Crans-Montana:

 sotto le macerie dell’orrore: la speranza


di Fraternità San Pio X






Lumini accesi per la strage di Crans-Montana in Svizzera


All’indomani della tragedia che ha colpito il Vallese e la Confederazione Svizzera a Crans-Montana nelle prime ore dell’anno 2026, dai giornali svizzeri e francesi sono state diffuse diverse testimonianze di giovani che ritengono di essere stati risparmiati dalle fiamme grazie ad un intervento divino: gettando un barlume di speranza sulle rovine dell’orrore.

In questo tempo di Natale, anche la realtà più tragica mostra che Cristo non si è incarnato per cancellare le nostre sofferenze, ma per aiutarci a sopportarle con Lui.
E’ forse alla luce di questa fede che bisognerebbe leggere la testimonianza di Laetitia Place, una giovane di 17 anni sopravvissuta, che i Francesi hanno potuto scoprire all’indomani dell’incendio che ha causato diecine di vittime.

L’adolescente descrive una scena in cui uno dei suoi amici, intrappolato dalle fiamme, ha vissuto quello che lei ha chiamato un miracolo, grazie alla croce che portava come collanina: «Il mio amico non riusciva ad uscire dal bar invaso dal fuoco. Egli si è seduto, ha preso in mano la croce che portava e le fiamme l’hanno schivato. […] Il fuoco lo ha circondato completamente, formando un cerchio intorno a lui, ma non lo ha toccato direttamente».

Grazie a questo, egli ha sopravvissuto il tempo necessario per rompere una finestra e scappare, permettendo così anche ad altri di uscire.
E la ragazza aggiunge con parole semplici: «Io voglio solo ringraziare il Signore per avermi salvata».


Il misterioso salvatore e la forza della preghiera

Una seconda testimonianza, riportata dalla RTS (Radio Televisione Svizzera) e da La Dépêche du Midi, proviene da un’altra sopravvissuta.
Questa racconta che, intrappolata tra il fumo e le fiamme, prese in mano la croce che portava addosso e pregò per la sua vita.
Bloccata davanti ad una porta dalla folla in preda al panico, si ritrovò «sepolta sotto delle persone in fiamme o morte».
Circondata delle fiamme, si mise a gridare che non voleva morire, mentre teneva in mano la croce che portava al collo e pregava intensamente.
All’improvviso, una mano sconosciuta – che era in effetti quella di un giovane che fu poi identificato – l’afferrò e la tirò fuori dalle fiamme e la salvò in extremis. La ragazza ne uscì illesa: « Stavo solo urlando che non volevo morire, e pensavo che sarei morta. Per tutto il tempo, ho continuato a toccare la mia croce e a pregare il Signore che non bruciassi, e poi un ragazzo mi ha presa e mi ha tirata fuori».

La preghiera e la croce l’hanno protetta in quel momento di totale disperazione.

Poiché le informazioni si susseguono una dopo l’atra, è poco probabile che queste due testimonianze, che gettano una luce molto particolare sul potere della croce e della preghiera contro le forze del male, vengano ricordate a lungo.

Ricordiamo infine che il Santo Padre ha reagito nelle ore successive alla tragedia e ha inviato un telegramma agli Svizzeri: «Avendo saputo del tragico incendio avvenuto a Crans-Montana nella notte del primo gennaio, che ha causato più di quaranta morti e numerosi feriti, Sua Santità Papa Leone XIV si associa al lutto delle famiglie e di tutta la Confederazione Svizzera.
Egli desidera manifestare alle famiglie delle vittime la sua compassione e la sua sollecitudine. Prega il Signore di accogliere i defunti nella Sua dimora di pace e di luce e di sostenere il coraggio di coloro che soffrono nel cuore e nel corpo. Che la Madre di Dio, nella sua tenerezza, porti il conforto della fede a tutte le persone colpite da questo dramma, e le mantenga nella speranza».





 
gennaio 2026
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