Colori, grigi

e

dove parcheggiare Tucho




di El Wanderer


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Papa Leone XIV sul balcone di Castel Gandolfo


Qualche settimana fa ci siamo chiesti se Papa Leone potesse essere qualificato un “uomo grigio”.
Da un lato vediamo che il suo è un pontificato variopinto, e con questo mi riferisco alla costante restaurazione a cui stiamo assistendo di piccole tradizioni che si erano perdute nel pontificato di Bergoglio, e anche prima.
Diamo uno sguardo rapido e incompleto.

1. Leone celebra la Messa, lo fa devotamente ed è chiaro che crede in ciò che celebra.
2. Non solo la celebra, ma la canta anche, e in latino.
3. Utilizza paramenti belli, molto lontani dal costoso pauperismo franceschista.
4. Indossa la dalmatica sotto la casula, come dispone il rituale.
5. Sono tornati sull’Altare della Confessione, la croce e gli storici dandelabri, Per adesso posti in obliquo, ma presumo che presto saranno posti al centro dell’Altare.
6. La «Messa di mezzanotte» è tornata ad essere celebrata alle 22.00, come nei precedenti decenni e non alle 19.00, l’assurda ora bergogliana che toglieva ogni significato alla celebrazione.
7. E’ ripresa la tradizione di celebrare pubblicamente la Messa del giorno (di Natale), che era stata abbandonata nel 1993 (avrà celebrato anche la Messa dell’aurora, in forma privata?).
8. Sono tornati i quattro diaconi che assistono il Pontefice.
9. Il Papa usa una tonaca di tessuto nobile, - non trasparente come quella di Bergoglio – e con la maniche lunghe.
10. Ieri è tornato ad indossare la fascia con ricamato lo stemma papale.
11. Usa, quando è prescritto, l’abito corale: rocchetto, mozzetta rossa e stola rossa ricamata col suo stemma.
12. Questa settimana è ricomparso sia nella Sala Clementina sia nella Loggia di San Pietro il trono in velluto rosso e legno dorato con gli stemmi papali.
13. Utilizza settimanalmente la villa di Castel Gandolfo per riposarsi e fare sport.
14. Assiste ai concerti musicali che si eseguono in suo onore.
15. All’inizio per prossimo anno si trasferirà a vivere nel Palazzo Apostolico.
16. Ha fatto parcheggiare la Fiat 500 bianca di Francesco in qualche locale pontificio e usa una automobile degna del suo rango.
17. Ignorando le disposizioni del suo predecessore, conferisce graziosamente il titolo di «Cappellano di Sua Santità» ai sacerdoti che desidera distinguere in modo particolare.


Alcuni diranno stupidamente che è un «attentato all’intelligenza» affidarsi a questi cambiamenti. Altri diranno che si tratta solo di cambiamenti estetici, e hanno ragione.
Ma il fatto è  che le tradizioni (con la «t» minuscola) sono sempre estetici, ma questo non significa che non abbiano importanza. Di fatto esse rivelano verità e misteri, così come gli accidenti rivelano la sostanza. Se ad un elefante togliamo molti dei suoi accidenti (proboscide, zanne, orecchie) non lo si riconoscerà più come il pachiderma che è. Non è grave omettere alcuni dei dettagli «superficiali» che abbiamo elencato, il problema è che se si omettono tutti comincia ad oscurarsi la verità cattolica del pontificato romano.

Tuttavia, è vero che finora il recupero di queste belle tradizioni così tipiche della nostra Chiesa non è stato accompagnato da altri gesti che avrebbero avuto più peso specifico nella vita della Chiesa.
Se ci atteniamo ai discorsi, alle omelie e ad altre allocuzioni pontificie, ci sembra di ascoltare Giovanni Paolo II, con tutto quello di buono e prevedibile che comporta tale somiglianza, sebbene Papa Leone sia certamente molto lontano dalle piattitudini bergogliane.

E, cosa peggiore, anche il fatto cruciale delle nomine episcopali ha perso la sua vivacità assestandosi su toni di grigio.
Le due nomine episcopali più rilevanti di Leone XIV (New York e Westminster) accentuano questo toni grigi. E lo stesso sarà per la nomina del prossimo arcivescovo di Lima che probabilmente sarà effettuata prima di fine anno, visto che i tre nomi della terna hanno caratteristiche simili a quelle di Mons. Hicks e di Mons. Moth.
Forse questa deplorevole tendenza si attenuerà se, come si dice in Curia, il cardinale Pizzaballa, attuale Patriarca latino do Gerusalemme, nel luglio prossimo sarà nominato alla sede ambrosiana (Milano).

Ma quali sono le caratteristiche dei candidati prescelti?
Si tratta appunto di “uomini grigi”, e con questo intendo uomini di fede cattolica con profili di centro, più o meno orientati a destra o a sinistra, ma che non susciteranno ondate di protesta o di rabbia in nessuno dei due settori in cui Papa Francesco ha profondamente diviso la Chiesa e che, peraltro, garantiscono di non generare conflitti.

La questione, a mio avviso, è che dovremmo cercare di evitare di giudicare negativamente questa politica seguita dal Papa.
Io avrei preferito la nomina di Mons. Cordileone per New York e di Mons. Wilson per Westminster, ma fortunatamente non sono il Papa e non ho la sua visione d’insieme né la sua conoscenza della fragile situazione della Chiesa.
E’ possibile che per i tempi che viviamo siano proprio i toni di grigio quelli adeguati per mantenere l’unità, senza compromettere la fede, che è il munus del successore di Pietro. Perché se i toni fossero più netti, come il rosso o il blu, ci troveremmo inevitabilmente di fronte ad uno scisma.

Alcuni sostengono che non dovremmo temere lo scisma; che se la situazione portasse a questo, allora si tratterebbe di intraprendere questa avventura.
Io non ne sono tanto sicuro; è vero che nelle Chiese orientali gli scismi sono frequenti e raramente traumatici, ma nella Chiesa romana, con una struttura gerarchica così rigida e un quadro così legalistico, uno scisma è una cosa molto seria e dolorosa; ed è necessario fare tutto il possibile per evitarlo.

D’altra parte, occorre tenere conto che Leone XIV ha ereditato una Chiesa in uno stato catastrofico, che negli ultimi dieci anni è stata gestita a colpi di arbitrii e di capricci, con paesi completamente devastati come l’Argentina e la Spagna, e con personaggi molto difficile da rimuovere dai loro posti.

E qui passiamo al secondo argomento di questo articolo.

Ne abbiamo già parlato il 5 dicembre con un articolo di Charles Collins, dicendo che risolvere il problema del cardinale Tucho Fernandez non è un’impresa facile.
In Vaticano è già di dominio pubblico che il Papa non lo vuole e non lo sopporta neanche un po’. E questo, Tucho lo sa ed è per questo che ha messo sul piede di guerra tutta la sua “armata Brancaleone” perché lo difendesse.
E’ significativo, come ha segnalato Infovaticana, che dopo un paio di articoli pubblicati da Religion Digital in difesa del Prefetto, sia stato proprio questo sito, poco letto sui media digitali spagnoli, a far trapelare lo scoop sul nome del nuovo arcivescovo di New York.
Chi gli ha fornito l’informazione cinque giorni prima che fosse resa pubblica attraverso i canali ufficiali? Tucho è abituato a pagare in natura, basta chiedere all’ex sacerdote Ariel Principi.

Ancora più sorprendente: una settimana fa, il cardinale Prefetto ha organizzato insieme ad un gruppo di amici una giornata di … “qualcosa di accademico” per gli studenti religiosi latinoamericani, e nientemeno che nell’aula del Sinodo (non ha scrupoli ad usare i privilegi della porpora), ed è stato, ovviamente, l’oratore principale, agghindato con tutti gli ornamenti cardinalizi.
Di che ha parlato?
Della Santissima Vergine Maria, della sua grandezza e dell’importanza della di Lei devozione.
Sono stati pochissimi, tra i presenti, quelli che non hanno visto nella scelta di tale argomento un modo abbastanza ovvio per ingraziarsi coloro che si sono rattristati e infuriati in seguito alla pubblicazione della Nota Mater Populi Fidelis; e sono ancora meno quelli che non hanno visto in questo inaspettato incontro un modo per ampliare la sua base di sostegno nell’America Latina, visto che sa di non poter contare sul favore papale.
La sua strategia sembra essere quella di creare un forte gruppo che lo appoggi, amplificato artificialmente dai media a lui favorevoli, allo scopo di condizionare Leone o, in ultima istanza, per trovare, al momento della disgrazia, un posto più o meno dignitoso in cui rifugiarsi.

In altri tempi, il problema di un cardinale scomodo si risolveva facilmente.
Leone X, omonimo del Pontefice attuale, nel 1517 ordinò di strangolare il cardinale Petrucci; e Francesco nel 2014 ordinò di deporre il cardinale Burke e di inviarlo nelle stanze riservate dell’Ordine di Malta.
Leone XIV è oltremodo istituzionale per usare soluzioni così drastiche e non sa dove parcheggiare Tucho. E’ questo il motivo per cui non lo ha ancora rimosso dall’incarico di Prefetto.
La cosa curiosa è che Alciro, nome con cui lo conoscevano i suoi compagni di seminario, sapendo tutto questo e senza alcun appoggio politico o emotivo in Curia (ricordiamo che Padre Daniel Pellizzon è ritornato a Buenos Aires) continua ad occupare il suo posto nel palazzo del Sant’Uffizio.
Non sarebbe più dignitoso ritirarsi in qualche casa religiosa di periferia e continuare a scrivere libri di autoaiuto?

In breve, per Papa Leone le cose non sono facili.
Egli sapeva a cosa andava incontro ed ha accettato la sfida.

Preghiamo per lui, perché nel nuovo anno, quando comincerà davvero il suo pontificato, sia illuminato dallo Spirito Santo e protetto da Maria, la Vergine Madre di Dio.





dicembre  2025
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