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| L’ennesima mostra blasfema e quel ghigno satanico La Künstlerhaus di Vienna, specializzata nel genere, attualmente ospita una mostra intitolata “Du sollst dir ein Bild machen” (“Devi farti un’idea”) che resterà aperta fino all’8 febbraio 2026 e si presenta come “arte contemporanea che coinvolge l’immaginario cristiano”. Non è certamente una novità. Questi specialisti dell’irriverenza sono prevedibili fino alla noia. Lo scandalo è che i rappresentanti della Chiesa austriaca non si limitano a tollerare l’affronto, il che sarebbe già grave, ma lo elogiano, tanto che il museo stesso sottolinea che la Chiesa ha approvato e sovvenzionato il progetto. Il vescovo Hermann Glettler di Innsbruck, citato dalla Künstlerhaus, scrive su Instagram che la mostra “vale assolutamente la pena di essere vista” ed è “la prova della lotta infinita” per rendere giustizia al mistero di Dio “iscritto in un mondo ferito”. Il rettore del Duomo di Vienna, Toni Faber, anch’egli citato dalla Künstlerhaus, elogia la mostra perché presenta “opere eccezionali” in diverse categorie. E il gesuita Gustav Schörghofer, a sua volta citato nella pagina ufficiale della mostra, spiega a noi incolti: le immagini di matrice cristiana possono aprire la nostra visione verso una realtà che è “terribile” e “violenta”, ma dove si possono scoprire “meraviglia, amore, tenerezza e devozione”; l’arte non ha lo scopo di dare istruzioni, ma di aprire la visione verso un “mistero” percepito come l’avvicinarsi di un “amore profondo”. Volete un’idea delle opere esposte? Mi rifiuto di pubblicare in “Duc in altum” anche una sola immagine, ma sappiate che la mostra propone, fra l’altro, la Vergine Maria come donna trans, una rana crocifissa e un sacerdote con volto di lupo. E che ne dice il settimanale “Der Sonntag” dell’arcidiocesi di Vienna? Sostiene che la mostra fa vedere come l’arte contemporanea reinterpreti i motivi cristiani “in modo rispettoso, critico e spesso sorprendente”. E la “Kirchenzeitung” della diocesi di Linz, tramite Elisabeth Leitner, elogia la “prospettiva attenta e riconoscente” del curatore, con un cenno specifico alle opere che prendono di mira la “pietà superficiale” così come la “pseudo santità”, e sottolineando che la mostra mette in discussione le figure maschili. Tutto scontato, tutto già visto e sentito. Prendere in giro la fede religiosa è quanto di più prevedibile possano produrre i professionisti della provocazione. Ma quando un vescovo dice pubblicamente che questa mostra è “assolutamente degna di essere vista”, quando il rettore di una cattedrale la elogia come eccezionale materiale “di discussione” e quando un gesuita saccente giustifica la blasfemia, voi capite che c’è da restare impietriti. Siamo oltre il suicidio, oltre l’autodissoluzione. Siamo al ghigno satanico sul volto di persone che si presentano come appartenenti alla Chiesa. Aggiungiamo
di nostra iniziativa
tre immagini che Valli non ha voluto pubblicare ![]() Madonna trans ![]() Rana crocifissa ![]() sacerdote con la testa di lupo |