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| La Messa tradizionale nell’agenda del prossimo Concistoro? ![]() I cardinali si recano al Concistoro Nico Spuntoni, in un articolo pubblicato ne Il Giornale del 16 dicembre 2025, rivela che il Papa, che ha convocato un Concistoro straordinario per il 7 e 8 gennaio 2025, ha inviato prima di Natale una lettera ai cardinali, in cui elenca i tre punti all’ordine del giorno per questo Concistoro: la loro partecipazione al
governo della Chiesa,
la sinodalità e la questione liturgica. Inutile dire che, su quest’ultimo punto, lo stato della Messa tradizionale dopo Traditionis Custodes non sarà l’unico tema da trattare, ma è evidente che sarà un elemento importante, se non l’unico, che provocherà un dibattito tra i cardinali. Questa è l’opinione di Spuntoni, che è particolarmente bene informato. E’ facile immaginare i cardinali Müller e Burke, e probabilmente anche il cardinale Brandmüller e altri – Zuppi?, Aveline? - che invocano la calma. In effetti, il clamore mediatico che è seguito all’evento, non significativo in sé, ma importante simbolicamente, come ha notato la stampa internazionale, costituito dalla autorizzazione della celebrazione di una Messa tradizionale in San Pietro per il pellegrinaggio del Summorum Pontoficum, ha agitato, e perfino inquietato, Roma e il Santo Padre. E la Curia sa, da informazioni provenienti dagli Stati Uniti, dall’Europa e da altri posti, che Traditionis Custodes, non solo non è riuscita a seppellire il problema, ma lo ha inasprito, o almeno lo ha reso insolubile: così, la questione liturgica deve necessariamente essere presa in considerazione. Questo è chiaramente evidente in Francia. La Croix ha posto la questione con un articolo dell’11 dicembre scritto da Matthieu Lasserre e Eva Guyot: «I cattolici che pregano sia in latino sia in francese», articolo basato su un sondaggio di Ifop per Bayard-La Croix, che indicava che il 33% dei parrocchiani abituali (il sondaggio specifica: che assistono alla Messa tutte le domeniche) non hanno nulla contro la Messa in latino; e il 9% dice che la Messa tridentina è la loro preferita, e il 25% apprezza la Messa tridentina e la Messa moderna allo stesso modo; mentre il 67% non ha nulla contro il rito tridentino. Ebbene, ora è La Croix che fornisce queste cifre che Paix Liturgique ha pubblicato da tempo. E poi c’è l’inchiesta in diretta sui fedeli «tridentini»: i giornalisti de La Croix hanno assistito ad una Messa domenicale a Lione, nella chiesa di Saint-Georges. All’uscita hanno visto: numerose famiglie con bambini piccoli; solo una manciata di persone anziane, alcuni stranieri di passaggio e soprattutto molti giovani adulti. Questi giovani «ai quali piace la Messa tradizionale», come ripetono preoccupati i vescovi di Francia. I vescovi sono particolarmente preoccupati per il fenomeno di mescolanza, che La Croix analizza ampiamente: molti fedeli assistono ad entrambi i riti. Chiaramente, il contagio si sta estendendo dall’ambito tradizionale a quello relativo a Paolo VI, anche se forse lo stile delle parrocchie ordinarie sta diffondendosi nelle parrocchie tradizionali: «Molte parrocchie si sono “tradizionalizzate”» - segnala una giovane coppia di sposi di Lione che «si muove su entrambi i fronti», mentre al tempo stesso in alcune parrocchie tradizionali qualcosa sta cambiando. Per comprendere meglio il fenomeno, Matthieu Lasserre ed Eva Guyot si sono concentrati sui cattolici praticanti che resistono al «contagio» (come quelli, per esempio, che hanno lasciato la loro parrocchia per andare in un’altra dove, per esempio, il Padre Nostro si canta in latino). Queste persone hanno spiegato che un elemento importante di questa «tradizionalizzazione» è il nuovo profilo dei giovani sacerdoti che si allinea necessariamente con quello dei giovani cattolici praticanti, poiché provengono dalla stessa comunità: predicazione rigorosa, pratiche rituali, uso di inginocchiarsi e comunione in bocca. Uno di questi parrocchiani che lamentano il fatto che alcuni li fanno sentire «responsabili del crollo della fede», concorda che esiste un problema fondamentale, un problema con la fede stessa. Questo è esattamente quello che affermò chiaramente Papa Francesco per spiegare la sua abolizione del Summorum Pontificum. Torniamo sempre all’adagio lex orandi, lex credenti: optare per la liturgia del passato significa necessariamente optare per la fede espressa nel passato. Sotto la critica alla Messa di Paolo VI si cela la critica al Concilio. Inoltre, se, com’è possibile, si producesse un allentamento di fatto della repressione contro la liturgia tradizionale, esso sarebbe accompagnato inevitabilmente dal monito di rito, risuonato fin dal 1984: «Potete seguire la Messa tradizionale, ma a condizione che riconosciate il Concilio». Resta da vedere cosa significhi «riconoscere» e cosa sia esattamente questo Concilio che, a differenza del concilii del passato, non ha scomunicato nessuno e che per altro verso esige una riverenza molto particolare: come se non fosse più la Comunione, ma lo stesso Concilio a dover essere ricevuto in ginocchio. C’è da temere (se si può dire temere … ) che questo Concilio diventi obsoleto insieme alla sinodalità con la quale si è tentato di ringiovanirlo. E’ evidente che quanto più si cercherà di sopprimere il libero dibattito teologico, tanto più esso prospererà. In ogni caso, a sessant’anni dalla chiusura del Vaticano II, la questione liturgica è quanto mai ineludibile. |