, sono respinte con sommariamente. L’insegnamento cattolico tradizionale, ritenuto assolutamente incompatibile con la teologia e lo spirito pretestanti, lo si rigetta, demolendo così la fede e la pietà dei battezzati. Per placare il cuore dei protestanti, oggi il Papa ha preferito ferire, perfino devastare il cuore dei cattolici! Dunque, la battaglia dottrinale è lungi dall’essere terminata. Armiamoci del nostro Rosario quotidiano e osiamo recitare il Santo Rosario perfino per difendere l’onore oltraggiato della Madre del Cielo! Preoccupiamoci anche a riparare questa nuova offesa arrecata al Cuore Immacolato di Maria. In effetti, la Provvidenza permette che la nostra profonda tristezza sia consolata dal centenario delle apparizioni del Bambino Gesù e della Madonna a suor Lucia a Pontevedra. Nel corso delle due apparizioni, che ebbero luogo il 10 dicembre 1925 e il 15 febbraio 1926, la Madonna le indicò – come si era impegnata il 13 luglio 1917 a Fatima – la pratica così salutare della devozione riparatrice dei primi sabati del mese, che è una delle azioni più importanti della devozione al Cuore Immacolato di Maria. In effetti, oltre alla salvezza delle anime cristiane è rivolta alla salvezza dei grandi peccatori, particolarmente di quelli che hanno gravemente offeso la Santa Vergine e che non possono essere salvati senza riparazione. Non è forse questa per noi la maniera per rispondere all’offesa che la Madonna ha appena subito, offrendo nel contempo la consolazione meglio adatta all’angoscia nei nostri cuori mariani? Nella prima di queste due apparizioni, la Vergine Maria presentò a suor Lucia il suo cuore sofferente: «Ecco, figlia mia, il
mio Cuore circondato dalle spine che gli uomini ingrati vi conficcano
ogni momento con le loro blasfemie e le loro ingratitudini. Tu almeno
vedi di consolarmi e di’ che a tutti coloro che per cinque mesi, il
primo sabato, si confesseranno (9), riceveranno la Santa
Comunione, reciteranno un Rosario e mi terranno compagnia per quindici
minuti meditando i quindici misteri del Rosario, in spirito di
riparazione, io prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte
le grazie necessarie per la salvezza delle loro anime».
E rafforzati dalla risposta di Nostro Signore a Suor Lucia, registrata il 12 giugno 1930 dal suo confessore, Padre Gonçalves (10), concediamo solennemente ai fedeli delle nostre cappelle dove non si celebra la Messa il primo sabato del mese, il permesso di praticare questa devozione il giorno seguente alla Messa domenicale. Noi speriamo fervidamente che voi, cari fedeli, cari Amici e Bnefattori, prendiate tutti a cuore da ora in poi questa devozione mariana ogni mese – e senza limitarvi ai prossimi cinque – poiché ci sembra così necessaria e indispensabile. Che la Vergine Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie ci venga in aiuto, Ella che è «forte come un esercito schierato in battaglia»! NOTE 1 – Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus, 1854 2 – Leone XIII, Enciclica Supremi apostolatus officio, 1883 3 – Leone XIII, Enciclica Adjutricem populi, 1895 4 – Pio XII, Enciclica Mystici corporis, 1943 5 – Mater populi fidelis, § 8 6 – San Pio X, Enciclica Ad diem illum, 1904 7 – Presentazione della Nota dottrinale fatta dal Prefetto del Dicastero 8 – Monsignor Marcel Lefebvre, Una vita, p. 324: «Ahimè! Il voto del 29 ottobre 1963, con 1114 voti contro 1097, ha dato la vittoria ai timidi e agli ecumenisti» 9 - « La confessione può essere fatta [negli otto giorni precedenti] purché le anime siano in stato di grazia il primo sabato in cui mi ricevono… L’intenzione di fare così riparazione al Sacro Cuore di Maria può essere concepita per la confessione successiva, approfittando della prima opportunità che hanno di confessarsi.” Apparizione del 15 febbraio 1926 10 – La pratica di questa devozione sarà ugualmente accettata la Domenica che segue i primo sabato, quando i miei sacerdoti, per giustificati motivi, lo permetteranno alle anime» NOTIZIA
![]() Don Gonzague Peignot Don Gonzague Peignot è nato l’11 settembre 1986, è stato ordinato sacerdote nel Seminario San Pio X a Ecône il 29 giugno 2015. E stato nominato collaboratore alla Scuola Saint-Michel Garicoïtz, due anni dopo direttore. Ha preso la direzione della Scuola Saint-Joseph-des-Carmes nel 2018. E’ stato nominato Superiore del Distretto di Francia il 15 agosto 2024 dal Superiore Generale della Fraternità San Pio X, Don Davide Pagliarani. |