La Messa di consacrazione del nuovo Arcivescovo metropolita di Vienna

vede le donne ricoprire ruoli chiave

e rituali modificati



di Gaetano Masciullo


Pubblicato su Messa in Latino






Consacrazione di Mons. Josef Grünwidl




Consacrazione di Mons. Josef Grünwidl







Mons. Josef Grünwidl è stato consacrato Arcivescovo metropolita di Vienna sabato scorso, 24 gennaio 2026, durante una cerimonia nella Dom- und Metropolitankirche zu St. Stephan und allen Heiligen [Cattedrale e chiesa metropolitana di Santo Stefano e di tutti i Santi] di Vienna.
Il rito ha presentato notevoli deviazioni dai testi liturgici, con un’enfasi sul coinvolgimento dei laici, compresi i ruoli guidati dalle donne nella cerimonia.

Il 24 gennaio 2026, mons. Josef Grünwidl è stato consacrato Vescovo durante una solenne Messa a Vienna, in Austria, dopo essere stato nominato da Papa Leone XIV come successore del card. Christoph Schönborn O.P.

Durante la consacrazione sono stati introdotti elementi non previsti dai testi liturgici del rituale, che sembravano esprimere la visione modernista del nuovo Vescovo su alcuni aspetti della vita cristiana, della natura e della struttura della Chiesa.

Ci sono almeno due elementi che si sono discostati dalle prescrizioni del Pontificale Romano durante la Messa di consacrazione.
Nel momento dell’imposizione del Libro dei Vangeli sul capo del Vescovo eletto, il rito specifica che questa azione deve essere eseguita da due diaconi (QUI).
In questa celebrazione, tuttavia, il Vangelo è stato tenuto da quattro persone: un diacono, un sacerdote e due assistenti donne (QUI).

Questa scelta è particolarmente significativa alla luce del sostegno documentato di mons. Josef Grünwidl all’ampliamento dei ruoli ministeriali delle donne.

Per diversi anni è stato segnalato che fosse in qualche modo associato ad Aufruf zum Ungehorsam [Appello alla disobbedienza: N.d.T.], un movimento di circa 350 sacerdoti e diaconi austriaci (QUI su MiL e QUI).
Il gruppo esortava il clero a ignorare le direttive vaticane sulla disciplina sacramentale, compresa l’ammissione alla Santa Comunione dei Cattolici divorziati e «risposati» civilmente e persino dei non cattolici e delle persone soggette a sanzioni canoniche. Il gruppo promuoveva anche «liturgie autogestite» con una maggiore partecipazione dei laici alla predicazione e alle celebrazioni eucaristiche, nonché l’introduzione del sacerdote sposato e dell’ordinazione delle donne.

Il nome di mons. Josef Grünwidl non compare più nel registro ufficiale del movimento e, secondo quanto riferito, negli ultimi anni egli avrebbe preso le distanze da esso (QUI).
Negli ultimi anni il Vaticano non ha annunciato alcuna misura disciplinare nei confronti dei membri del gruppo.

Inoltre, in un’intervista rilasciata il 5 ottobre 2025, come riportato dal sito web dell’Arcidiocesi di Vienna, mons. Josef Grünwidl ha affermato che «il celibato obbligatorio non è teologicamente necessario, tanto più che è regolato solo dal diritto canonico, non ha fondamento dogmatico e non esiste in altre Chiese cristiane» (QUI).
Di conseguenza, ha detto, «non dovrebbe essere un requisito per l’ammissione al sacerdozio».

Per quanto riguarda il diaconato femminile, ha aggiunto che «la discussione non dovrebbe essere soppressa» e che sarebbe auspicabile «includere le donne nel Collegio cardinalizio e quindi nella cerchia più importante dei consiglieri del Papa».

Durante la Messa, una seconda irregolarità ha riguardato la consegna del pastorale, il bastone pastorale del Vescovo che simboleggia la sua autorità episcopale. Secondo il Pontificale Romano, il pastorale deve essere consegnato direttamente al Vescovo eletto dal Vescovo consacrante.
A Vienna, invece, il pastorale è stato passato attraverso diversi membri dell’assemblea – tra cui laici, laiche, sacerdoti e diaconi, senza un ordine chiaro – prima di essere consegnato a un diacono, che lo ha poi dato al Vescovo consacrante e infine al Vescovo eletto (QUI).

Questa sequenza modificata ha enfatizzato visivamente il concetto di autorità ecclesiale come emergente dalla comunità riunita.
Tale simbolismo corrisponde alle idee promosse per anni all’interno dei movimenti di riforma che sostengono un modello decentralizzato e partecipativo di governo della Chiesa.

Secondo la dottrina cattolica, il potere dell’Ordine Sacro è trasmesso da Dio al Vescovo immediatamente e pienamente nel rito dell’Ordinazione.
Il potere di giurisdizione, invece, è trasferito da Dio al Papa, che poi lo concede al Vescovo attraverso la missione canonica.
Il pastorale è il simbolo episcopale del potere di giurisdizione ricevuto da Dio attraverso il Papa (dall’alto), non da Dio attraverso il popolo (dal basso).

Tuttavia, nessuna di queste deviazioni liturgiche invalida la consacrazione episcopale. Per la validità sono necessari un ministro idoneo, la materia, la forma, l’intenzione di fare ciò che la Chiesa intende con il rito e, nel caso delle ordinazioni, alcune condizioni nel destinatario (ad esempio, essere maschio e battezzato).

Il Concilio di Trento, nella Sessione VII, Canone 11 sui Sacramenti, insegna che il ministro deve avere l’intenzione «almeno di fare ciò che fa la Chiesa».
Questa intenzione minima è sufficiente per la validità, anche quando i riti sono alterati illegalmente.
I canoni 12 e 13 dello stesso decreto affermano esplicitamente che coloro che modificano i riti dei Sacramenti certamente peccano, ma non rendono invalidi i Sacramenti a meno che non siano compromesse la materia o la forma essenziali.
Questa dottrina è stata ribadita dal venerabile Papa Pio XII nella costituzione apostolica Sacramentum Ordinis sui sacri ordini del diaconato, del presbiterato e dell’episcopato (1947), che ha chiarito che la validità sacramentale dipende dalla corretta applicazione della materia e della forma con l’intenzione di eseguire il rito come la Chiesa intende che sia eseguito (QUI).

Anche l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino sostiene che anche un ministro che ha credenze errate può validamente conferire un Sacramento.
È il caso, ad esempio, dei Vescovi e dei sacerdoti scismatici orientali, i cui sacramenti sono validi, anche se le loro opinioni dottrinali e sacramentali sono eterodosse (ad esempio, il semi-pelagianesimo, il monopatrismo ecc.).

Mons. Josef Grünwidl è stato nominato Vescovo da Papa Leone XIV il 17 ottobre 2025, succedendo al card. Christoph Schönborn, di cui era stato segretario personale dal 1995 al 1998.

L’Ordinazione nella nella Dom- und Metropolitankirche zu St. Stephan und allen Heiligen di Vienna ha fatto seguito alla sua nomina, il 22 gennaio 2025, da parte di Papa Francesco ad Amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Vienna, un ruolo che ha effettivamente preparato la strada alla sua elevazione episcopale.

L’Arcidiocesi di Vienna è tra le sedi più influenti d’Europa. Almeno dalla metà del XIX secolo, ogni Arcivescovo metropolita di Vienna è stato elevato al Collegio cardinalizio, a sottolineare l’importanza dell’Arcidiocesi. Di conseguenza, le nomine a Vienna sono state spesso interpretate come indicative dell’agenda episcopale di un Papa.





gennaio  2026
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