Altra nomina pessima:

Redaelli (filo-LGBT e arcinemico della Messa tradizionale)

al Dicastero per il Clero

24 gennaio 2026


di Lorenzo V.


Pubblicato su Messa in Latino





Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli




Lunedì scorso erano state le pessime nomine pontificie dei consultori del Dicastero per il dialogo interreligioso a destare forti perplessità: tra filo-abortiste, femministe, seguaci della teologia della liberazione, pachamamiste e filo-islamisti, si denunciava la preoccupante continuità con la linea del predecessore (QUI su LifeSiteNews; QUI su MiL).

Sono trascorsi appena quattro giorni, ed un’altra nomina pontificia ricalca in maniera ancora più preoccupante la precedente gestione: mons. Redaelli, Arcivescovo metropolita di Gorizia, è stato nominato Segretario del Dicastero per il Clero.

Due elementi sono innanzitutto da tenere in considerazione:

1.    nella struttura dei Dicasteri della Curia Romana, la figura del Segretario è centrale e fortemente operativa, a grandi linee paragonabile a quella di un Amministratore delegato in ambito societario;

2.    mons. Redaelli ha sessantanove anni, mentre il card. Lazarus You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero, ne compirà settantacinque a novembre e andrà in pensione, per cui è assai probabile che mons. Redaelli gli succederà, con annessa porpora cardinalizia al primo Concistoro pubblico utile (e diritto di voto ad un potenziale Conclave per dieci anni).

Oltre alla centralità dei compiti del Dicastero in oggetto, sì tratta, quindi, di una nomina chiave per valutare il complesso disegno della Curia Romana al quale si sta dedicando Papa Leone XIV.

Chi è dunque mons. Redaelli, nuovo Segretario del Dicastero per il Clero?

I dati della sua Arcidiocesi, che ha governato per quasi quattordici anni, sono impietosi e mostrano una situazione allo sfacelo, nella quale sono rimasti 57 (cinquantasette) sacerdoti per 90 (novanta) parrocchie e 169.000 (centosessantanovemila) battezzati e, stando al sito istituzionale, nessun diacono (ma ci auguriamo si tratti solo di un mancato inserimento sul sito).

Ma mons. Redaelli è assurto agli onori della cronaca soprattutto in due occasioni.

Quando era ancora felicemente regnante Papa Benedetto XVI, fu uno dei pochissimi Vescovi italiani (se non l’unico) a scagliarsi violentemente contro il motu proprio Summorum Pontificum e non ci risulta che il suo furioso ed ideologico livore nei confronti della liturgia tradizionale si sia affievolito.

Ecco come successivamente si espresse nell’autunno del 2018 in occasione dell’Assemblea generale della CEI:

CEI: «Va abrogata la Messa antica, Papa Ratzinger ha sbagliato» (16 novembre 2018, QUI)

Mons. Redaelli, Arcivescovo metropolita di Gorizia, ha asserito che il Missale Romanum di San Giovanni XXIII era stato abrogato da San Paolo VI e che quindi il motu proprio Summorum Pontificum, essendo errate le premesse giuridiche da cui muove i passi, è inefficace nella parte in cui afferma la continuazione di validità del Messale antico e ne riconosce l’immutata vigenza ai giorni nostri.
Per tale motivo, il motu proprio è un “non-sense” giuridico e la liturgia “tridentina” non è stata legittimamente ristabilita dal motu proprio e non può considerarsi liberalizzata.



La seconda vicenda sulla quale il nuovo Segretario del Dicastero per il Clero ha mostrato il peggio della sua ideologia risale alla primavera del 2017 e riguarda il «matrimonio» di un capo scout AGESCI (organizzazione cattolica) con il «marito», pubblicamente e convintamente difeso e giustificato da mons. Redaelli.

Di seguito una rapida ricostruzione della vicenda attraverso alcuni articoli:

Il parroco: «Ecco perché per me non può più fare l’educatore». (7 giugno 2017, QUI)
A Staranzano, Gorizia, celebrata l’unione civile tra il consigliere comunale Luca Bortolotto e Marco Di Just, 33 anni, capo scout del gruppo Agesci parrocchiale. Il parroco, don Francesco Fragiacomo, interviene in modo netto: «Un conto è l’orientamento sessuale, altro è ostentare, andare a convivere, contro il magistero della Chiesa. In più qui c’è il ruolo di educatore, che è molto complicato». E lo invita a dimettersi. Il vescovo di Gorizia non è ancora intervenuto ufficialmente. La posizione dell’Agesci nazionale…

La lettera del vescovo che invita al discernimento sul caso del capo scout gay (12 luglio 2017, QUI)
Monsignor Carlo Maria Redaelli scrive alla comunità invitandoli a capire se in questa situazione esiste una grazia

Il capo scout e le nozze gay (23 luglio 2017, QUI)
Il 3 giugno 2017, a Staranzano, piccolo comune in provincia di Gorizia, un capo scout dell’Agesci ha sposato il suo compagno, consigliere comunale.
Il parroco, don Francesco Fragiacomo, ha criticato apertamente questa scelta, dichiarando che ora, per il capo scout, «non ci sono più le condizioni per svolgere il suo ruolo di educatore» all’interno dell’Agesci.
Il viceparroco è invece intervenuto alla celebrazione «come amico della coppia e come prete».
Questo episodio non poteva non suscitare scalpore, dando il via a dichiarazioni di vario tipo. Sulla vicenda è intervenuto – il 22 giugno al consiglio presbiterale e il 24 giugno al consiglio pastorale diocesano – l’arcivescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Redaelli (Sono riportate integralmente le sue parole).

Tre anni dopo, le posizioni di mons. Redaelli furono riprese da Luciano Moia, giornalista del quotidiano Avvenire, a sostegno delle tesi filo-omosessualista contenute nel suo libro:

In Italia un nuovo libro suggerisce cambiamenti alla dottrina cattolica sull’omosessualità (12 giugno 2020, QUI)
Un libro pubblicato da un dipendente della Conferenza episcopale italiana, che afferma di ispirarsi all’Amoris Laetitia di Papa Francesco, suggerisce un approccio alla cura pastorale che richiede cambiamenti nella dottrina della Chiesa sull’omosessualità.

Un collaboratore dei vescovi italiani usa l’insegnamento di Papa Francesco per invitare la Chiesa ad accettare l’omosessualità (15 giugno 2020, QUI)
Il libro tenta di ridefinire la castità affinché non significhi più continenza assoluta per le persone con tendenze omosessuali.


Riportiamo di seguito la comunicazione della nomina pubblicata dalla Sala Stampa della Santa Sede

Rinunce e nomine, 22 gennaio 2026

Nomina del Segretario del Dicastero per il Clero

Il Santo Padre ha nominato Segretario del Dicastero per il Clero l’Eccellentissimo Monsignore Carlo Roberto Maria Redaelli, finora Arcivescovo di Gorizia (Italia).


***

Riportiamo l’articolo di Gaetano Masciullo, pubblicato il 22 gennaio sul sito LifeSiteNews.


Papa Leone XIV ha nominato un Arcivescovo controverso e omosessualista a un ruolo di rilievo in Vaticano.

Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, Arcivescovo metropolita di Gorizia, è stato nominato oggi nuovo Segretario del Dicastero per il Clero.

Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli e le sue opinioni pro-LGBT sono stati citati in un libro del 2020 di Luciano Moia, giornalista senior del quotidiano Avvenire della Conferenza Episcopale Italiana.
Nel suo libro, Moia sostiene che la Chiesa dovrebbe considerare la «castità» all’interno di una relazione omosessuale allo stesso modo in cui considera la castità all’interno del matrimonio.

Come esempio di come la Chiesa dovrebbe iniziare a farlo, l’autore ha citato la risposta di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli al «matrimonio» omosessuale nel 2017 di un capo scout cattolico omosessuale.

Nelle parole di Luciano Moia, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli «ha spiazzato tutti. Ha rifiutato il ruolo di giudice, non ha assolto, ma non ha nemmeno condannato. Ha invitato la comunità a riflettere insieme per capire se, anche da un evento così divisivo, si possano cogliere aspetti di grazia. Un intervento alla ricerca della moderazione e di quell’invito all’accoglienza, al discernimento e all’integrazione che impregna il magistero di Papa Francesco».

Contrariamente all’atteggiamento di Luciano Moia e di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto chiaro sull’omosessualità:

Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

Solo dopo aver affermato che gli atti omosessuali non possono essere approvati, il Catechismo della Chiesa Cattolica passa a una discussione sulla castità. In altre parole, la castità per le persone con inclinazioni omosessuali significa chiaramente continenza assoluta.

Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli è stato Vescovo ausiliare di Milano dal 2004 al 2012 e Arcivescovo di Gorizia, nel nord-est dell’Italia, dal 2012. Canonista di formazione, è stato al centro di diverse controversie nel corso degli anni.
Ad esempio, mons. Redaelli ha già attirato l’attenzione per le sue posizioni sulla Santa Messa tradizionale.
Durante l’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana a Roma nel novembre 2018, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli aveva messo in discussione la base giuridica della lettera apostolica in forma di «motu proprio» Summorum Pontificum sull’uso straordinario della forma antica del Rito Romano, di Papa Benedetto XVI del 2007.

Papa Benedetto XVI aveva affermato che il Missale Romanum del 1962 non era mai stato abrogato e poteva essere liberamente utilizzato.
Tuttavia, secondo il blog italiano Messainlatino.it, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli ha affermato che il Missale Romanum promulgato da San Giovanni XXIII era stato di fatto abrogato da Papa Paolo VI, rendendo giuridicamente inefficace la lettera apostolica in forma di «motu proprio» Summorum Pontificum.
Su questa base, il motu proprio è stato descritto come un «non senso giuridico» e la Santa Messa tradizionale come non legittimamente liberalizzata.

Tuttavia, l’affermazione di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli è giuridicamente errata perché si basa su una premessa falsa.
Nessun atto esplicito ha mai abrogato il Missale Romanum del 1962.
Secondo il diritto canonico (cfr. can. 21 c.d.c.), «nel dubbio la revoca della legge preesistente non si presume».
Inoltre, Papa Benedetto XVI non ha concesso una deroga o un indulto, ma ha formalmente riconosciuto un diritto che non era mai stato soppresso.

In qualità di Segretario del Dicastero per il Clero, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli ricoprirà un ruolo amministrativo chiave all’interno di uno dei dipartimenti più influenti della Curia Romana.
Ai sensi dei numeri 113-120 della costituzione apostolica Praedicate Evangelium sulla Curia Romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo, il Dicastero per il Clero sovrintende alle questioni relative al clero diocesano, compreso il loro ministero pastorale, la disciplina, la formazione permanente e il sostegno materiale.

Le sue competenze includono la supervisione dei seminari e della formazione sacerdotale, la conferma dei programmi di formazione nazionali, l’assistenza ai Vescovi nella promozione vocazionale, la supervisione della disciplina e dei diritti del clero, l’esame dei ricorsi gerarchici e la competenza in materia di status clericale e dispense dagli obblighi connessi agli ordini sacri.

Il Dicastero per il Clero esercita inoltre l’autorità sui seminari interdiocesani, sulle associazioni clericali e, in seguito alla lettera apostolica in forma di motu proprio Ad charisma tuendum di Papa Francesco, sulla governance dell’Opus Dei .
L’attuale Prefetto del Dicastero per il clero è il sudcoreano card. Lazarus You Heung-sik. È previsto che vada in pensione il prossimo anno per raggiunti limiti di età. Secondo fonti note al sito LifeSiteNews, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli potrebbe essere il prossimo Prefetto.






gennaio  2026
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