Il grande fallimento del post-Concilio Vaticano II.

Eppure, continua…


di Lorenzo V.


Pubblicato su Messa in Latino






“Sentinelle” in Francia
pro Messa tradizionale



Presentazione di Messa in Latino


Vi proponiamo – in nostra traduzione – la lettera 1320 pubblicata da Paix Liturgique il 29 dicembre, in cui Christian Marquant, Presidente dell’associazione Oremus-Paix Liturgique (contact@veilleurs-paris.fr), riflette sulla crisi di quello che doveva essere il «rinnovamento» nella Chiesa cattolica portato dal Concilio Vaticano II e che, invece, ha prodotto il drastico calo del numero dei sacerdoti ed il fallimento della riforma liturgica.

«Ma se è chiaro che il progetto di San Paolo VI è fallito, nulla è stato fatto, tutto resta da fare per avviare una vera restaurazione, e prima di tutto una restaurazione del culto divino».

Lorenzo V.



Le sentinelle continuano per la 223ª settimana le loro preghiere in difesa della Santa Messa tradizionale davanti all’Arcivescovado di Parigi (in rue du Cloître-Notre-Dame, 10) dal lunedì al venerdì dalle ore 13:00 alle ore 13:30


Cari amici, la gioia del Natale non può nascondere il fatto che il nostro cattolicesimo è in rovina, con grave danno per un gran numero di anime.

Sapete che mi piace ripetere: «loro» (i cattolici liberali) hanno perso, «noi» (i cattolici integrali) non abbiamo vinto.
Il Concilio Vaticano II doveva ringiovanire, rinnovare, rivitalizzare la Chiesa.
Ma proprio nel momento in cui la «nuova primavera» è stata in qualche modo decretata, imposta, nel 1965, alla fine del Concilio Vaticano II, la nave ha cominciato a imbarcare acqua da tutte le parti.

Non tornerò sulle ormai ben note analisi di Guillaume Cuchet in Comment notre monde a cessé d’être chrétien [Come il nostro mondo ha smesso di essere cristiano: N.d.T.] (Seuil, 2018), che descrive come un vento, un uragano di libertà religiosa interna abbia soffiato sulla Chiesa proprio a partire dal 1965: calo della pratica, delle vocazioni, dei catechismi.
Da parte mia, mi soffermerò su due elementi che Paolo VI, il Papa di questo «rinnovamento», ha vissuto come bombe che gli esplodevano in faccia proprio nel momento in cui lo stava attuando: le dimissioni dei sacerdoti e la riforma liturgica fallita.

Alla fine del Concilio Vaticano II, in Francia c’erano 65.000 sacerdoti, oggi ce ne sono 12.000. Crollo del numero delle vocazioni, ma anche numerose dimissioni di sacerdoti che rinunciavano ai loro impegni per sposarsi.
Così, negli anni Settanta, 32.000 sacerdoti in tutto il mondo hanno lasciato il sacerdozio: un’emorragia mai vista dalla Riforma protestante e, in Francia, dalla Rivoluzione.

In seguito le dimissioni sono continuate ogni anno, in misura minore, ma va detto che i sacerdoti sono molto meno numerosi: in Francia, quindici dimissioni all’anno, contro un centinaio di ordinazioni. Al punto che, con le norme emanate nel 1970, Paolo VI, per evitare che i sacerdoti che avevano «lasciato» rimanessero nel peccato, rese più semplice e facile la concessione di rescritti di riduzione allo stato laicale con dispensa dal celibato.

Il popolo cristiano ha vissuto questo come un grande cedimento religioso: la religione si apriva al mondo, i sacerdoti si univano al mondo.
Invece dello straordinario aumento delle vocazioni al sacerdozio e della sua formazione teologica e spirituale che la Chiesa aveva conosciuto dopo il Concilio di Trento, il post-Concilio Vaticano II si aprì immediatamente in un clima di fallimento della guida del cattolicesimo.

Per quanto riguarda la riforma liturgica, che lo stesso Paolo VI riteneva sarebbe apparsa meravigliosamente attraente per gli uomini del tempo, nella sua prima fase, dal 1964 al 1969 (altari rovesciati, lingua volgare, comunione in piedi), essa provocò lo stupore dei fedeli («ci stanno cambiando la religione!») e critiche molto vivaci fin dalla pubblicazione di un nuovo Missale Romanum, nel 1969, per le sue sorprendenti lacune teologiche.

Il Breve esame critico del Novus Ordo Missae del card. Alfredo Ottaviani, Pro-Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e del card. Antonio Bacci fu seguito da una serie di pubblicazioni che suonavano il campanello d’allarme, accompagnate dall’organizzazione di un mondo «refrattario», di Parroci e religiosi, poi di sacerdoti di mons. Marcel François Lefebvre e successivamente di altre confraternite, che rifiutavano la nuova Messa e continuavano a celebrare quella tradizionale.

Per la sua riforma, che egli considerava radiosa, Paolo VI si aspettava le congratulazioni del mondo della cultura contemporanea. Che invece se ne disinteressò completamente o la considerò un completo fallimento.

Il romanziere Julien Gracq, osservatore esterno proveniente da un ambiente laico, constatava con rammarico che il protestantesimo «appare improvvisamente – accanto a questa agape spoglia e intimista – morbido, orchestrato, corposo. [Ciò a cui Joris-Karl Huysmans Obl. OSB si è convertito] è tutto ciò che la Chiesa ha appena abbandonato. Si può inoltre pensare che le conversioni di scrittori e artisti diventeranno molto rare» (Julien Gracq, Œuvres complètes, Pléiade, II, pagine 290-291).

Così, la riforma liturgica, che è il cuore o comunque la vetrina della riforma della Chiesa, è apparsa fin dall’inizio senza slancio e fuori luogo.
Oggi è anche fuori moda, come i palazzi popolari in cemento degli anni Settanta. E i suoi responsabili devono inoltre, più che mai dire grazie alle irritazioni di Papa Francesco e alla sua lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes sull’uso dei libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II, gestire il confronto con un’opposizione tradizionale irriducibile, che con una liturgia eterna, missionaria, attira le vocazioni e i giovani.

Insomma, la battaglia, persa nel momento stesso in cui è stata intrapresa, si è trasformata in un disastro: in Francia si è passati dal 25 per cento di praticanti all’epoca del Concilio Vaticano II all’1,5 per cento sessant’anni dopo.
Organizzate quindi un ritiro in buon ordine, dicono le truppe ai generali!

Il 42 per cento dei 766 sacerdoti intervistati dal sondaggio condotto dall’Institut français d’opinion publique per l’Observatoire Français du Catholicisme e pubblicato lo scorso 6 novembre ritiene che sia prioritario «fare pace liturgica e risolvere in modo pacifico e duraturo le controversie e le incomprensioni con il mondo tradizionale» (e il 38 per cento ritiene inoltre che sia importante).

Tuttavia, non si parla ancora di esame di coscienza, di rettifica della rotta.
Eppure, Papa Francesco ha detto bene quando nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale ha affermato che «l’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella Liturgia […]. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi».

Ma se è chiaro che il progetto di Paolo VI è fallito, nulla è stato fatto, tutto resta da fare per avviare una vera restaurazione, e prima di tutto una restaurazione del culto divino. Ne va di tutto.

Il venerabile Papa Pio XII non diceva forse nella lettera enciclica Mediator Dei sulla sacra liturgia che la santa liturgia è ordinata a rendere a Dio il culto che gli è dovuto e ad assicurare la salvezza degli uomini?

In questo tempo di Natale, preghiamo più che mai, cari veglianti parigini, per le necessità della Chiesa.
Preghiamo incessantemente la Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie, come facciamo in rue du Cloître-Notre-Dame, 10, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13:00 alle ore 13:30, tranne il 1º gennaio, nella Église Saint-Georges di La Villette (nel XIX arrondissement), il mercoledì e il venerdì alle ore 17:00, davanti alla Église Notre-Dame-du-Travail (nel XIV arrondissement), la domenica alle ore 18:15.

Echi di veglia: una signora si avvicina a noi e ci chiede in inglese: «Cosa significa la vostra richiesta?». Le chiedo se è cattolica. Non lo è, ma conosce la nostra religione. Le spiego quindi che siamo legati agli antichi riti della liturgia perché ci sembrano più in armonia con la nostra fede in Gesù Cristo Salvatore e Redentore. Lei capisce e continua a interrogarmi: «Ma perché alcuni cattolici si oppongono alla vostra richiesta?». Le rispondo: «Forse per un eccesso di autoritarismo, ma forse anche perché non tutti abbiamo esattamente la stessa fede». E lei mi risponde: «È proprio così; sono musulmana e vivo in Norvegia, ma capisco bene la vostra preoccupazione e se la vostra fede non è radicata nella storia e nella tradizione scomparirà, come vediamo in Norvegia sia tra i cattolici che tra i protestanti: continuate, vi sostengo pienamente».

In unione di preghiera e di amicizia.




dicembre  2025
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