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| Nonostante la persecuzione, il cattolicesimo tradizionale è il grande dono di Dio al mondo di oggi ![]() Il Profeta Daniele nella fossa dei leoni Il cattolicesimo tradizionale è il grande dono di Dio al mondo perché è semplicemente la religione che Egli ci ha dato duemila anni fa. Ciò che oggi lo rende ancora più prezioso, però, è che Dio lo protegge e lo sostiene anche mentre i presunti capi della Chiesa fatto di tutto per contrastarlo. E’ come se il miracolo di Daniele nella fossa dei leoni si stesse ripetendo da sessant’anni ovunque si mantenga la fede. Quando, trent’anni fa entrai nella Chiesa cattolica, lo feci con la piena consapevolezza che la religione che avevo scelta era in uno stato di crisi, con milioni di anime che avevano abbandonato la Chiesa e milioni di altre che si erano stabilite in un cattolicesimo-caffetteria. Sapevo anche che la mia decisione di seguire quello che la Chiesa aveva insegnato prima del Vaticano II (comunemente noto come cattolicesimo tradizionale) avrebbe significato il disprezzo dei miei confratelli cattolici e perfino la persecuzione da parte di Roma. Allora, come oggi, sapevo che questo era un prezzo irrisorio da pagare per l’incommensurabile benedizione di aver trovato l’unica religione che ha la legittima pretesa di essere l’unica vera religione. Molti cattolici serii credono comprensibilmente che l’ostile occupazione del papato da parte di Francesco abbia segnato un drammatico peggioramento della crisi della Chiesa, ma una più accurata valutazione porta a comprendere che le parole e le azioni di Bergoglio hanno rivelato molto del danno esistente, che era stato nascosto alla vista dei cattolici non tradizionali. Nonostante i molti apparentemente interessanti sviluppi degli ultimi trent’anni – soprattutto con Francesco e la sua Chiesa sinodale – la crisi è essenzialmente la stessa che ha causato così tanti danni a partire dal Vaticano II. L’innovazione liturgica, il falso ecumenismo e la confusione dottrinale avevano causato così tanti problemi nel 1972 che Paolo VI suggerì che il “fumo di Satana” fosse entrato nella Chiesa. “Attraverso alcune fessure il fumo di
Satana è entrato nel tempio di Dio: c’è dubbio,
incertezza, problematicità, ansia, confronto. Non ci si fida
più della Chiesa; ci si fida del primo profeta che viene a
parlarci da qualche giornale o da qualche movimento sociale, e poi gli
si corre dietro e gli si chiede se possedeva la formula della vita
vera. E non riusciamo a percepire, invece, che siamo già i
padroni della vita. Il dubbio è entrato nella nostra coscienza,
ed è entrato da finestre che avrebbero dovuto aprirsi alla
luce... Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si pensava
che dopo il Concilio sarebbe arrivata una giornata luminosa per la
storia della Chiesa. Invece è arrivata una giornata nuvolosa,
una giornata di tempesta, oscurità, ricerca e incertezza.
Predichiamo l’ecumenismo e ci allontaniamo sempre più dagli
altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di riempirli.” (29
giugno 1972).
I cattolici tradizionali considerano questa dichiarazione come una indicazione, tra innumerevoli altre, che le deviazioni da ciò che la Chiesa aveva sempre insegnato e praticato prima del Concilio siano responsabili della crisi. In effetti, Pio XII e i suoi predecessori avevano costantemente messo in guardia contro gli errori promossi dai teologi liberali del Vaticano II, e molti di questi errori si sono insinuati nei documenti del Concilio attraverso deliberate ambiguità. I cattolici tradizionali non hanno sviluppato le loro obiezioni alla rivoluzione del Vaticano II dal nulla … credono invece semplicemente che i Papi di prima del Vaticano II avessero ragione quando avevano messo in guardia senza ambiguità contro gli errori che poi hanno prosperato a Roma e in tutta la Chiesa per sessant’anni. Come per molte altre cose nella vita, più a lungo un processo di devastazione o di malattia persiste senza un’adeguata opposizione, più evidenti saranno i danni. Molti cattolici seri credono comprensibilmente che l’occupazione ostile del papato da parte di Francesco abbia segnato un drammatico peggioramento della crisi nella Chiesa, ma una valutazione più accurata porta a considerare che le parole e le azioni di Bergoglio abbiano rivelato gran parte del danno esistente che era stato nascosto alla vista dei cattolici non tradizionali. Il buon senso lo conferma: se tutto nella Chiesa era relativamente sano prima di Francesco, come possiamo spiegare il fatto che solo una manciata di cardinali e vescovi si sia opposta ai suoi sforzi anticattolici? Francesco fu possibile solo perché la crisi era già in uno stato avanzato prima che Bergoglio diventasse vescovo. Visti in quest’ottica, gli anni di Francesco avrebbero dovuto aprire gli occhi a tutti i cattolici seri sulla realtà della correttezza della posizione cattolica tradizionale. Sebbene questo ripristino della visione abbia avuto luogo su scala limitata, un numero crescente di esperti – che avevano visto scarsi motivi di preoccupazione per la crisi della Chiesa prima di Bergoglio – si è fatto avanti per rassicurare i cattolici confusi che la crisi era iniziata con il ritiro di Benedetto XVI. Purtroppo, questa narrazione palesemente ridicola ha preso piede, forse perché ha risparmiato ai cattolici di dover riflettere su ciò che era realmente accaduto dopo il Concilio. Di conseguenza, la maggior parte dei cattolici rimane almeno parzialmente cieca sulla vera natura della crisi, e i cattolici tradizionali sono ancora diffamati da coloro che paradossalmente insistono sul fatto che il Vaticano II avesse ragione nell’insegnare che dobbiamo rispettare e proteggere le credenze religiose di tutti gli uomini. L’ingiusta persecuzione dei cattolici tradizionali non è né sorprendente né particolarmente angosciante (a parte il fatto che spesso implica peccati contro la carità e la Fede). Quando Satana e i suoi seguaci sferrano un attacco senza precedenti al Corpo Mistico di Cristo, saremmo sicuramente dalla parte sbagliata della battaglia se trovassimo favore presso coloro che compiono questa distruzione. Ovviamente, però, il cattolicesimo tradizionale offre molto di più di questo rassicurante segno che siamo dalla parte giusta della battaglia. Possiamo comprendere meglio perché il cattolicesimo tradizionale sia il dono di Dio al mondo di oggi considerando che solo esso mantiene la continuità con la Fede dei Santi, produce costantemente buoni frutti, offre una logica e coerente spiegazione della crisi, è in linea con gli avvertimenti di Fatima ed è la via per combattere gli errori odierni. Il cattolicesimo tradizionale è il solo che mantiene la continuità con la Fede dei Santi. Ci viene ripetuto di continuo che dobbiamo “interpretare il Vaticano II alla luce della tradizione”, ma questa indicazione viene solitamente presentata come un rimprovero, senza alcuno sforzo per indicare il modo per portare a compimento questo lavoro visibilmente impossibile. Senza la guida della gerarchia su come conciliare il Vaticano II con la tradizione ci troviamo con lo stesso processo di interpretazione privata che caratterizza le sette protestanti. Invece, il cattolicesimo tradizionale non è altro che la religione praticata da tutti i Santi prima del Vaticano II. In definitiva, ciò che distingue il cattolicesimo tradizionale dalle sue alternative è la determinazione di conformarsi allo standard formulato da San Vincenzo di Lerino nel suo Commonitorium: “Inoltre, nella stessa Chiesa cattolica
deve essere fatto tutto il possibile perché si mantenga quella
fede che è stata creduta ovunque, sempre, da tutti. Questo
è in effetti veramente e nel senso più stretto il
significato di “cattolico”, come dice lo stesso termine e la sua ragion
d’essere: intendere tutto universalmente. Questa regola sarà
osservata se seguiremo l’universalità, l’antichità e la
condivisione. Seguiremo l’universalità se confesseremo l’univa
vera fede creduta in tutto il mondo; l’antichità se non ci
allontaneremo da quelle interpretazioni che come è manifesto
furono notoriamente sostenute dai nostri antenati e padri; la
condivisione, allo stesso modo, se nella stessa antichità
aderiamo alle definizioni e alle determinazioni consenzienti di tutti o
almeno di quasi tutti i sacerdoti e i dottori”.
E’ del tutto insostenibile che i nostri santi antenati riconoscessero la chiesa Sinodale come Chiesa cattolica. Se cerchiamo una religione che San Pio X, Santa Teresa, San Tommaso Moro e San Tommaso d’Aquino riconobbero come propria, allora l’unica opzione è il cattolicesimo tradizionale. Cercare di spiegare la crisi come un fallimento nella corretta attuazione del Vaticano II è ancora più assurdo, perché sono state proprio le principali iniziative del Concilio – come l’ecumenismo, la libertà religiosa e la “riforma” liturgica – ad alimentare la crisi. Il cattolicesimo tradizionale è il solo che produce costantemente buoni frutti. Sarebbe azzardato presumere che non ci siano buoni frutti fuori dal cattolicesimo tradizionale. Molti buoni uomini e donne fanno del loro meglio per santificarsi assistendo alla Messa novus ordo, dimostrando eroica perseveranza di fronte a così tanti scandali. Tuttavia, da come si vede, tali buoni frutti sono una eccezione piuttosto che la regola. Anche i cattolici tradizionali devono perseverare nella pratica della loro religione, e questo è richiesto principalmente perché Roma dedica così tanti sforzi per perseguitare coloro che aderiscono alla Fede come essa esisteva prima del Concilio. Nonostante questa persecuzione troviamo molte indicazioni di una vita cattolica fruttuosa nelle comunità cattoliche tradizionali: molte vocazioni sacerdotali e religiose, famiglie cattoliche numerose, regolare assistenza alla Messa, accettazione pressoché universale degli insegnamenti della Chiesa e concreti sacrifici per sostenere la crescita del cattolicesimo tradizionale (mentre la Chiesa tradizionale si sta ridimensionando). Nostro Signore ci ha detto di giudicare dai frutti (Mt. 7, 16-20) e noi possiamo vedere chiaramente che l’albero del cattolicesimo tradizionale è santo e gradito a Dio. Il cattolicesimo tradizionale è il solo ad offrire una logica e coerente spiegazione della crisi. Gli oppositori del cattolicesimo tradizionale riconoscono la crisi nella Chiesa, ma tendono ad attribuirla ai generali cambiamenti sociali o alla mancata attuazione del Vaticano II. Se la causa fosse da attribuire ai generali cambiamenti sociali, allora essa paralizzerebbe ugualmente il cattolicesimo tradizionale; ma, come abbiamo detto prima, i frutti sani e abbondanti del cattolicesimo tradizionale dimostrano che non è così. Cercare di spiegare la crisi con la mancata attuazione del Vaticano II è ancora più assurdo, perché sono proprio le principali iniziative del Concilio – come l’ecumenismo, la libertà religiosa e la “riforma” liturgica – ad averla alimentata. Inoltre, se si fosse trattato meramente di una cattiva interpretazione del Concilio, allora Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV avrebbero potuto dedicare tutta l’attenzione necessaria per correggere la situazione. Questo non è mai accaduto. Quindi, queste comuni spiegazioni della crisi sono completamente insensate. Per altro verso, ogni giorno che passa ci dimostra che la spiegazione della crisi data da Mons. Marcel Lefebvre nella sua famosa dichiarazione del 1974 è del tutto corretta: «Noi aderiamo con tutto il cuore e con
tutta l'anima alla Roma cattolica custode della fede cattolica e delle
tradizioni necessarie al mantenimento della stessa fede, alla Roma
eterna, maestra di saggezza e di verità.
Noi rifiutiamo, invece, e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono scaturite. Tutte queste riforme, in effetti, hanno contribuito e contribuiscono ancora alla demolizione della Chiesa, alla rovina del Sacerdozio, all'annientamento del Sacrificio e dei Sacramenti, alla scomparsa della vita religiosa, a un insegnamento naturalista e teilhardiano nelle università, nei seminari, nella catechesi, insegnamento uscito dal liberalismo e dal protestantesimo più volte condannati dal magistero solenne della Chiesa». Se solo la gerarchia avesse compreso e accettato questa semplice spiegazione, la crisi avrebbe potuto essere risolta cinquant’anni fa. E invece Roma ha dedicato notevoli risorse a contrastare il messaggio di Mons. Lefebvre (e lo fa ancora oggi), senza fare sostanzialmente nulla per combattere la stessa crisi. Pertanto, ogni giorno che passa conferma ulteriormente che la spiegazione cattolica tradizionale della crisi è corretta. Dio non abbandona la Sua Chiesa in questa crisi. Prima del Vaticano II, i Papi hanno costantemente messo in guardia contro tutti gli errori che hanno afflitto la Chiesa cattolica negli ultimi sessant’anni. Dio ha ispirato questi Papi a dare la loro santa guida per una ragione. Il cattolicesimo tradizionale è il solo ad essere in linea con gli avvertimenti di Fatima. La sconcertante combinazione di cecità e di malevolenza della stessa gerarchia richiede una spiegazione perché implica l’indefettibilità della Chiesa in modo ancora più diretto rispetto agli altri aspetti della crisi. Come abbiamo detto in un articolo precedente, molti cattolici tradizionali credono che Dio abbia dato una spiegazione consolante a questo problema attraverso i messaggi di Fatima. Pochi anni prima della sua elezione al papato, il futuro Pio XII aveva messo in guardia contro il “suicidio dell’alterazione della Fede”: «Sono preoccupato per i messaggi che la
Beata Vergine ha trasmesso a suor Lucia di Fatima. Questa insistenza di
Maria sui pericoli che minacciano la Chiesa è un monito divino
contro il suicidio di alterare la Fede nella sua liturgia, nella sua
teologia, nella sua anima… Sento intorno a me innovatori che desiderano
smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della
Chiesa, rifiutare i suoi ornamenti e farle provare rimorso per il suo
passato storico. Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato
negherà il suo Dio, quando la Chiesa dubiterà come
dubitò Pietro. Sarà tentata di credere che l’uomo sia
diventato Dio. Nelle nostre chiese i cristiani cercheranno invano la
lampada rossa dove Dio li attende. Come Maria Maddalena che piangeva
davanti alla tomba, essi chiederanno: ‘dove l’hanno portato?’».
Questo è quello che vediamo oggi, ed è quello che molti cattolici hanno visto negli anni successivi al Concilio. Suor Lucia era fermamente convinta che la Madonna di Fatima avesse voluto che il Terzo Segreto di Fatima fosse reso pubblico nel 1960 perché in quel tempo sarebbe stato più chiaro. Se ciò fosse avvenuto, presumibilmente i cattolici avrebbero capito che si riferiva al cambiamenti che stavano per essere prodotti al Concilio. Il fatto che il Terzo Segreto non venne reso pubblico nel 1960 corrobora le credibili tesi secondo le quali si riferiva all’apostasia dei vertici della Chiesa: perché coloro che promuovevano questa apostasia avrebbero avuto interesse a rivelare un messaggio in tal senso? Anche i cattolici tradizionali possono trovare consolazione nel fatto che i messaggi di Fatima dicono che Dio risolverà la crisi attraverso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Non abbiamo bisogno di risolverla con qualche ingenuo intervento da parte nostra; piuttosto, il nostro compito è di essere il più fedeli possibile a quanto la Chiesa ha sempre insegnato e di provare a santificarci. Il cattolicesimo tradizionale è il solo che offre la via per combattere gli errori odierni. Dio non abbandona la Sua Chiesa in questa crisi. Prima del Vaticano II, i Papi hanno costantemente messo in guardia contro tutti gli errori che hanno afflitto la Chiesa negli ultimi sessant’anni. Dio ha ispirato questi Papi perché fornissero la loro santa guida per una ragione; e sebbene questo non sia stato sufficiente a prevenire la crisi provocata dal Concilio, noi possiamo trovare oggi uno scopo ancora più essenziale per la guida papale: essa ci mostra perché la crisi si è verificata e cosa dobbiamo fare per combattere gli errori che affliggono la Chiesa. Il cattolicesimo tradizionale mette in pratica la guida che Dio ci ha dato attraverso i Papi di prima del Vaticano II: trasmettendo le verità immutabili della Chiesa, opponendosi agli errori proliferati sulla scia del Concilio e incoraggiandoci a santificarci. Questo, da solo, non “risolverà” la crisi, perché solo il diretto intervento di Dio può farlo. Ma praticare il cattolicesimo tradizionale è senza dubbio il solo modo efficace per fare il più possibile per combattere gli errori odierni. Il cattolicesimo tradizionale è il grande dono di Dio al mondo perché è semplicemente la religione che Egli ci ha dato duemila anni fa. Ciò che oggi lo rende ancora più prezioso è che Dio lo protegge e lo sostiene mentre i presunti capi della Chiesa fanno così tanto per contrastarlo. E’ come se il miracolo di Daniele nella fossa dei leoni si ripetesse ininterrottamente da sessant’anni ovunque si conservi la vera Fede – quelli che lo possono vedere sanno che la loro fede cattolica tradizionale è la perla preziosa che vale qualsiasi prezzo ci costi. Madonna del Perpetuo Soccorso, prega per noi! |