Un Ordinariato tradizionale? No, grazie!

Noi preferiamo rimanere nella realtà di una chiesa parrocchiale e diocesana



di Christian Marquant


Lettera di Paix liturgique n° 1323 del 12 gennaio 2026




Appello in Francia per la liberalizzazione della Messa tradizionale



Cari amici,
prima del Concistoro straordinario dei cardinali, che si è svolto a Roma la settimana scorsa, il R. P. de Bligniers ha inviato a quindici di loro, interessati alla questione tradizionale, un memorandum in forma cartacea a favore della sua idea ormai ben nota: sollecitare l’erezione di una sorta di diocesi che raggruppi i fedeli e le comunità legati alla liturgia tradizionale [ai rimanenti cardinali, lo stesso memorandum è stato inviato per posta elettronica].

Senza alcuno spirito polemico nei confronti dell’eminente figura di Padre de Bligniers, io avevo già criticato questa idea in una intervista riportata nella Lettera di Paix liturgique n° 1117 del 15 ottobre 2024: «Piuttosto che un Ordinariato per i tradizionalisti, noi vogliamo la libertà per la Messa tradizionale».

Là, io dicevo in particolare: «Se [l’Ordinariato] si aggiungesse a ciò che già esiste, cioè all’Amministrazione Apostolica di Campos [in Brasile], perché no! […] Ma se l’Ordinariato dovesse «dirigere» tutti gli Istituti, tutti i sacerdoti e tutti i fedeli tradizionali, sia in Francia sia nel mondo intero, quello che i fedeli hanno ottenuto in mezzo secolo di Resistenza sarebbe definitivamente congelato, senza alcun legittimo e necessario ampliamento.
Che dire, per esempio, delle Messe celebrate dai sacerdoti diocesani nelle loro parrocchie?
Eppure, è proprio questa la cosa più importante per reintrodurre la Messa tridentina nell’ambito delle diocesi, così che possa tornare ad essere quello che è di diritto: non una concessione, ma la Messa di tutta la Chiesa latina. Perché, non inganniamoci, è proprio il ripristino dell’usus antiqior in tutte le parrocchie il nostro scopo, in risposta alla grande richiesta dei fedeli che abbiamo potuto constatare in tutti i paesi, in tutte le diocesi e anche in tutte le parrocchie, comprese quelle in cui questa richiesta non è stata nemmeno ascoltata».

Oggi, aggiungerei che dobbiamo tenere presente la situazione attuale e considerare, come ho detto la settimana scorsa, il reale contesto in cui si è svolto il recente Concistoro. Non siamo più ai tempi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, con la Commissione Ecclesia Dei. Oggi, il Papa e la Curia vivono in un mondo diverso dal nostro, in cui la questione tradizionalista viene affrontata al meglio nel quadro del «programma» con cui è stato eletto Leone XIV nel maggio scorso: la pacificazione  della Chiesa pur rimanendo sulla scia di Papa Francesco.
 
E’ probabile che la liturgia tradizionale beneficerà di una più ampia liberalizzazione di fatto, e con ogni probabilità senza la pubblicazione di alcun testo o dichiarazione di principio. Cosa che è certamente preferibile.

In breve, i tradizionalisti devono tornare con i piedi per terra. Ma bisogna anche aiutare coloro che detengono il potere pastorale, a Roma e nelle diocesi, a fare la stessa cosa.
Io non mi stanco di ripetere che c’è una netta discrepanza tra gli orientamenti e le preoccupazioni dei pastori e quelle dei fedeli che frequentano le parrocchie, almeno nei paesi occidentali.
In un panorama ecclesiastico sempre più devastato, le diocesi francesi stanno diventando una sorta di deserto religioso: chiese chiuse, bilanci in rosso, un clero che invecchia ed è sempre meno numeroso, al pari dei fedeli nelle parrocchie. Questi fedeli, dallo spirito prevalentemente classico, sebbene segnati e trasformati da mezzo secolo di pastorale liberale, stanno generando un nuovo clero a loro immagine, in cui sta ritornando l’abito talare.

E’ probabile che le nomine episcopali saranno grigiastre, come le prime nomine effettuate dal nuovo pontificato, ma con una tendenza più liberale che ideologica, poiché sempre più persone non credono veramente alle «grandi narrazioni» progressiste.
Quanto alla liturgia tradizionale - per la quale auspichiamo che recuperi il suo status di liturgia «normativa», per usare il linguaggio dei riformatori del dopo Concilio  -, essa può trarre beneficio da questo liberalismo dei nuovi pastori, non per convinzione, ma per forza di cose, nonché dal classicismo dei fedeli. 

I numeri parlano chiaro, ed io ripeto:
Per quanto riguarda i fedeli: Il 33% dei praticanti che vanno a Messa tutte le Domeniche non ha niente contro la Messa tradizionale; il 9% dice che la Messa tridentina è la loro preferita; il 25% dice che amano l’una e l’altra; il 67% dice che non niente contro il rito tridentino
(sondaggio Ifop pubblicato l’11 dicembre 2025 dal giornale La Croix).

Per quanto riguarda i sacerdoti: il 42% dei 766 sacerdoti interpellati ritiene che sia prioritario «realizzare la pace liturgica e risolvere in modo pacifico e duraturo i contrasti e le incomprensioni col mondo tradizionale» (sondaggio Ifop pubblicato il 6 novembre 2025 per conto dell’Osservatorio francese del cattolicesimo).

Non è questo il momento di pensare la vita della liturgia tradizionale come rinchiusa entro le mura di una struttura protettiva, al contrario, essa deve ampliare la sua presenza nelle parrocchie, come un lievito nella pasta, come si diceva ai tempi l’Action catholique, e deve moltiplicare le richieste ai sacerdoti.

La nuova Messa domenicale, celebrata a Parigi da un sacerdote dell’Ordinariato Militare nella chiesa di Val-de-Grâce, rallegra i veglianti, che continuano le loro preghiere: al numero 10 di via del Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30; e a Saint-Georges de La Villette, al numero 114 dell’avenue Simon Bolivar, nel 19° arrondissement, il mercoledì e il venerdì alle 17:00; e davanti a Notre-Dame du Travail, nel 14° arrondissement, la Domenica alle 18:15.

In unione di preghiera e di amicizia.

Christian Marquant

Presidente di Oremus – Paix liturgique



 
gennaio 2026
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