Mons. Robert Mutsaerts, Olanda:

dove Cristo non è Re, regna il caos


di Fraternità San Pio X






Mons. Robert Mutsaerts


Mons. Robert Mutsaerts, vescovo ausiliare della diocesi di 's-Hertogenbosch, in Olanda, il 23 ottobre 2025, nel corso della Conferenza sull’Identità Cattolica (C. I. C.) che si svolge ogni anno a Pittsburg, negli Stati Uniti, ha svolto un lungo intervento in cui ha coraggiosamente dichiarato: «Dove Cristo non è Re, regna il caos».

Ecco alcuni passaggi significativi del suo intervento:

«Si parla molto di crisi del nostro tempo:  divisioni politiche, incertezza economiche, minaccia di guerra. Tuttavia, dietro questo tumulto si cela una crisi più profonda, spesso trascurata: una crisi spirituale. Come osservava il mio eroe Chesterton, noi tendiamo a preoccuparci dei pericoli sbagliati; temiamo le guerre e i crolli finanziarii, mentre la vera minaccia è la corruzione morale e spirituale che rode l’anima.

«Di fatto, il nostro mondo moderno ha trascurato la dimensione spirituale.
Non è tanto il caos che ci circonda, ma il vuoto interiore che destabilizza la società. Le persone si perdono perché non sanno perché sono qui: un problema profondamente spirituale.
Noi abbiamo bisogno di ideali più elevati e di una bussola morale, e non di semplici slogan politici. Quando l’umanità distoglie lo sguardo da Dio, si crea un vuoto, che si riempie di surrogati: ideologie, mode e ossessioni che mascherano il disagio senza mai guarirlo».


I falsi dei e i falsi demoni

E Mons. Mutsaerts ha precisato il suo pensiero citando questa frase di Chesterton: «L’idolatria non si commette solo erigendo falsi dei, ma anche erigendo falsi demoni: facendo temere agli uomini la guerra, l’alcool o le leggi economiche, quando invece dovrebbero temere la corruzione spirituale e la codardia».

Il prelato olandese ha commentato: «Questa osservazione scritta nel 1909 oggi risuona come una profezia. Noi individuiamo ogni sorta di nemico terreno – dal cambiamento climatico alle epidemie virali – e ci mobilitiamo contro di esse, ignorando i nemici invisibili dell’anima: l’assurdità della vita, la decadenza morale e la disperazione. E’ come se l’umanità fosse impegnata a spegnere un piccolo incendio nel giardino mentre le fondazioni della casa – il fondamento spirituale – si sgretolano lentamente».

Da qui questa conseguenza: «Poiché la radice della crisi è spirituale, la soluzione deve essere spirituale. Si tratta in fondo di una battaglia per l’anima. Si possono votare centinaia di leggi e inventare nuove meraviglie tecnologiche, ma se l’anima è malata, i sintomi non cesseranno di riapparire. Lo constatiamo chiaramente: la prosperità e la scienza hanno fatto molto, ma la malattia interiore e la confusione morale non sono diminuite. In realtà, man mano che le persone ripongono meno fiducia in Dio, ne ripongono di più in qualsiasi altra cosa. Chesterton ha colto bene questo paradosso: quando gli uomini smettono di credere in Dio, non credono più a nulla; credono in qualsiasi cosa.

«Lo si constata dappertutto. Là dove i banchi delle chiese sono vuoti, prolificano i guru dell’autoaiuto, i siti di oroscopi e le “spiritualità” di moda. L’umana sete di significato rimane, anche quando si rifiuta Cristo. Ma i surrogati non possono sostituire Cristo: che si tratti di una fede cieca nel mercato, di un culto della scienza eretta a salvatrice onnipotente o di esperienze esoteriche».

E il prelato ha tratto la conclusione inevitabile: «Dove Cristo è assente, le cose vanno male, Dove Cristo non è Re, regna il caos, E questo, cari amici è quello che chiamiamo modernità».


Non una Chiesa che segue il mondo, ma che lo converte

Certo, Mons. Mutsaerts è indulgente col concilio Vaticano II e severo con l’interpretazione che se ne è fatta: il preteso «spirito del Vaticano II».
Ma ci si può chiedere se questa indulgenza non sia retorica, perché egli in seguito riconosce: «Il problema è che non si è trattato di un concilio dogmatico. La sola ragion d’essere di un concilio è di chiarire le cose. Peraltro, dovremmo essere grati ad Ario e agli altri eretici; senza di essi non avremmo la professione di fede come è stata formulata dal Concilio di Nicea. I concilii esistevano per chiudere i dibattiti: se credete questo, siete dentro, se non siete fuori. Roma locuta, causa finita. Plus de sed contra».

E ancora una volta, il prelato olandese torna al suo autore prediletto: «Chesterton, convertito al cattolicesimo, era categorico: adattare la Chiesa ad ogni moda è inutile.
«Noi non vogliamo, come dicono i giornali, una Chiesa che segue il mondo. Noi vogliamo una Chiesa che faccia muovere il mondo».
In altre parole: Una Chiesa guadagna in credibilità non se si fa eco del mondo, ma se lo corregge. Abbiamo bisogno di una fede che ci avverta quando abbiamo torto e non di una fede che si accontenta di rassicurarci quando siamo già d’accordo».

E Mons. Mutsaerts ha chiuso il suo discorso con un vibrante: Viva Cristo Re!



 
dicembre 2025
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