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| Buoni propositi per il 2026 di Marcello Veneziani ![]() Il passaggio di anno è solo uno scherzo illusorio del calendario, nulla più, un confine fittizio, convenzionale; ma è l’occasione per tirare le somme, darsi delle mete, misurarsi col tempo che passa. E magari promettere qualcosa a qualcuno o a imprecisati dei. Lo faccio ogni anno, stavolta provo a farlo in pubblico, a mezzo stampa perché non è un fatto personale. Non è un esercizio egocentrico semmai il contrario: tentare di versare il proprio io nel tempo e nel mondo. Darsi dei compiti, superando la propria sfera privata e individuale. Allora proviamoci. l primo impegno personale e universale, lo dico con un’espressione spagnola, è essere hombre vertical. Cos’è un uomo verticale? Semplicemente un uomo che sta eretto, direte voi, un tempo si sarebbe detto in piedi tra le rovine; oggi direi in piedi tra tanti sdraiati, inginocchiati e non per pregare, a tappetino e non perché islamici, o capovolti e non per assenza di gravità. Stare in piedi vuol dire mantenere un contegno, uno stile, una dignità. Ripristinare una gerarchia di priorità e di principi nella vita. E mantenere libera coerenza. Nessuna pretesa da superuomo, nessuna albagia da razza eletta, conosciamo i nostri limiti e le nostre debolezze, ma reputiamo non negoziabile la coerenza, il rispetto di sé e degli altri, dunque il senso dell’onore. L’uomo verticale ancora di più ama sopra ogni cosa la verità. Amare la verità vuol dire testimoniare il vero, senza pretendere di possedere la verità. Perché la verità, non mi stancherò mai di dirlo, è più grande di noi e della nostra mente, noi non la possediamo semmai ne siamo posseduti; e non la conosciamo mai per intero ma solo per uno o più lati. La poligonia del vero, diceva Vincenzo Gioberti, solo Dio conosce la verità per intero. Quel che conta, dunque, non è la pretesa di conoscere la verità, che sarebbe velleitaria e arrogante, ma la ricerca del vero e l’amor del vero; possiamo sbagliare ma se diciamo o facciamo una cosa siate certi che lo diciamo o lo facciamo perché la reputiamo vera e non possiamo tacerla. Di conseguenza, siamo pronti a scontare le reazioni e le ritorsioni, i morsi dei cani, gli insulti dei cortigiani, le recite dei burattini ma non basteranno a fermarci o a farci tacere. Ci mettiamo tutto noi stessi in quel che diciamo, tutto meno la pretesa di avere in tasca la verità; possiamo anche sbagliarci. Vorrei che fosse questo l’impegno per l’anno che viene; ma si capisce che non è una promessa legata a un anno, perché si lega, e ci lega, a una vita intera. Se ci capiterà di imbatterci nei potenti avremo poco da dare ma nulla da chiedere. Questa è la nostra libertà e la nostra vera ricchezza. Ma “uomo verticale” non vuol dire solo questo. Vuol dire non esaurire la propria vita e il proprio sguardo in chiave orizzontale e dunque nel rapporto con gli altri uomini e con la società; vuol dire guardare in alto, protendersi verso il Cielo, capire che il destino, la grazia, la provvidenza, il divino non ti aspettano dietro l’angolo o sotto una botola, ma discendono dall’alto e all’alto ti riportano. (Breve parentesi personale: a casa dei miei ho ritrovato in questi giorni di Natale un mio scritto liceale, un volumone acerbo, dattiloscritto e rilegato, con un titolo dalla tesi abbastanza esplicita: Proposta verticale nell’era orizzontale. Vale anche adesso). La dimensione verticale è la visione della trascendenza e l’anelito a innalzarsi verso il Cielo. In realtà l’hombre vertical più compiuto è colui che non solo vive in piedi ma coltiva il pensiero verticale. Non solo le gambe lo tengono in piedi, ma la testa. Al proposito di mantenere la posizione eretta e considerare l’uomo e il pensiero verticali, vorrei che si unisse un altro impegno per il futuro: a congiungere il cerchio della vita, fino a far si che la fine coincida con l’inizio, torni al principio, in tutti i sensi. Il compito di una vita è chiudere il cerchio, portare a compimento il cammino, tornare laddove iniziò la nostra avventura terrena. Non conta la lunghezza della vita, ma la sua compiutezza, ossia la capacità di chiudere il cerchio e la tensione a farlo. Guardatevi indietro e dite in tutta franchezza se è stato questo il codice d’onore della vostra vita o no, se avete ceduto o vi siete talvolta perduti. Pensiero verticale e vita circolare: vorrei che fosse questo il senso e la bussola della nostra vita, la tensione ideale e morale, e tutto il resto sia compreso in questo duplice proposito: il pensiero verticale ci è padre, la vita circolare ci è madre. Ma tutto questo ha un senso se non sono parole e basta, ma atti conseguenti, comportamenti, attitudini che riguardano concretamente la nostra vita, hanno precise ricadute nelle nostre scelte quotidiane e producono trasformazioni in noi e intorno a noi. Bisogna saperle tradurre nella vita di ogni giorno, imparare l’arte del cerchio e della retta. Che non è il furbo colpo al cerchio e colpo alla botte, ma qualcosa di più essenziale. Come avrete notato nei propositi per il nuovo anno non trova posto la politica; non val la pena infognarsi in quel sottobosco stantio. Tempo perso che trascina nella melma e nella ragnatela. E rispetto al tempo e al mondo che impegni assumersi? Far nascere, ciascuno nel proprio ambito e secondo le proprie possibilità. Ovvero piantare alberi, generare vite, opere, dare inizio, fondare, costruire, lavorare; e vivere la comunità nella prossimità, a partire da chi è vicino. Amare. È la vera risposta all’accidia e al malanimo, diffusi e concentrati. Perciò l’augurio è che quello stupido rito di fine anno non sia soltanto l’euforia prescritta di una festa del calendario e l’occasione giuliva per una distrazione generale dalla vita reale; ma il contrario, l’occasione per riprendere in mano la propria vita, e pensarla, orientarla nelle cose che sono in nostro potere e che, come pensava Machiavelli, sono la nostra meta e la nostra metà di pertinenza; l’altra metà è in balia della “fortuna” e di altri nomi più confacenti che indicano tutto quel che abbiamo in sorte e che non siamo in grado di determinare noi. Metà della nostra vita è in luce, metà è in ombra. A noi tocca scegliere e decidere nell’emisfero di nostra competenza. E non saprei dire se a noi tocca decidere nella parte illuminata o in quella oscura. Lasciamo al mistero la metà che non ci compete, ma è bello, è giusto, è necessario tentare di guidare la metà che è nelle nostre mani. Ma in piedi nel cerchio della vita. |