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| Leone XIV riceve la principale oppositrice al regime venezuelano ![]() Papa Leone XIV riceve Maria Corina Machado 12 gennaio 2026 Un cambio di marcia L’anno 2026 è iniziato a ritmo vertiginoso in termini geopolitici, facendo lavorare a pieno regime la diplomazia vaticana che si è sforzata di mantenere il controllo sulle questioni del momento; in particolare la questione del Venezuela. Sotto il pontificato di Francesco, la Santa Sede, di fronte alla crisi che attraversava il paese, aveva adottato un atteggiamento di discreta mediazione, privilegiando il dialogo senza uno scontro diretto col regime di Nicolas Maduro. Tale atteggiamento, spesso criticato per la sua mancanza di fermezza, mirava a preservare l’influenza pastorale della Santa Sede in un paese a maggioranza cattolica. Fonti diplomatiche ricordano che, malgrado gli appelli alla riconciliazione, il Vaticano aveva evitato di riconoscere esplicitamente l’opposizione come legittima, temendo di inasprire le divisioni. Papa Leone XIV ha appena attuato una svolta netta. Ricevendo Maria Corina Machado, il Sommo Pontefice ha inviato un segnale forte: il Vaticano legittima ormai l’opposizione come attore chiave della transizione. Questa udienza, che gli osservatori hanno definito storica, non è insignificante. Con il suo Premio Nobel per la Pace, la Machado offre al Papa una ideale «copertura morale». La Machado non è solo una politica, ma è un’icona dei diritti umani, come ha sottolineato il Comitato del Premio Nobel nell’ottobre 2025. Dei messaggi su X esprimono l’entusiasmo per questo incontro, visto come un sostegno papale alla democrazia venezuelana. Un gesto che rompe che la «prudente neutralità», posizionando il Vaticano alleato attivo nel contesto del dopo-Maduro. Il Vaticano come garante di una transizione L’arresto del dittatore chavista da parte delle forze americane il 3 gennaio 2026 ha posto il Venezuela in uno stato di vuoto di potere, con Delcy Rodríguez che ha assunto la presidenza ad interim. Le esplosioni a Caracas e la messa in salvo della coppia Maduro verso New York hanno segnato un colpo di Stato di fatto, ma senza un crollo immediato del regime. In questo caos, il Vaticano si pone come mediatore garante di una certa stabilizzazione. Sembra che la diplomazia vaticana miri ad evitare le violenze, promuovendo una transizione rispettosa delle istituzioni. La priorità umanitaria permette al Papa di conciliare pastorale e politica. Delcy Rodríguez, sostenuta dall’esercito e dalle milizie chaviste, ha decretato lo stato di emergenza, ma emergono appelli alle elezioni da svolgersi entro trenta giorni, come stabilito dalla Costituzione. La Santa Sede si posiziona come garante di una via d’uscita dalla crisi, evitando una frammentazione tra radicali e moderati. L’Asse Roma-Washington La scelta del momento non è fortuita: nei prossimi giorni Maria Machado deve incontrare Donald Trump a Washington, probabilmente il 15 gennaio. Questa sequenza suggerisce una convergenza di interessi fra la Santa Sede e l’amministrazione americana sul dossier venezuelano. L’inquilino della Casa Bianca, che ha orchestrato l’operazione «Absolute Resolve» contro Maduro, vede in Maria Machado una collaboratrice atta a stabilizzare il paese, ricco di petrolio ma afflitto dalla corruzione. Ora, Papa Leone XIV, per le sue origini americane e la sua nazionalità peruviana, è la persona indicata per svolgere il ruolo di «ponte» fra l’America del Nord e l’America Latina. Per la diplomazia vaticana si tratta di un rischio calcolato: la riuscita della transizione in Venezuela sarebbe una vittoria per il Papa e la Santa Sede; mentre un rinnovato caos – con le epurazioni interne come il recente arresto del generale Marcano Tabata – potrebbe indebolire la posizione della Chiesa in un paese tanto volatile quanto le sue abbondanti riserve di idrocarburi. |