Maria Mediatrice alla vigilia del Concilio:

la dottrina dei teologi



di don Jean-Michel Gleize, FSSPX



Pubblicata sul Courrier de Rome n° 692, dicembre 2025








1 – L’argomento della unanimità dei teologi

1.
I due privilegi che la pietà popolare ha sempre riconosciuto alla Santissima Vergine Maria: la sua Corredenzione e la sua Mediazione universale, in questa professione di fede del popolo cattolico sono l’eco e la risultanza dell’insegnamento del Magistero della Chiesa, come abbiamo mostrato basandoci  sui «vota»: i desideri inviati a Roma dai vescovi di tutto il mondo in previsione del concilio Vaticano II (1): queste richieste in massa e ripetute della definizione dogmatica avente per oggetto i due detti privilegi, si presentano chiaramente come espressione del Magistero ordinario universale, cioè come una verità la cui origine divina è garantita dal criterio infallibile dell’unanimità dell’episcopato.

2. Questo criterio non è il solo. Vi è anche l’espressione di un’altra unanimità: quella dei teologi. E anche questa equivale, quantunque con un valore diverso, ad un criterio che attesta l’origine divina della verità oggetto del consenso (2).
In effetti, i teologi fanno parte della Chiesa docente, ma per principio sono così strettamente dipendenti dal Magistero ecclesiastico – che fornisce loro, insieme al dogma, il punto di partenza di tutta la loro riflessione speculativa – che l’unanimità dei loro scritti rappresenta un criterio della dottrina rivelata e insegnata come tale dall’episcopato.

3. L’espressione di questo criterio ci appare in tre modi alla vigilia del concilio Vaticano II. Per un verso, nei «vota» inviati a Roma dalle Università cattoliche di teologia; per un altro verso nei corsi e nei manuali pubblicati dai professori di teologia; e infine dallo schema elaborato dalla Commissione teologica preparatoria che era presieduta dal cardiale Ottaviani.


2 – L’unanimità dei «vota» delle Università di teologia

4. Tre Università fecero pervenire a Roma i loro «vota» per chiedere la definizione dogmatica dei due privilegi di Maria indicati prima.

5. L’Università dei Francescani, l’Ateneo Antonianum (3), afferma che la Vergine Maria, come offrì suo Figlio per il riscatto degli uomini, fu anche, secondo la volontà di Dio, l’associata del Redentore e la Mediatrice di tutte le grazie meritate da Cristo, capace anche di riunire nella Chiesa fondata da Cristo tutti i fedeli cristiani e anche quelli che ne sono separati. Soprattutto se si pensa che molti protestanti in buona fede difendono la legittimità della Mediazione di Maria (4).
E’ da notare che nel volume corrispondente degli Acta, la supplica rivolta alla Santa Sede a favore della definizione della Mediazione di Maria è composta da quindici pagine (da pag. 55 a pag. 70), affermando innanzi tutto la definibilità di questa Mediazione (pp. 55-61) con il supporto di: 1) l’insegnamento dei Papi (pp. 56-58), 2) il fondamento rivelato di questa dottrina nelle sue fonti (pp 58-59) con la Scrittura (pp. 58-59) e la Tradizione (pp. 59-60); 3) La ragione teologica (pp. 60-61).
Poi la supplica intende dimostrare la falsità dell’ipotesi secondo la quale la mariologia nel suo insieme e la pietà mariana sarebbero più un  ostacolo che un sostegno per il ritorno alla Chiesa dei cristiani che se ne sono separati (pp. 61-70): per prima cosa, la dottrina che mette in luce i privilegi di Maria è uno stimolo per il ritorno di coloro che si sono allontanati (pp. 62-63); secondariamente, le obiezioni che sostengono che questa dottrina sarebbe un ostacolo non reggono, perché le ragioni della separazione dall’unità della Chiesa sono più radicali di quanto si voglia sostenere (pp. 63-67); in terzo luogo, Maria è piuttosto il lievito che deve permettere al movimento del vero ecumenismo di realizzarsi (pp. 67-70).

6. La facoltà di teologia del Marianum ha presentato alla Santa Sede un «votum» di cinque pagine sulla Santissima Vergine Maria (5). L’idea centrale che spiega il doppio privilegio della Corredenzione e della Mediazione universale, è che Maria è la nuova Eva: come il peccato di Adamo ha infettato l’intera umanità con la cooperazione di Eva, così Cristo, nuovo Adamo ha redento tutta l’umanità dal peccato con la cooperazione di Maria, nuova Eva: Maria è dunque Corredentrice; e come Cristo è il Mediatore, Maria è anche lei la Mediatrice a fianco di Cristo (6). Questa verità è presentata come beneficiante del criterio infallibile del Magistero ordinario universale (7).

7. Fuori Roma, negli Stati Uniti d’America, l’Università cattolica di Niagara (8) ha chiesto che il Concilio definisca come verità dogmatiche la Corredenzione e la Mediazione universale della Santissima Vergine Maria (9).


3 - L’argomento dei corsi e dei manuali dei professori di teologia

8. Non potendo dare una panoramica esaustiva, ci accontenteremo  di presentare qui gli insegnamenti dei teologi mariologi più noti e la cui autorità fu accolta con maggiore unanimità alla vigilia del Concilio: il cardinale Louis Billot (1846-1931), gesuita; il Padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964), domenicano; il Padre José Antonio de Aldama y Pruaño (1903-1980), gesuita; Padre Marie-Joseph Nicolas (1906-1999), domenicano; il cardinale Charles Journet (1891-1975); Don René Laurentin (1917-2017).


3.1 - Louis Billot

9. Nel 1885, Louis Billot fu chiamato a Roma dal Papa Leone XIII per insegnare teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana, che era l’Università dei Gesuiti. Il suo insegnamento si interruppe nel 1911, quando il Papa San Pio X creò cardinale l’eminente professore nel concistoro del 27 novembre.
Durante il suo corso dedicato al mistero di Cristo, il De Verbo Incarnato, nel trattare la vita di Cristo, Louis Billot dedicò una serie di questioni preliminari alla vergine Maria (10).
Il nostro teologo indicò nella tesi XLI quale fu, secondo il piano della divina Provvidenza, il ruolo della Madre di Dio nell’economia della nostra salvezza, che le valse l’appellativo di «Nuova Eva» in tutta la Tradizione, specialmente tra i Padri della Chiesa.
Nella seconda parte di questa tesi (11), egli esamina il profondo significato di questo appellativo, in tre punti: il privilegio della Concezione Immacolata di Maria (12), il suo ruolo nell’economia della Redenzione (13), il culto che le è dovuto e che è indissociabile da quello che è dovuto a Cristo (14).
Noi ci soffermeremo sul secondo punto di questa seconda parte.

10. Louis Billot spiega qui che, similmente a quello di Eva, il ruolo di Maria a fianco di Cristo fu quello di una intermediaria («medium»), grazie al quale e per mezzo del quale Gesù di Nazareth è diventato per tutti gli uomini l’autore della loro salvezza, in modo simile al ruolo svolto da Eva a fianco di Adamo, che fu il ruolo dell’intermediaria tramite il quale Adamo è diventato per tutti gli uomini l’autore della loro perdita.
Ciò deve essere inteso prima di tutto come la mediazione che Maria esercitò con la sua maternità divina, dandoci la stessa persona di Gesù nella sua natura umana; e deve essere inteso anche come la mediazione che Maria esercitò per comunicarci, a fianco di Cristo, il bene della nostra Redenzione, e questo deve essere verificato in sommo grado dal fatto che Maria si mantenne ai piedi della croce del Salvatore nel momento in cui fu intimamente associata  all’opera della nostra Redenzione. E qui il grande cardinale distingue tra Redenzione «simpliciter» e «melius esse» della Redenzione, cioè tra, da un lato, la Redenzione presa come tale e in tutto ciò che è necessario alla sua definizione astratta e, dall’altro lato, il modo migliore di essere o di realizzare la Redenzione concretamente.
Dal primo punto di vista, solo Cristo e nessun altro che Lui, presenta a Dio una soddisfazione perfettamente degna per espiare il peccato di Adamo e solo Lui ha pagato il giusto prezzo per ottenere per noi il dono della grazia che Adamo aveva perduto.
Dal secondo punto di vista, la Redenzione del genere umano riceve una perfezione accidentale, mediante la quale gli uomini sono rimessi in cammino verso la vita eterna nella maniera più conveniente, nella misura in cui tra essi e Cristo interviene la mediazione di Sua Madre, in cui non vi è nulla di austero, nulla di spaventoso, ma in cui tutto spira dolcezza e misericordia e il cui intervento, necessario per meritarci e distribuirci i meriti della Passione, apporta alla nostra Redenzione la più grande soavità possibile.
In poche parole, conclude l’eminente teologo, Maria è diventata «co-riparatrice» in due maniere: primariamente nella misura in cui ella ha accettato, col suo volontario consenso, di essere la Madre del nostro Redentore. Secondariamente nella misura in cui, avendo avuto il cuore trafitto dalla spada del dolore come le aveva annunciato il vecchio Simeone, ella ha ottenuto, per proprio merito, e sorretta dai meriti di Cristo, di diventare la madre dei viventi (che è il significato del nome Eva), e la sua intercessione, al pari del suo merito, si estende a tutti gli uomini (15).

11. La spiegazione teologica del cardinale Billot, basata sui dati della Rivelazione, conferma nel modo migliore la duplice verità della Corredenzione e della Mediazione universale di Maria.


3.2 - Réginald Garrigou-Lagrange

12. Dal 1909 al 1918, Padre Garrigou-Lagrange fu professore a Roma all’Angelicum, che era l’Università dei Domenicani. Qui insegnò Metafisica e teologia mistica, studiando nel contempo per suo conto la Somma teologica e i commentatori di San Tommaso. Nel 1937, fu nominato qualificatore al Sant’Uffizio. In seguito insegnò teologia dogmatica, prima in Francia durante la guerra, poi a Roma dal 1959 al 1964.
La parte del suo corso dedicato al mistero dell’Incarnazione comprende un breve riassunto di mariologia (16) diviso in sette articoli e un appendice sulla definibilità dell’Assunzione.
Qui ci interessa l’articolo VII (17), perché tratta della «Mediazione universale della Beata Vergine Maria».

13. Come il cardinale Billot, Padre Garrigou-Lagrange mostra prima di tutto che questo ruolo di Maria nell’opera della nostra Redenzione è attestato nella Tradizione, nei Padri della Chiesa (18): San Cirillo di Gerusalemme, Sant’Epifanio, San Gerolamo, San Giovanni Crisostomo, Sant’Efrem dicono che Maria è Mediatrice e Mediatrice del mondo intero.
Ma l’eminente domenicano insiste soprattutto sugli insegnamenti del Magistero, a partire da quello di Leone XIII nell’Enciclica Octobri mense del 22 settembre 1891, in cui si trova l’idea («nihil nobis nisi per Mariam»), come nell’Enciclica Fidentem del 20 settembre 1896 in cui è usata  l’espressione: « Ad Mediatorem Mediatrix».
La testimonianza più esplicita è quella di San Pio X nell’Enciclica Ad diem illum del 2 febbraio 1904, con l’idea del merito e anche con le due espressioni «Reparatrix perditi orbis » e «Universorum munerum dispensatrix »
Benedetto XV, nella Lettera Apostolica Inter sodalicia del 22 marzo 1918 afferma («redemisse») il genere umano.
Pio XI, nella lettera Apostolica Explorata res del 2 febbraio 1923 dichiara che la Vergine Maria ha avuto parte con Cristo all’opera della nostra Redenzione.
Infine, il Decreto del Sant’Uffizio del 26 giugno 1913 loda l’abitudine di aggiungere al nome di Gesù il nome della «Beata Maria Sua Madre, nostra Corredentrice» (19).
Al di là di queste espressioni, i Papi rilevano qual è la realtà indicata da queste espressioni, il Padre Garrigou-Lagrange dà la sintesi delle loro spiegazioni (20). La Beata Vergine Maria è a buon diritto indicata come «Corredentrice», a titolo unico, nella esatta misura in cui ella è stata associata a Cristo nell’opera della Redenzione, non in un modo qualunque, ma proprio per il suo merito e la sua soddisfazione nell’offerta stessa del sacrificio della Croce, il sacrificio cruento – a differenza degli altri membri della Chiesa, che si associano solo all’offerta del sacrificio non cruento della Santa Messa.
Ella è anche indicata come «Mediatrice», nella misura in cui presente, in Cielo, ella intercede presso Cristo per tutti gli uomini e distribuisce a tutti gli uomini tutte le grazie della salvezza che ha meritato ai piedi della Croce.
Questa partecipazione di Maria all’opera della Redenzione del genere umano avviene in maniera subordinata e non in maniera uguale all’opera di Cristo, poiché Maria merita solo de congruo o per convenienza quello che solo Cristo merita de condigno o per stretta giustizia.


3.3 - José Antonio de Aldama y Pruaño

14. José Antonio de Aldama y Pruaño, nato e morto in Spagna, più noto col nome di Padre Almada, fu il grande mariologo della Compagnia di Gesù durante il periodo precedente  il concilio Vaticano II.
Dottore in filosofia e in teologia, insegnò teologia alla Pontificia Università Gregoriana, a Roma, dal 1934 al 1937, succedendo al cardinale Billot. Insegnò poi alla Facoltà di teologia di Granada, dal 1939 al 1950 e dal 1964 al 1980; insegnò anche alla Pontificia Università di Salamanca dal 1950 al 1959, di cui fu vice Rettore.
Nel 1951 entrò in contatto con Madre Rosario del Espiritu Santo, con cui fondò la Congregazione delle schiave del Santo Sacramento e dell’Immacolata, dedita alla contemplazione e all’adorazione eucaristica.
Morì a Granada, dove nella Cappella delle religiose di questa città riposano i suoi resti.
La sua causa di canonizzazione è stata introdotta nella Santa Sede.

15. Il corso di mariologia di Padre Almada fu pubblicato per la prima volta nel 1956 dalla «BAC». La famosa «Biblioteca degli Autori Cristiani», cioè dalle Edizioni dell’Università di Salamanca, che pubblicano i lavori dei Padri gesuiti professori di teologia in Spagna.
Il corso di mariologia di Padre Almada è compreso nel tomo III (dedicato al mistero dell’Incarnazione e alla dottrina della grazia). Composto da 253 paragrafi ripartiti in cinque capitoli e sedici tesi, che occupano 160 pagine, il trattato di mariologia di Padre Almada conta quattro edizioni successive a partire dal 1961; ed è diventato un’opera autorevole.
Il capitolo IV di questo corso, dedicato alla «maternità spirituale di Maria» (dal § 131 al § 200, pp. 400-450) si divide in quattro articoli: la maternità spirituale in generale; la mediazione universale in generale; la corredenzione; la dispensazione delle grazie.

16. La tesi 7, che corrisponde all’articolo primo, enuncia così «la Beata Vergine Maria è stata costituita in maniera prossima e formale madre spirituale di tutti gli uomini, sia per il suo consenso all’Incarnazione e sia per la sua compassione ai piedi della Croce».
Il valore dottrinale questa tesi (indicata nel § 136) è essa è di fede divina e cattolica in ragione del criterio dell’unanimità del Magistero ordinario universale e anche in ragione della professione di fede di tutta la Chiesa. Essa è la dottrina insegnata dai Sommi Pontefici, sia per ciò che riguarda la maternità spirituale basata sul consenso all’Incarnazione (i testi dei Papi sono citati nel § 134), sia per ciò che riguarda la maternità spirituale basata sulla compassione ai piedi della Croce (§135).
Le fonti delle Rivelazione, sia la Scrittura (§§ 137-138) sia la Tradizione dei Padri (§ 139), attestano questa verità dogmatica. L’espressione «maternità spirituale» trova qui la sua definizione nominale, che è quella di una maternità presa in senso analogico, in riferimento sia al consenso all’Incarnazione dato da Maria nel momento dell’Annunciazione, sia alla sua passione subita nel momento dell’uccisione di suo Figlio sulla Croce.
Resta ancora da verificare se questo duplice ruolo di Maria equivalga per lei all’esercizio di una mediazione e se esso consista nel partecipare all’atto stesso della Redenzione e come.
Questo è l’oggetto delle tesi seguenti: dall’8 al 12.

17. La tesi 8, che corrisponde al secondo articolo, è che «La Beata Vergine Maria è detta ed è in senso proprio Mediatrice». Ella lo con suo Figlio, Egli stesso Mediatore, e lo è di conseguenza fra Dio e gli uomini.
Questa verità è dottrina cattolica (§ 147) in forza della costanza del Magistero ordinario dei Papi, i cui testi sono citati al § 146.
Bisogna distinguere tra il mediatore come intermediario tra due termini (21) (mediazione ontologica di chi è mediatore nel suo essere o nel primo atto) e (22) il mediatore come attuatore dell’unione tra questi due termini (mediazione morale di chi è mediatore nel suo operare o in secondo atto) (23). In questo caso, Maria è mediatrice perché: in primo luogo ella lo è per essere intermediaria fra Dio e gli uomini, detenendo sia qualcosa di Dio per la sua maternità divina, sia dell’uomo per la sua natura umana; in secondo luogo ella realizza l’unione fra Dio e gli uomini, non solo per il suo consenso all’Incarnazione e per la sua maternità divina, ma anche per la sua compassione ai piedi della Croce.
Ed è da verificare questo secondo punto, di cui si occupano le tesi seguenti: dal 9 al 12.

18. L’articolo terzo, con la tesi 9, fornisce la precisazione mancante fin qui ed indica in cosa precisamente Maria ha esercitato la sua Mediazione durante la sua vita terrena: «La Beata Vergine Maria è stata associata a Cristo Redentore per compiere l’opera della Redenzione».
Oggi è questa la dottrina comune dei teologi (§ 155) ed è stata la dottrina insegnata da tutti i Papi da Pio IX fino a Pio XII (§§ 156-158). Il suo valore è quello di una verità di dottrina cattolica, cioè di una verità insegnata costantemente  dal Magistero  ordinario dei Papi (§ 158).
Sempre in questo stesso articolo terzo, la tesi 10 precisa anche che «La Beata Vergine Maria ha avuto una parte principale nell’opera della nostra Redenzione per il duplice fatto del suo consenso verginale e della sua materna compassione». E’ questa una tesi certa in forza del consenso dei teologi (§§ 163 e 168).
La tesi 11 chiarisce ulteriormente che «La cooperazione della Beata Vergine Maria nella Redenzione non si spiega col solo fatto che ella abbia accettato la Redenzione in nome di tutta l’umanità». La Santa Vergine fece più che accettare, anche in nome di tutta l’umanità, il beneficio della Redenzione acquisito da suo divino Figlio. Ella vi prese una parte attiva per merito e soddisfazione propri.
E’ questa la tesi più probabile e la più conforme agli insegnamenti dei Sommi Pontefici (§§ 174-175). Ed è anche la tesi che smaschera con tutta la chiarezza necessaria la falsità delle elucubrazioni avanzate da Papa Leone XIV nella sua Nota dottrinale dello scorso 4 novembre. Quest’ultima vorrebbe ridurre il ruolo di Maria al consenso che ella ha dato alla Incarnazione e alla Redenzione, consenso che avrebbe solo il valore di un esempio attestante la fede e l’ubbidienza di Maria.
Padre Almada può basarsi su tutta la Tradizione dei Padri e dei teologi, come anche sugli insegnamenti dei Papi, per provare che il ruolo di Maria va ben oltre, poiché è il ruolo di una vera «Mediatrice» attraverso l’esercizio di una vera «Corredenzione».

19. Infine, la tesi 12, che corrisponde al quarto articolo, precisa qual è il senso di questa mediazione di Maria, mostrando che ella continua ad esercitare il suo ruolo in Cielo: «La Beata Vergine Maria è Mediatrice di tutte le grazie».
E’ questo l’insegnamento costante di tutti i Papi, almeno da Leone XIII (§ 194). Il valore di questa verità è che essa è di fede divina e cattolica in forza del criterio di unanimità del Magistero ordinario universale (§ 195).

20. Senza sminuire il merito del corso di Padre Almada, facciamo notare che esso è del 1956 e che le riedizioni che ne sono state fatte arrivano solo fino al 1961. Lo studioso gesuita non ha conosciuto tutta la portata dei «vota» dei vescovi espressi alla vigilia del concilio Vaticano II (24).
Ora, questi «vota» rappresentano tutto il peso di una unanimità che definisce il criterio infallibile del Magistero ordinario universale. Di conseguenza, noi siamo perfettamente autorizzati a dare alle tesi 9, 10 e 11 riguardanti la Corredenzione (e non solo la tesi 12 riguardante la Mediazione universale) il valore dottrinale di una verità di fede divina e cattolica. 


3.4 - Marie-Joseph Nicolas

21. Il Padre Marie-Joseph Nicolas, domenicano, ha insegnato teologia dogmatica alla Facoltà di teologia di Tolosa dal 1 936 al 1976, di cui fu decano dal 1970 al 1976. Egli si specializzò nello studio di Mariologia e pubblicò nella Revue thomiste delle «Cronache di teologia mariana» (25) nonché diversi articoli: «Il concetto integrale di Maternità divina» (26), «Maria Corredentrice» (27); «La dottrina della corredenzione nel quadro della dottrina tomista della redenzione» (28); «Maria, la prima redenta» (29); «Corredenzione» (30). La sintesi della sua riflessione è presentata in un libro e in un manuale.
Il libro è stato pubblicato nel 1966 dalle Edizioni Desclée col titolo Theotokos, il Mistero di Maria.
Il capitolo IV è intitolato: «Maria e la salvezza degli uomini» (pp. 143-190) e il Padre Nicolas vi tratta la Corredenzione («Associata alla Redenzione», pp. 150-168), nonché la Mediazione («Socia di Cristo resuscitato» (pp. 169-183), prima di sintetizzare il concetto di «Maria Mediatrice» (pp. 189-190).
Il manuale fa parte di una collezione intitolata «Il Mistero cristiano – Teologia dogmatica» pubblicata dalle Edizioni Desclée; apparso nel 1966, il contributo di Padre Nicolas ha per titolo Maria Madre del Salvatore.
Nella seconda parte («Sintesi teologica» pp. 75-120), il capitolo III è intitolato «Ruolo di Mara nell’opera della salvezza» (pp. 100-110); e questo ruolo è la materia delle tesi da X a XIII, con la tesi XI che studia il mistero della Corredenzione (pp. 102-103), mentre la tesi XIII studia il mistero della Mediazione (pp. 105-110).

22. Nel manuale, la tesi XI dice «La Beata Vergine Maria è sta associata dal Redentore nello stesso atto della redenzione del genere umano, non solo per la compassione e l’adesione del cuore, ma anche per una sorta di merito che si chiama de congruo o di convenienza».
La spiegazione di Padre Nicolas è preziosa. Tutti i teologi – fa notare – ammettono questa associazione di Maria all’atto redentore di Cristo. Ma gli uni intendono che questo ruolo si limita a rappresentare tutta l’umanità ai piedi della Croce, come fu anche il suo ruolo di rappresentare tutta l’umanità nel momento del consenso dato all’Incarnazione. E’ la tesi che vorrebbe imporre la «Nota dottrinale» di Papa Leone XIV.
Altri teologi invece vedono in questa associazione «un valore meritorio in sé che piacque a Cristo di unire all’infinito valore del Sua passione per la salvezza del genere umano» (31). Salvo, naturalmente, che, da una parte, la carità che dà tanto valore meritorio alla compassione di Maria è meritata e donata a lei dalla carità di Cristo e che, d’altra parte, il merito di Maria, anche secondario e dipendente da quello di Cristo, è un merito de congruo e non de condigno.
Padre Nicolas si preoccupa di sottolineare questa doppia differenza, poiché certi teologi (come Padre Lhamera e altri teologi spagnoli) avrebbero voluto che, per essere dipendente da quello di Cristo, il merito di Maria fosse un merito de condigno.
La tesi XIII dice qui: «Nessuna grazia è data da Cristo senza il concorso della Beata Vergine Maria». Come quello di Cristo, l’attuale ruolo in Cielo di Maria è radicato nel suo ruolo terreno. Vi è dunque una stretta continuità tra la Corredenzione e la Mediazione universale, essendo questa l’effetto e la risultante di quella.
Il duplice ruolo mediatore di Maria trova la sua espressione nelle formule analogiche: ella è la Regina a fianco del Re, ella è la Madre delle nostre anime e soprattutto è la Nuova Eva a fianco del Nuovo Adamo, che è l’espressione principale della Tradizione.

23. Nel libro Theotokos, Padre Nicolas sviluppa quello che riassume nel manuale e mostra anche lo stretto legame che lega la mediazione corredentrice di Maria alla sua Immacolata Concezione. E proprio perché Maria è innanzi tutto redenta in un modo diverso dal nostro, un modo che la preserva da un peccato che ella non contrae, che Cristo può associarla all’opera di una redenzione che ci libera: «Lo stesso indivisibile atto salvifico raggiunge prima colei che è separata dalla massa dei peccatori, poi, suscitando in lei e associandole un simile atto d’amore e di offerta, raggiunge quei peccatori di cui non ha mai fatto parte» (32).
Questa idea è sviluppata nell’articolo pubblicato nel 1947 nella Revue thomiste: «La sofferenza di Cristo redime prima la Vergine nel senso che ella ottiene la sua creazione al di fuori della condivisione col peccato umano, di cui il suo concepimento nella carne è stato la causa naturale; poi si unisce alla sofferenza e al merito della Vergine per redimere con lei tutto il genere umano peccatore. L’atto redentore resta allora indivisibile se la redenzione di Maria che ne è il primo effetto è ordinata alla redenzione di tutti gli uomini, se la redenzione del genere umano comincia con quella di Maria che le è anteriore solo per contribuire alla sua realizzazione, se la grazia dell’Immacolata Concezione la separa dal corpo degli altri redenti solo per renderla capace di agire su di esso» (33).
L’originalità della riflessione di Padre Nicolas è duplice. Da un lato essa manifesta lo stretto legame che collega la Corredenzione di Maria alla sua Immacolata Concezione (34): Maria può redimere l’intero genere umano a fianco di Cristo nella misura in cui ella è già redente, quantunque ad un titolo più sublime. Dall’altro, Padre Nicolas pone la questione di sapere come Maria sia mediatrice dall’alto del Cielo: poiché non merita più e Cristo distribuisce le grazie per mezzo dei suoi sacramenti che sono cause strumentali, subordinate alla Causa principale che è Egli stesso. Maria è uno strumento e a che titolo (35)?


3.5    - Charles Journet

24. Ordinato sacerdote nel 1917, Charles Journet passò tutta la sua vita a insegnare teologia dogmatica nel Grande Seminario di Friburgo in Svizzera.
Il culmine del suo lavoro è il grande trattato L’Eglise du Verbe Incarné, pubblicato in tre tomi, di cui il secondo è del 1951 nella sua prima edizione.
Nel capitolo III della prima parte di questo II tomo, intitolato «La Chiesa: la sua struttura interna e la sua unità cattolica», Journet tratta del ruolo di Maria nella Chiesa. Il capitolo ha il titolo generale «La Vergine è al centro della Chiesa» (pp. 382-453) e la seconda sezione è dedicata a «La Vergine prototipo della Chiesa» (pp. 393-435).
E’ nel secondo paragrafo (pp. 398.422) che tratta de «la mediazione corredentrice, considerata in maniera analogica in relazione ai cristiani, alla Chiesa e a Maria. La sua mediazione corredentrice (pp. 409-423) è unica in quanto «primaria e universale» rispetto a quella dei cristiani e della Chiesa.

25. Il grande merito di Journet è di aver chiarito, sul piano teologico, la risposta che si impone nei confronti dell’obiezione dei protestanti, opposti ad ogni altra mediazione che non sia quella di Cristo (36). «Le difficoltà – egli scrive – che i protestanti incontrano per esempio ad ammettere qualsiasi mediazione diversa da quella di Cristo, derivano in parte dalla loro incomprensione della natura della mediazione di intercessione. Essi pensano: addizione e giustapposizione, mentre bisogna pensare: subordinazione, partecipazione e compenetrazione.
La mediazione di intercessione è una mediazione di ordine morale, ma è illuminata dalla distinzione che facevano gli antichi tra la mediazione nell’ordine metafisico e quella nell’ordine fisico.
La luna è sostenuta dalla terra, che è sostenuta dal sole. Tra la luna e il sole, la terra è una realtà, un supporto, un elemento interposto. Essa sostiene veramente la luna, ma senza alleggerire il sole, che con la sua forza di attrazione sostiene pienamente sia la terra sia la luna. Questo è ciò che si esprime dicendo che tra il sole e la luna vi è mediazione di sostegno, ma immediatezza di virtù. […]
La mediazione redentrice è quella che porta sempre tutto, totalmente, per immediatezza di virtù: essa sostiene alcune cose attraverso sostegni interposti e altre senza sostegni interposti. La mediazione corredentrice è quella che si interpone come sostegno senza rompere l’immediatezza della virtù redentrice; essa porta certamente pesi molto pesanti, ma in quanto è data per essere, essa stessa, totalmente portata dall’unica mediazione della redenzione» (37).

26. Questo grande principio si applica diversamente: sia a ciascuno dei cristiani presi individualmente, sia alla Chiesa presa collettivamente, sia alla Vergine Maria presa individualmente, ma non solo ad ogni singolo cristiano e alla Chiesa. Poiché la mediazione di Maria è unica. «A differenza della mediazione corredentrice collettiva della Chiesa, la mediazione corredentrice personale della Vergine è assolutamente universale: 1° essa si estende a tutti gli uomini di tutti i tempi; 2° essa ottiene per loro (mediazione di supporto) tutte le grazie che derivano dalla redenzione di Cristo (immediatezza di virtù); 3° essa è dunque anteriore e comprensiva rispetto alla mediazione corredentrice della Chiesa» (38).
Questo è giusto, ma a condizione di introdurre qui una precisazione supplementare e molto importante, che sfortunatamente Journet non ha esplicitato.
L’immediatezza di virtù con la quale Cristo porta coloro che a loro volta portano, non raggiunge allo stesso modo Maria e il resto degli altri cristiani. Poiché Maria non è redenta allo stesso modo delle altre creature: ella è redenta e pertanto toccata in maniera immediata dalla virtù redentrice di Cristo, ma lo è «in un modo più sublime» dice Pio IX nella bolla Ineffabilis Deus, perché la virtù redentrice di Cristo si esercita su di lei in modo assolutamente unico, cioè per preservarla e non per liberarla dal peccato. E questo spiega perché, rispetto a tutte le altre creature e rispetto alla Chiesa, Maria partecipa della stessa virtù redentrice di Cristo, nella sua immediatezza. L’immediatezza di virtù con cui Cristo porta interamente tutto, anche per interposti rappresentanti, è partecipata da Maria; e l’immediatezza di virtù con cui Cristo porta Maria, che porta con sé, è diversa da quella con cui Cristo porta con Maria tutti gli altri cristiani e la stessa Chiesa.
Journet lo aveva intuito senza esprimerlo in maniera esplicita e l’osservazione che fa in seguito lo dice in modo equivalente: «La mediazione della Vergine è dunque il punto verso cui tende la mediazione della Chiesa senza mai raggiungerlo, come la curva tende al suo asintoto» (39).

27. Di Charles Journet abbiamo un opuscolo più tardivo, pubblicato nel 1954 dalle Edizioni Alsatia nella collezione «Saggezza e culture», diretta da Jacques Maritain, che si intitola Esquisse du développement du dogme marial [Appunti sullo sviluppo del dogma mariano].
In esso, il teologo svizzero tratta soprattutto della questione  dell’Immacolata Concezione e di quella dell’Assunzione, ma il principio che egli enuncia comporta, tra le altre conseguenze, il posto unico della Vergine nell’opera della Redenzione: «L’Incarnazione introduce nel mondo la legge della redenzione e della espiazione del peccato mediante l’amore; questa legge ha la sua fonte in Cristo ed è partecipata per contraccolpo prima dalla Vergine e poi dalla Chiesa: questi sono i gradi della corredenzione» (40).


3.5 - René Laurentin

28. Don Laurentin, ordinato sacerdote nel 1946, si è imposto, durante la metà del ventesimo secolo, come uno dei migliori specialisti di mariologia: oltre alle sue due tesi di dottorato su Maria e il sacerdozio (41), gli dobbiamo un Breve trattato sulla Vergine Maria (Court traité sur la Vierge Marie) che venne pubblicato in sei edizioni successive.
Nominato nel 1955 professore alla facoltà di teologia dell’Università cattolica dell’Ovest di Angers, nel 1960 fu consultore alla Commissione teologica preparatoria del concilio Vaticano II, poi esperto al concilio Vaticano II.
Egli è lo specialista riconosciuto delle apparizioni di Lourdes.
Nel 1951, le Edizioni Lethielleux pubblicarono un suo opuscolo intitolato Le Titre de Corédemptrice: étude historique.

29. Quest’ultimo studio fu presentato, il 24 ottobre 1950, al Congresso Mariologico -  Marianus Internationalis, sessione francese.
Don Laurentin inizia a precisare che «la storia del titolo di Corredentrice non è mai stata studiata seriamente» (42). Per colmare questa lacuna, lo studio di Laurentin esamina l’origine di questo titolo, la sua espansione e il suo stato attuale, alla vigilia del concilio Vaticano II.
L’uso più antico di questo titolo risale al sedicesimo secolo (43). Dopo di che, il titolo è stato usato una cinquantina di volte fino al 1750.
Ma, paradossalmente «può sembrare sorprendente che Redemptrix, titolo temerario e oggi non più usato, abbia nella Tradizione impieghi più antichi di quello di Coredemptrix. E tuttavia è così.
«L’uso più antico risale al decimo secolo (44). Si tratta – osserva Laurentin – di un termine derivato e il significato che ha assunto per un certo tempo nell’uso che ne fa la Tradizione ci permette ci comprendere in che senso dobbiamo prendere il termine successivo Corredentrice – e di rispondere alle obiezioni che ne considererebbero l’uso «inopportuno», come dichiara la«Nota dottrinale» di Papa Leone XIV.
«Questo termine» - spiega Don Laurentin - «riprende in forma di sostantivo quello che autori più antichi esprimevano in forma verbale: “il mondo è stato redento da Maria” o “in Maria”; “Maria redime gli uomini”. Da Maria redemit a Maria redemptrix la differenza è irrilevante. Ed allora, questa espressione «Maria redime», nata verso il settimo secolo, fa testo? Nient’affatto.
Essa è l’abbreviazione di espressioni più antiche che ci danno la chiave di questa affermazione equivoca. Dicendo Maria ha redendo [Marie a racheté], gli autori non intendevano inficiare l’unità e la trascendenza della Redenzione operata da Cristo.
Per loro, Redentore ha un significato del tutto diverso da Redentrice.
Racheter, riscattare, significa pagare un prezzo per la liberazione di qualcuno.
Solo Cristo, al Calvario, ha versato il sangue e dato la sua vita come prezzo per la Redenzione del mondo.
Il ruolo che gli autori antichi attribuivano a Maria in quest’ordine è ben diverso; esso è indicato in espressioni antichissime che hanno tutte lo stesso significato: Maria, il giorno dell’Incarnazione, ha contribuito a dare al mondo il Redentore. Ella ha dato a Cristo il sangue prezzo della Redenzione universale.
Le formule sono diverse: Maria ha accolto e sopportato il prezzo della nostra redenzione; lei lo ha portato; lei lo ha pagato; lei è al punto di partenza della Redenzione; dobbiamo renderle grazie per questa Redenzione.
Da qui si passa ad abbreviazioni le più sconcertanti: Maria è Redenzione; lei riscatta, lei è redentrice» (45).
Queste espressioni si riferiscono dunque ad una redenzione nella Santa Vergine intesa non nel senso formale del termine, ma nel senso materiale: colei che è la Madre del Redentore è chiamata redentrice. Ella non redime formalmente, ma genera e dà al mondo Colui che redime.

«Non c’è alcun problema», conclude Don Laurentin, «fintanto che Redentrice conserva questo significato molto limitato» (46).
Ma a partire dal dodicesimo secolo, con San Bernardo e Sant’Anselmo, l’espressione prende un altro significato: quello di una «cooperazione di Maria nel momento stesso in cui Cristo compie la Redenzione del mondo.
Si può dire che in questa stessa ora “Maria ha redendo il mondo”- non più in quanto ella porta sulla terra Colui che redime, ma in quanto lei aiuta a redimere» (47)?

30. L’idea di una cooperazione di Maria all’atto stesso della Redenzione era già emersa nella Tradizione, ma è proprio per darle l’espressione esatta, preservando l’unicità e la trascendenza dell’atto redentore di Cristo, che il vocabolario dei teologi, a partire dal quattordicesimo secolo, e poi dal sedicesimo secolo, ha preferito il termine Corredentrice.
«Ci basterà considerare qui un aspetto della sua soluzione […] che illumina singolarmente il meccanismo del passaggio da Redentrice a Corredentrice.
Esso consiste nel forgiare neologismi che stabiliscono una sfumatura di differenziazione fra le azioni trascendenti di Cristo e la partecipazione ad esse di Maria. […] Il termine Redentrice non presenta alcuna difficoltà fintanto che lo si prende nel senso di Madre del Redentore o distributrice dei frutti della Redenzione. Ma quando, nel dodicesimo secolo, cominciò a prendere forma il passaggio da causa causae (Maria causa del Redentore) a causa causati (Maria causa della Redenzione) o, se si vuole, da cooperazione mediata e distante a cooperazione immediata e prossima, il termine Redentrice non poteva esprimere queste realtà senza grave ambiguità» (48).
Don Laurentin dimostra che il termine Corredentrice sostituì definitivamente il termine Redentrice nel diciottesimo secolo. Fino ad allora, al centro delle preoccupazioni vi era l’Immacolata Concezione. A partire dalla definizione di Pio IX, il termine diventa oggetto di dibattiti, fino al momento in cui appare nei testi del Magistero.

31. Il primo documento in cui è usato questo termine è della Congregazione dei Riti. Il 13 maggio del 1908, regnante San Pio X,  la festa dei Sette Dolori è elevata a rito doppio di seconda classe per la Chiesa universale, allo scopo di ravvivare la pietà dei fedeli per la misericordiosa corredentrice (corredemptricem) del genere umano» (49).
Il 26 giugno del 1913 è la volta del decreto del Sant’uffizio, di cui abbiamo parlato trattando di Padre Garrigou-Lagrange (50).
Il 22 gennaio del 1914, un altro decreto del Sant’Uffizio concede cento giorni di indulgenza a coloro che reciteranno una preghiera in cui è menzionata la «prerogativa di corredentrice del genere umano» (51).
A differenza dei due testi precedenti, quest’ultimo riguarda direttamente il testo di una preghiera che usa il termine corredentrice.
Ma tali decisioni non sono irreformabili.
Papa Pio XI ha usato in maniera più marcata il termine corredentrice in un discorso pronunciato davanti ai pellegrini della diocesi di Vicenza il 30 novembre 1933: «Il Redentore, per forza di cose, non poteva non associare Sua Madre alla Sua opera. E’ per questo che la invochiamo col titolo di corredentrice» (52). Questo termine si ritrova in un discorso rivolto il 23 marzo 1934 ad un gruppo dei membri delle congregazioni mariane di Spagna. Il messaggio più solenne in cui Pio XI impiega questo titolo è la sua allocuzione radiofonica diffusa al triduum di chiusura dell’Anno Santo della Redenzione di Lourdes, il 28 aprile 1935.

32. Vi è una semplice questione di parole e, su questo punto rinviamo a ciò che abbiamo scritto in un precedente numero del Courrier de Rome (53).
Se l’uso del termine può apparire molto raro nei Papi, nonché esitante nei teologi, diversamente avviene per le realtà che esso designa.
Perché allora non adottare il termine se l‘uso ne ha chiarito il significato?
Padre Henri-Dominique Merkelbach, inizialmente esitante, finì col cambiare idea nella sua Mariologia del 1939. Mariologi di fama come Padre Marie Joseph Nicolas e Padre René Laurentin confermarono il giudizio di padre Merkelbach, dissipando ogni residuo dubbio teologico circa l’uso del termine "corredentrice". Padre Nicolas, da parte sua, si dichiarò propenso ad adottare "il termine bello, semplice e insostituibile 'Corredentrice'" (54).
Mariologi di fama come padre Marie Joseph Nicolas e padre René Laurentin confermarono il giudizio di padre Merkelbach, dissipando ogni residuo dubbio teologico circa l'uso del termine «corredentrice».

33. Per concludere con Don Laurentin, menzioniamo la riflessione sviluppata nel suo Breve trattato di teologia mariana.
La seconda parte, dedicata alla teologia speculativa (pp. 102-160) comporta «tre tappe», ed è la seconda tappa che tratta di «Maria al sacrificio redentore» (pp. 141-145). «E’ qui», scrive l’eminente mariologo, «che l’opera del Redentore è al suo culmine ed è al suo culmine l’associazione della Vergine con il Figlio. La trascendenza di Cristo non è alterata. Tutte i titoli di Maria a questa cooperazione vengono da Lui in ogni modo: la sua qualità di prima dei redenti, di Immacolata piena di grazia, di Madre.
Gli atti con i quali lei entra così profondamente nell’opera della salvezza sono, in tutta la loro estensione, l’opera della grazia di Cristo.
Maria, dunque, non si situa né al livello di Cristo, né al nostro, ma ad un piano intermedio: solo Cristo è Redentore di tutto, e inizialmente di Maria la prima redenta, solo Lui è Dio, solo Lui è morto, solo lui ha compiuto il Sacrificio con la Resurrezione e il ritorno al Padre, l’entrata nel Santuario del Cielo, secondo la teologia della Epistola agli Ebrei.
Maria partecipa alla Redenzione ad un titolo limitato: con la sua compassione e il valore che Dio le attribuisce: ciò che Pio X chiama merito de congruo, cioè lei merita, a titolo di una amicizia singolare con Dio, quello che Cristo ha meritato in stretta giustizia su un piano di uguaglianza personale con Dio.
Gli altri cristiani non hanno partecipato a questo compimento fondamentale, ma cooperano, per un merito limitato, alla diffusione della Redenzione.
Quando noi meritiamo la nostra salvezza, noi dobbiamo tutto il nostro merito alla grazia di Cristo. Quando la Vergine merita in Cristo la salvezza di tutti, ella deve tutto il suo merito a questa stessa grazia.
Questi meriti dei redenti, lungi dal sottrarre qualcosa alla universale potenza della Redenzione, attestano al massimo grado la potenza trasformante di questa Redenzione che eleva gli uomini al livello di “aiutanti di Dio” (I Cor. III, 9).
Ciò che Maria disse nel Magnificat è più vero che mai al Calvario: “è l’Onnipotente” che fa in lei “grandi cose” (Lc. I, 49)» (55).

34. Nella postfazione alla sesta ed ultima edizione di questo Breve Trattato, Don Laurentin aggiunse queste righe decisive e illuminanti tutto il contesto presente: «La partecipazione attiva di Maria alla Redenzione di Cristo la cui  ricchezza misconosciuta è manifestata in questo Trattato è stata anch’essa misconosciuta e svalutata. Già il futuro cardinale Journet, preoccupato di fare accettare questa dottrina nel suo dialogo con i protestanti, diceva, con diplomazia ecumenica, per ammorbidire il titolo allora popolare ma ambiguo di corredentrice: “Noi siamo tutti corredentori”.  E lo diceva seguendo l’Apostolo Paolo: “Noi siamo tutti cooperatori di Dio” (I Cor. VIII, 3). Ma questo livellamento sullo stesso termine non deve far dimenticare che Maria, in tutti i modi sopra sviluppati, ha cooperato all’unica Redenzione, ad un livello supremo e con una intimità unica. […] E la sua origine così come la sua vita immacolata hanno permesso la pura integrazione della sua compassione alla Passione redentrice di Cristo» (56).


4 – Lo schema della Commissione teologica preparatoria, presieduta dal cardinale Ottaviani (1962).

35. Resta da ricordare lo schema elaborato in vista del Concilio con l’auspicio del cardinale Ottaviani: il «De Maria Virgine, Mater Dei et Mater hominum» (57).
Su 28 pagine, esso contiene 7 pagine di testo e … 21 pagine di note che forniscono, con i loro riferimenti esatti, abbondanti citazioni esplicite degli insegnamenti dei Padri della Chiesa, dei teologi e degli atti del Magistero dei Papi.
Le Edizioni del Courrier de Rome prevedono di pubblicare prossimamente la traduzione integrale francese di questo documento: esso è in effetti del tutto credibile contrariamente all’inconsistente «Nota dottrinale» di Papa Leone XIV, che si limita a citare in extenso in appoggio  alle sue negazioni il solo numero 56 della Costituzione Lumen gentium. Citazione derisoria che tuttavia pretende di dare al testo della «Nota» il mezzo per ridurre, nel suo § 14, il ruolo di Maria ad un semplice «prototipo, modello ed esempio».

36. Il § 3 del detto schema considera i titoli che esprimono «l’unione a Cristo della Beata Vergine Maria nell’opera della salvezza». Questi titoli esprimono l’opera che Maria ha compiuto a fianco di Cristo come Nuova Eva a fianco del Nuovo Adamo e che la Chiesa designa la Vergine Maria in questo senso con ragione come «Mediatrice».
Lo schema offriva così al Sommo Pontefice il mezzo per esaudire i «vota» dei vescovi che avevano richiesto la definizione del dogma della Mediazione universale della Santissima Vergine.


NOTE

1 – Si vedano gli articoli pubblicati nel numero di novembre 2025 del Courrier de Rome.
2 – Cfr. il trattato del cardinale Jean-Baptiste Franzelin: La Tradition, alla tesi 17, Courrier de Rome, 2008, pp. 257-270, specialmente ai numeri 351 e 357-358. Si veda anche nel manuale di Padre Joachim Salaverri (1892-1979), sj, De Ecclesia Christi, la tesi 21, ai nn° 846-871, nella collezione «Sacrae Theologiae Summa», tomo I: Theologia fundamentalis, Madrid, 1962. Questa collezione, pubblicata dalla «BAC», la famosa «Biblioteca de Autores Cristianos», cioè dalle Edizioni dell’Università di Salamanca, riunisce i corsi dei Padri gesuiti spagnoli, professori di teologia in Spagna e la cui autorità era riconosciuta alla vigilia del concilio Vaticano II.
3 – L’Antonianum fu fondata come istituzione religiosa nel 1887 da Bernardino del Vago da Portogruaro, ministro generale dei Francescani dal 1896 al 1889. Papa Leone XIII gli assegnò il titolo pontificio il 20 novembre 1890 col nome di Collegium Sancti Antonii Patavini in Urbe. Cambiò il nome in Athenaeum Antonianum de Urbe il 17 maggio 1933 per decreto di Papa Pio XI. L’11 gennaio 2005, Papa Giovanni Paolo II elevò il collegio al rango di Università Pontificia. Gli studenti del collegio sono principalmente dei membri degli Ordini dei Francescani, dei Cappuccini e dei Frati Minori e delle suore di diversi Ordini religiosi. L’Università è anche aperta ai laici.
4 - Acta concilii oecumenici vaticani secundi, series I antepraeparatoria vol. IV, pars I, 2, n° 6, p. 69-70.
5 – Il Marianum è una Università pontificia dedicata allo studio della mariologia. Essa è gestita dall’Ordre des Servites de Maria e pubblica una rivista intitolata Marianum. La sua fondazione, con il nome che gli è attribuito, risale a Papa Bonifacio IX, che nel 1398 concesse ai Servitori di Maria il diritto di conferire dei diplomi teologici. Questo collegio stabilito a Roma è stato chiuso nel 1870 dal governo italiano vittorioso. Esso ha riaperto col nome di Sant’Alessio Falconieri nel 1895. La rivista Marianum è stata fondata da Padre Gabriele Roschini nel 1939, che l’ha diretta per tredici anni e che ha creato, nel 1950, L’Università intitolata Facoltà Teologica Marianum. Nel 1971, con decreto promulgato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, vi è stato aggiunto il titolo di «pontificale», e gode di tutti i diritti e i doveri legati a questo titolo.
6 - Acta, ibidem, vol. IV, pars I, 2, n° 12, p. 454.
7 - Acta, ibidem, vol. IV, pars I, 2, n° 12, pp. 458 e 459.
8 – L’Università di Niagara (Niagara University) è stata fondata nel 1856 col nome «Seminario Madonna degli Angeli» dalla Congregazione di San Vincenzo de’ Paoli, i Lazzaristi. Essa si trova a Lewiston nella contea di Niagara dello Stato di New York.
9 - Acta, ibidem, vol. IV, pars II, n° 13, p. 472.
10 - Louis Billot, De Verbo Incarnato, pars secunda, caput primum, quaestiones XXVII-XXX, 6° edizione, Rome, 1922, p. 379-421.
11 - Ibidem, p. 390-397.
12 - Ibidem, p. 390-394.
13 - Ibidem, p. 394-396.
14 - Ibidem, p. 396-397.
15 - Ibidem, p. 396.
16 - Réginald Garrigou-Lagrange, De Christo Salvatore, 1948, « Mariologiae Compendium », p. 503-522.
17 - Ibidem, p. 513-522.
18 - Ibidem, p. 513-514.
19 - AAS, t. V (1913), p. 364.
20 - Garrigou, p. 514-515.
21 - Somme théologique, 3a pars, question XXVI, articolo 2, corpus. Nel Commento sulle Sentenze (libro III, dist 19, art. 5, qla 3, ad 2) San Tommaso precisa che l’intermediario, non solo deve tenersi a distanza dagli estremi, ma deve avere anche qualcosa in comune con ciascuno degli estremi.
22 – Non basta essere intermediario per essere mediatore. L’intermediario indica uno stato: per esempio il grigio è intermediario tra il nero e il bianco. Il mediatore indica, non solo uno stato, ma in questo stato una operazione, poiché crea il collegamento degli estremi tra cui è intermediario.
23 – Il mediatore esercita la mediazione quando trasmette ad ogni estremo ciò che appartiene all’altro. 
24 – Si vedano gli articoli pubblicati nel numero di novembre del Courrier de Rome.
25 – Per esempio, per il 1951, pp. 200-2029; per il 1954, pp. 647-651.
26 - Revue thomiste del 1937, pp. 58-93 e 230-272.
27 - Revue thomiste del 1946, pp. 182-188.
28 - Revue thomiste del 1947, pp. 22-44.
29 - Revue thomiste del 1954, pp. 470-482.
30 - Revue thomiste del 1954, pp. 641-643.
31 - Nicolas, p. 103.
32 - Nicolas, p. 164.
33 - Nicolas, p. 24.
34 – Si veda sull’argomento l’articolo già citato della Revue thomiste del 1947 e anche il nostro articolo « Brèves considérations sur le Coeur immaculé et douloureux de Marie » nel numero di aprile 2022 del Courrier de Rome.
35 – La risposta affermativa è stata difesa da Padre Edouard Hugon, che fu seguito dal cardinale Lépicier, da Padre Bernard e da Padre Lavaud. Cfr. Edouard Hugon, OP, La Causalité instrumentale dans l’ordre surnaturel, 3° edizione, 1924, Téqui, capitolo VI, p. 194 e ss.
36 – Si resta esitanti, perfino dubbiosi, davanti all’apprezzamento espresso nel 1952 sull’opera di Journet dal Nunzio a Berna: Mons. Filippo Bernardini, in seguito alla domanda del Prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università: il cardinale Giuseppe Pizzardo: «Più che un teologo profondo, è un volgarizzatore facile e brillante» (citato Philippe Cheneaux, Charles Journet. Un théologien engagé dans les combats de son temps, Desclée de Brouwer, p. 248).
37 - Journet, pp. 405-406.
38 - Journet, p. 409.
39 - Journet, ibidem.
40 - Journet, p. 148.
41 - René Laurentin, Marie, l’Eglise et le sacerdoce, Lethielleux, 1952. Tomo I: Saggio sullo sviluppo di un’idea religiosa (teologia positiva); tomo II: Studio teologico.
42 - Laurentin, p. 5.
43 – Lo si incontra per la prima volta in Alain de Varènes, vicario generale del Beato François d’Estaing à Rodez, che nel 1521 menziona questo titolo come ricevuto altrove, è infatti un inno latino che appare in due manoscritti del XV secolo, che dice alla Vergine: «Compassionevole col Redentore, siete diventata corredentrice» (Laurentin, pp. 10-11). Questo termine è stato usato in seguito per tre volte da Alphonse Salmeron (1515-1585), che fu uno dei primi discepoli di Sant’Ignazio e insieme a Jacques Lainez partecipò come teologo al Concilio di Trento. Don Laurentin dimostra che questo termine non fu mai usato da San Bernardino da Siena, contrariamente ad una credenza erronea accreditata da Mathias Scheeben (pp. 6-8).
44 - Laurentin, p. 12.
45 - Laurentin, pp. 12-13.
46 - Laurentin, p. 14.
47 - Laurentin, ibidem.
48 - Laurentin, p. 14 e p. 16.
49 - ASS, t. XLI (1908), p. 409.
50 - Si veda il numero 13 del presente articolo, p. 108
51 - AAS, t. VI (1914), p. 108.
52 - L’Osservatore romano dell’1 dicembre 1933, p. 1, col. 1.
53 - «Le Pape et la Sainte Vierge » nel numero di dicembre 2019 del Courrier de Rome.
54 - « Marie corédemptrice » in Revue thomiste del 1946, p. 188.
55 - Laurentin, p. 144.
56 - Laurentin, p. 227. La riserva di Don Laurentin riguardo a Charles Journet è affine alla nostra, menzionata prima al n° 26.
57 - Acta, series II (praeparatoria), vol. II, pars IV, pp. 746-784.


 




Don Jean-Michel Gleize è professore di apologetica, di ecclesiologia e di dogma al Seminario San Pio X di Ecône. E’ il principale redattore del Courrier de Rome. Ha partecipato alle discussioni dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio X tra il 2009 e il 2011.




 
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