Una valutazione della proposta di

un Ordinariato per i fedeli di rito tradizionale


di El Wanderer


Pubblicato sul sito dell'Autore






Messa tradizionale celebrata in un Ordinariato inglese


Questa settimana ho pubblicato la spiegazione di Don Raffray della proposta inviata ai cardinali da Padre de Blignieres, FSVF, per la creazione di un Ordinariato che riunisca i fedeli del rito romano tradizionale.

La proposta non è nuova, risale a più di 20 anni fa e viene rinnovata di tanto in tanto.

Il 31 maggio 2024, Joseph Shaw, Presidente della Federazione Internazionale Una Voce, ha espresso la sua opinione sull’argomento, che riporto qui.

Nel nuovo numero della rivista tradizionalista Sedes Sapientiae, i lettori troveranno un articolo di Padre Louis-Marie de Blignieres, FSVF, su l’idea di “circoscrizione” tradizionalista, che ingloba gli Ordinariati Personali e le Prelature, nonché una mia risposta all’articolo.

Per coloro che non lo conoscono, Padre de Blignieres è il fondatore e Superiore della Fraternità San Vincenzo Ferreri, che usa il rito domenicano tradizionale.
Il suo articolo espone l’idea di una “circoscrizione” per i tradizionalisti: una diocesi non geografica con a capo un Ordinario nominato da Roma.

Io sono molto scettico.

Da allora, su Rorate Caeli è stata pubblicata una intervista con Padre de Blignieres sull’argomento, e sono stato incoraggiato a rendere pubbliche anche le mie riflessioni, per stimolare ulteriormente un dibattito tanto necessario.

Quanto segue è un complemento al mio articolo su Sedes Sapientiae.

La Lettera Apostolica Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II, del 1988, stabilì un quadro giuridico per le comunità religiose e gli Istituti sacerdotali legati alla Messa tradizionale: la Fraternità San Pietro, l’Istituto Cristo Re, i benedettini tradizionalisti di Le Barroux e altri (denominati “gruppo Ecclesia Dei”).
Questo quadro è cambiato di nuovo con il Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, nel 2007, e ancora di nuovo con Traditionis custodes di Papa Francesco, nel 2021.

Durante l’era dell’Ecclesia Dei, Una Voce International (FIUV), Dom Gerard Calvet di Le Barroux e altri promossero l’idea di Ordinariato tradizionalista, a causa delle difficoltà che incontravano i sacerdoti per ottenere dai vescovi il permesso per celebrare la Messa Tradizionale, nonché della necessità dei gruppi Ecclesia Dei di poter contare su dei vescovi per le ordinazioni, le cresime, ecc.

Poco prima della pubblicazione del Summorum Pontificum, Mons. Bernard Fellay, allora Superiore della Fraternità San Pio X, fece sapere che aveva chiesto a Papa Benedetto, tra le altre cose, “una struttura ecclesiale per la famiglia della Tradizione”, riferendosi a questa idea.

Dopo il 2007, questa necessità percepita diminuì enormemente.
Quantunque la pratica non coincidesse sempre con la teoria, i tradizionalisti si trovavano in una posizione molto più solida di prima.
Per altro verso, un Ordinariato continuava ad essere un elemento centrale nelle disposizioni pratiche considerate per la riconciliazione della Fraternità San Pio X; ma non era chiaro se tale Ordinariato avrebbe incluso tutti i gruppi Ecclesia Dei e il clero che celebrava la Messa Tradizionale (la “famiglia della Tradizione”), o se sarebbe stata una struttura solo per la Fraternità San Pio X (o forse anche per le comunità religiose allora dipendenti da essa).

Sarebbe naturale che la Fraternità San Pio X tenti di ricreare, su solide basi canoniche, il vantaggio di cui essa gode de facto, avendo vescovi favorevoli disposti ad amministrare i sacramenti, e ed evitare la supervisione formale dei vescovi diocesani poco favorevoli.
Inoltre, poco importerebbe loro che i gruppi Ecclesia Dei rimanessero fuori da questa struttura e che il clero diocesano conservasse il diritto a celebrare sia la Messa Tradizionale sia il Novus Ordo.

Quello che preoccupa me – e altri nel movimento Una Voce con cui mi sono consultato – è che questa struttura canonica possa offrire a coloro che sono contro la Messa Tradizionale l’opportunità di limitare, più che incoraggiare, la crescita e lo sviluppo della “famiglia della Tradizione”.

Quando l’idea dell’Ordinariato fu promossa negli anni novanta, all’interno del movimento tradizionale era ampiamente diffusa la convinzione che i vescovi locali fossero un fattore limitante, e che le nostre opportunità risiedessero nell’ottenere concessioni dalla Santa Sede, dove almeno il Santo Padre sembrava più favorevole.
Questo non era sbagliato, ma adesso le cose sono cambiate.
Ora siamo in una situazione in cui una politica papale apertamente ostile [ricordo che al momento in cui scrissi questo articolo il Papa era Francesco] si scontra con un atteggiamento molto più aperto da parte di molti vescovi, anche se non di tutti.

Se ai vescovi fosse stata data realmente la possibilità di permettere la celebrazione della Messa Tradizionale, come suggerisce ingannevolmente l’articolo di apertura di Traditionis custodes, non solo ci sarebbero state molte più celebrazioni, ma i cattolici legati alla Messa Tradizionale avrebbero potuto accedere ad essa semplicemente attraversando il confine diocesano.

Come si è visto, le opzioni dei vescovi sono state drasticamente limitate, ma ciò nonostante molti di essi hanno trovato il modo di proteggere le comunità della Messa Tradizionale, a volte apertamente, a volte nascostamente, cosa che i cattolici legati alla Messa Tradizionale non dimenticheranno.

Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo sotto Traditionis custodes se tutte le Messe Tradizionali fossero state sotto l’autorità di un solo vescovo, o magari di uno per ogni paese, nominato dal Papa. Anche se tale vescovo sarebbe stato disposto ad essere favorevole, sarebbe stato sottoposto allo stretto controllo della Santa Sede e sarebbe stato molto più facile fargli pressioni rispetto a decine di vescovi diocesani sparsi per il mondo.

E’ impossibile sapere quale sarà la politica dei futuri Papi, però difficilmente possiamo ignorare la possibilità che non tutti saranno favorevoli alla Messa Tradizionale.

Nel mio articolo per Sedes Sapientiae segnalo un secondo problema.
Molti sacerdoti diocesani, e sacerdoti di ordini religiosi non tradizionalisti, nel corso degli anni hanno iniziato a celebrare la Messa Tradizionale in forma privata, nei giorni liberi o in occasioni particolari. Dopo averla provata hanno scoperto il suo valore per la loro vita spirituale, nonché il suo potenziale pastorale, e forse cominciano a celebrarla una volta a settimana in un giorno lavorativo o in un sabato, fino a quando gradualmente finiscono col celebrarla sempre di più, ma, come affermo nel mio articolo per Sedes Sapientiae:
“non dovremmo considerare questo come uno stato di cose: esso è anche un canale attraverso il quale molte persone sono passaste nel loro cammino verso un coinvolgimento più profondo e ricco con la loro eredità e spiritualità cattoliche”.

Che i sacerdoti celebrino sia la Messa antica sia la nuova può non essere l’ideale – lascio aperta la questione – ma questo non dovrebbe essere visto come uno stato di cose, ma anche come un canale attraverso il quale moltissime persone sono passate nel loro cammino verso un impegno più profonda e più ricco con la loro eredità e la loro spiritualità cattoliche.

Avere solo due opzioni nella Chiesa – la corrente principale dove si celebra solo il Novus Ordo ed un ambito tradizionalista dove si celebra solo la Messa Tradizionale, renderebbe impossibili tutti questi passaggi intermedi, bloccherebbe questo canale.

I tradizionalisti che vedono con simpatia l’idea di un Ordinariato probabilmente non immaginano che la Messa Tradizionale possa essere proibita fuori da esso.
Il pericolo è che una struttura dell’Ordinariato possa essere utilizzata per giustificare tale proibizione.
In altre parole, se i cattolici legati alla Messa Tradizionale arrivassero a sostenere l’idea di un Ordinariato, intendendolo in maniera non esclusiva, essa potrebbe essere sostenuta e attuata da persone in posizione di autorità che hanno una concezione più negativa a riguardo.

I nostri oppositori avrebbero dunque diverse opzioni per imporre la loro visione: potrebbero fare dell’esclusivismo il prezzo da pagare per i benefici di un Ordinariato; potrebbero nascondere le implicazioni negative in clausole scritte con caratteri piccoli; o potrebbero imporle solo dopo che l’Ordinariato fosse stato istituito.

Per contrastare questo, pur rimanendo aperti a come la Fraternità San Pio X potrebbe un giorno riconciliarsi, suggerirei che i cattolici tradizionali adottino il seguente principio come non negoziabile nello sviluppo dello stato giuridico della Messa Tradizionale:
«La Messa Tradizionale in latino è patrimonio di ogni sacerdote e fedele laico del rito latino, e come tale non deve essere limitata, né giuridicamente né praticamente, ai membri di un Ordinariato tradizionalista»



gennaio  2026
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