Cardinale Fernández:

la capacità nociva di un incapace?



di Fraternità San Pio X






Il cardinale Victor Manuel Fernández


Dopo la pubblicazione del documento romano Mater populi fidelis (4 novembre 2025) che dichiara «sempre inopportuno» il titolo di Corredentrice, si moltiplicano le critiche nei confronti del suo firmatario: il cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF).

Sul Catholic Herald del 13 novembre 2025, Michael Haynes ricorda:
«Il passato di Fernández era stato così polemico che il DDF aveva composto nel 2009 un dossier che riportava le preoccupazioni relative ai suoi scritti, cosa che aveva portato preventivamente ad una indagine quando il cardinale Bergoglio, più tardi Papa Francesco, lo aveva nominato Rettore della Pontificia Università Cattolica dell’Argentina. 

«In questi ultimi mesi sono riemerse alcune opere scandalose del passato di Fernández, in particolare i suoi scritti dal carattere sessuale esplicito sui baci [molto poco casti. NDLR] e sulle estasi [non certo mistiche. NDLR].
Queste opere erano talmente imbarazzanti per l’immagine pubblica del cardinale, nuovo Prefetto per la Dottrina della Fede, che sono state omesse dalle informazioni biografiche pubblicate dal Vaticano, nel vano tentativo di cancellare il suo passato».

E il giornalista aggiunge: «Il suo mandato a capo del DDF non è stato più glorioso del suo precedente mandato in Argentina. Meno di sei mesi dopo il suo insediamento, Fernández pubblicò Fiducia supplicans, un testo che rischiò di provocare una scissione di vasta portata e una guerra civile in seno alla Chiesa, come non si vedevano dal concilio Vaticano II».

«Le critiche nei confronti di questo testo furono così numerose e virulente che egli dovette subire l’umiliazione di vedere uno stretto consigliere di Papa Francesco, il cardinale Fridolin Ambongo, negoziare una clausola di esenzione per l’Africa. Questa esenzione fu ottenuta grazie ad un incontro di persona fra Francesco e Fernández».

Dopo fatti così disastrosi, Michael Haynes non si aspetta niente di buono dal cardinale Fernández: «Non sorprende quindi che col suo ultimo documento: Mater populi fidelis, su Maria Corredentrice, Fernández abbia solo suscitato confusione e litigi interni, svalutando ulteriormente la funzione che ricopre.
«Dichiarando che il termine Corredentrice è “sempre inopportuno”, il cardinale ha liquidato con un gesto della mano secoli di sviluppo teologico e decenni di uso pontificio di questo termine, relegandoli a semplici note a pie’ di pagina». 


«Non farti passare per ciò che non sei!»  

Il redattore argentino (in anonimo) di Wanderer, dopo aver attaccato in questi ultimi anni il suo compatriota: Papa Francesco, sta ora dimostrando grande clemenza nei confronti di Papa Leone XIV.
Nondimeno, a proposito di Mater populi fidelis e del cardinale Fernández – anche lui suo compatriota - , ha ritrovato la sua penna pungente.

Il 10 novembre 2025, non ha esitato a scrivere: «Quando ho visto l’atteggiamento del cardinale Tucho [suo soprannome familiare] Fernández al momento della presentazione del documento Mater populi fidelis e le smorfie che faceva, la prima cosa che i è venuta in mente è stata di dirgli, con tutto il rispetto per la sua porpora: “No te hagás la rata cruel” [Non farti passare per ciò che non sei. NDT].

«Perché tutti sappiamo che Fernández occupa un posto che è fin troppo importante per lui e che è lì grazie al nepotismo e alla sete di vendetta che caratterizzano Papa Francesco, suo protettore. Egli non ha né la formazione, né le capacità, né il temperamento necessari per occupare un posto così importante nella Chiesa».

E il redattore ha aggiunto una precisazione nota a coloro che conoscono bene il cardinale Fernández: «Molti considerano, a buona ragione secondo me, che i documenti di Fernández corrispondano più ad un bisogno psicologico personale che al bisogno della Chiesa universale. […]
«Gli ex studenti di Fernández alla Facoltà di teologia dell’Università cattolica dell’Argentina si ricordano che il tema della corredenzione mariana lo ossessionava e non perdeva occasione per parlare contro questo titolo mariano.

«Sembrerebbe dunque che una volta arrivato al posto che occupa oggi, si sia dedicato a soddisfare tutte le sue piccole meschinerie e a vendicarsi di coloro che egli considera come suoi nemici, senza preoccuparsi del danno che le sue miserie potrebbero causare alla Chiesa».

Malgrado la sua benevolenza per Leone XIV, El Wanderer pone la questione che si pongono tutti: «Bisogna essere onesti e riconoscere che questa situazione rivela un problema ancora più grave. Chi ha autorizzato la pubblicazione di Mater populi fidelis è Papa Leone XIV, che si è presentato come il Papa che riporterà l’unità nella Chiesa dopo l’enorme frattura provocata dal pontificato di Francesco.
«Il documento contraddice questa intenzione del Pontefice, poiché ha prodotto una nuova frattura enorme e profonda che prima non esisteva. Perché allora Leone lo ha fatto? Io vedo diverse risposte possibili:

1) l’intenzione di riunificare la Chiesa era solo un espediente per calmare alcuni animi inquieti e non la sua vera intenzione che si proponeva.

2) O non era cosciente della divisione che avrebbe provocato, cosa che è quasi peggio perché indicherebbe che è un uomo limitato, incapace di prevedere le conseguenze dei suoi atti.

3) O anche non ha sufficiente personalità per frenare con fermezza le pretese di Tucho o i desideri postumi dell’illustre defunto Francesco».


Il solo destinatario della Nota romana

Nel suo blog, il 17 novembre, il vaticanista Aldo Maria Valli è più radicale. Secondo lui, il documento romano dovrebbe avere un solo un destinatario: il cestino della carta straccia.
Egli scrive senza remore: «Il fatto che Maria sia Corredentrice non dovrebbe essere oggetto di un dibattito. Per inviare Suo Figlio tra noi, il Padre si è affidato a lei e al suo “sì”.

«Senza Maria, non vi è Gesù. Senza il suo consenso non c’è Incarnazione. Senza Incarnazione non c’è Redenzione. Non si può essere più corredentrice di così!
La questione futile (o luciferina?) sollevata dalla Nota dottrinale può solo venire da chi ha perduto la fede. Del resto, cancellare o sminuire l’impronta mariana del cattolicesimo è tipico degli apostati».

All’obiezione ecumenica, Aldo Maria Valli risponde: «Qualcuno ha detto: la Nota nasce dalla necessità di non irritare i “fratelli separati” protestanti, per i quali il titolo di Corredentrice sarebbe “uno schiaffo”. Il che significa: per non irritare questo sfortunato fratello che se n’è andato sbattendo la porta, invece di richiamarlo all’ordine, me la prendo con sua madre».

E conclude: «Io lascio volentieri a Tucho & Co. le questioni futili (e luciferine) e mi aggrappo alla devozione mariana in cui sono nato e cresciuto e che in generale sembra ancora molto viva, a giudicare dall’ondata di reazioni contrarie al documento del Vaticano. Per me, la Nota dottrinale è solo un pezzo di carta da buttare nel cestino della carta straccia».


La corredenzione, solo «tra amici»

Il 25 novembre, interpellato dalla giornalista americana Diane Montagna, il cardinale Fernández ha cercato di giustificarsi, affermando che la Nota romana che dichiara «sempre inopportuno» il titolo di Corredentrice non riguarda i santi, i dottori e il magistero precedente che l’hanno impiegato. Secondo lui, il «sempre» significherebbe «da ora in poi».
In termini chiari (se così si può dire!): il titolo di Corredentrice non è stato sempre inopportuno, ma lo sarà sempre da ora in poi.

Del pari, il prelato concede che il termine si può usare per la propria devozione privata: «nel vostro gruppo di preghiera o tra amici, voi potete usare questo titolo, ma esso non sarà usato ufficialmente, cioè né nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali».


La testimonianza di un teologo

L’8 novembre, su La Nuova Bussola Quotidiana, Ermes Dovico ha interpellato il teologo Mark Miravalle, professore di mariologia all’Università francescana di Steubenville (Ohio, USA) e Presidente di Vox populi Mariae Mediatrici, che milita a favore della definizione dogmatica dei titoli mariani di Corredentrice, Mediatrice e Avvocata.

L’universitario americano lamenta: «Tenuto conto dei numerosi esempi dei Papi, dei Santi, dei Beati, dei teologi e dei mistici che hanno usato il titolo di Corredentrice per quasi un millennio per indicare a ragione il ruolo subordinato ed unico della Vergine Maria accanto a Gesù nella Redenzione, qualificare questo tiolo come “inopportuno” ha suscitato una grande confusione, in particolare tra i fedeli.

«Se è sempre importante definire chiaramente le verità relative a Maria, il titolo di Corredentrice non è mai stato utilizzato nella tradizione cattolica, né nell’insegnamento pontificio, per porre Maria allo stesso livello della divinità di Gesù. Una tale affermazione sarebbe eretica e blasfema».

E fa notare: «Il documento del DDF afferma che il titolo non dovrebbe essere più  utilizzato perché necessita di ripetute spiegazioni e quindi è “inopportuno” (n° 22).
Ora, numerosi altri titoli cattolici richiedono anch’essi delle ripetute spiegazioni: come Immacolata Concezione, Madre di Dio, Transustanziazione e Infallibilità Papale, e tuttavia questi titoli rimangono legittimamente in uso».


Più avanti, Mark Miravalle ricorda: «E’ importante notare che il progetto del 1962 del documento mariano del concilio Vaticano II, preparato dal Sant’Uffizio, includeva il titolo di Corredentrice, ma una sotto-commissione di teologi lo omise, dopo aver dichiarato che l’espressione “Corredentrice del genere umano” è “in sé molto vera”, ma potrebbe facilmente essere fraintesa dai nostri fratelli separati protestanti».

Su questo punto specifico, egli lamenta una deplorevole svista, segno di una  deplorevole empietà: «E’ essenziale ricordarsi che la Vergine Maria è veramente la Madre dell’unità cristiana e non un ostacolo ad essa. L’unità cristiana viene da Lei ed è dunque imperativo che la Chiesa dica sempre la tutta verità su di Lei, compreso il suo ruolo unico nella Redenzione».

Per finire, il teologo segnala che contrariamente a quanto affermato dalla Nota romana, tutto il mondo cristiano è pervaso dall’anelito del riconoscimento dogmatico di Maria Corredentrice.
Mark Miravalle lo afferma inequivocabilmente: «Le preghiere e le suppliche al Santo Padre continueranno a chiedergli umilmente di emettere una dichiarazione dogmatica definitiva su ciò che Maria è o non è, sulla base delle fonti della divina Rivelazione.

«E’ chiaro che Ella non è divina, né una dea. Ella è in realtà una Madre spirituale che soffre, che nutre e che intercede per la famiglia umana, in un momento in cui l’umanità ha veramente bisogno della piena manifestazione del suo potere materno di intercessione e di grazia a nostro favore.

«Sarebbe questo, io credo, il frutto storico di un quinto dogma mariano, e circa 8 milioni di fedeli di 150 paesi, con 700 vescovi e cardinali, sono d’accordo e hanno indirizzato le loro petizioni alla Santa Sede nel corso degli ultimi trent’anni a favore di questa solenne proclamazione».

Il cardinale Fernández ignora forse queste richieste filiali? O vuole ignorarle perché contrarie all’ideologia ecumenica?




 


 
gennaio 2026
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