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| Esegesi fumigena di
Don Nicolas Cadiet, FSSPX
![]() Ego sum Veritas Mosaico nella Cappella Arcivescovile a Ravenna Esegeti che seminano il dubbio
In occasione della festa di Natale è ormai abituale dare la parola agli studiosi sulla storicità dei racconti evangelici. La Croix lo fa di nuovo (1) e interpella due specialisti: un esegeta protestante di Montpellier e un Padre gesuita che insegna a Parigi. Da notare che entrambi sembrano d’accordo sul fatto che collocare la nascita del Salvatore a Betlemme sarebbe una ricostruzione teologica e che il racconto dell’arrivo dei Magi venuti dall’Oriente non avrebbe alcun fondamento storico. Quanto a sapere se Gesù sapesse di essere Dio, l’unica cosa certa sarebbe che si tratta di una questione confusa! In questi casi se ne escono dicendo che non si tratta di questioni importanti. In tutte le scienze, compresa l’esegesi, il valore delle conclusioni dipende dal valore dei principii, indipendentemente dal rigore del metodo impiegato. Se si vuole studiare la Sacra Scrittura con gli a priori del razionalismo e delle teorie contemporanee sulla redazione dei testi sacri, allora si può riscrivere tutto senza esitazione; ma non si deve pretendere la fiducia del lettore con il pretesto dell’autorità scientifica. Il fedele animato dalla fede legge la Sacra Scrittura come la Chiesa (2), che considera i Vangeli dei racconti storici (3), perché la vita cristiana non può accontentarsi di miti pieni di buone intenzioni. Inoltre, non si può pensare che Cristo non fosse molto sicuro della sua identità (4). Abbiamo bisogno della verità, non per una sorta di volontà di potenza che cerca di «catturare» la verità, secondo la caricatura sostenuta con compiacimento per evitare il rigore intellettuale (5), ma perché è la legge della nostra intelligenza: «Un’idea, che sembra molto semplice e lo è veramente, ma che è ben lungi dall’avere il suo giusto posto nella coscienza comune, è che un uomo abbia dei doveri verso la sua intelligenza, e che questi doveri siano seri (6)». Inoltre, la vita del cristiano è una vita di amicizia con Gesù Cristo. L’amore per l’amicizia non si nutre né di menzogne né di finzioni: non si può dire di essere amico di una persona dall’identità incerta. Se la Chiesa avesse coltivato questo gusto del dubbio, non avrebbe mai potuto gioire della conversione di un Sant’Agostino o di un John Henry Newman. NOTE 1 - https://www.la-croix.com/religion/que-savons-nous- vraiment-de-jesus-deux-biblistes-repondent-20251219 2 - «Non crederei al Vangelo se l’autorità della Chiesa cattolica non mi costringesse a farlo» Sant’Agostino, Livre contre la lettre dite fondamentale des manichéens [Libro contro la cosiddetta lettera fondamentale dei manichei] c.5 §6. 3 – Lo stesso Concilio Vatican II non ha forse ritenuto opportuno affermare nella Costituzione Dei Verbum (18 novembre 1965) : «La Santa Madre Chiesa ha affermato e afferma con fermezza e assoluta costanza che i quattro Vangeli elencati, di cui essa attesta senza esitare la storicità, trasmettono fedelmente ciò che Gesù, Figlio di Dio, mentre viveva fra gli uomini, ha realmente operato e insegnato in vista della loro salvezza eterna, fino al giorno in cui è asceso al Cielo. » (n°19). E’ notevole che Joseph Ratzinger abbia considerato come «invenzioni personali» le teorie che negano la nascita a Betlemme (Joseph Ratzinger, L’infanzia di Gesù, 2012, c.3). 4 – Ad esempio, la Chiesa sostiene contro i modernisti che Gesù ebbe la visione beatifica fin dal suo concepimento: decreto Lamentabili, 3 luglio 1907, n°34; Sant’Uffizio, 5 giugno 1918; Pio XII, Enciclica Mystici corporis. 5 - La «dottrina usata come pietra da scagliare», secondo i nuovi peccati capitali spiegati Papa Francesco il 1° ottobre 2024. 6 - P. Michel Labourdette, OP, Corso sulle virtù. |