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| Coordinamento Terra Santa: Voce a chi non ne ha! ![]() Delegazione vescovi in cammino, accompagnata da una missionaria comboniana, la delegazione dei vescovi del Coordinamento Terra Santa 2026 visita un villaggio beduino alle porte di Gerusalemme. (foto Mazur/cbcew.org.uk) Anche quest’anno in gennaio – dal 17 al 21 – un gruppo di tredici vescovi europei e nordamericani è tornato a Gerusalemme (e dintorni) per incontrare personalità ed esperienze che fanno parte delle Chiese di Terra Santa, ma anche di altri gruppi sociali palestinesi e israeliani. Parliamo dei presuli che aderiscono al Coordinamento Terra Santa (Holy Land Coordination) in rappresentanza delle rispettive Conferenze Episcopali. Dall’Italia – come già nel 2023 – ha fatto parte della delegazione il vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi. Numerosi gli incontri, anche se limitati a un’area geografica piuttosto ristretta: Gerusalemme e dintorni, Betlemme e il borgo cristiano di Taybeh, in Cisgiordania. Il soggiorno si è aperto con una visita agli accampamenti beduini che fiancheggiano la strada che da Gerusalemme scende verso Gerico e la cui presenza è sempre più minacciata dall’avanzare degli insediamenti ebraici. I vescovi vi sono stati accompagnati dalle suore comboniane che, con anni di attenzioni discrete, si sono guadagnate la fiducia di queste person Successivi incontri sono stati con la parrocchia latina di Taybeh, la comunità dei cattolici di lingua ebraica a Gerusalemme, la Fondazione Giovanni Paolo II a Betlemme, e con rappresentanti ebrei e palestinesi del Forum di Famiglie Parents Circle; del Centro Rossing per l’educazione e il dialogo, dell’associazione Rabbini per i diritti umani. Non sono mancati naturalmente confronti con il delegato apostolico Adolfo Tito Yllana (il 22 gennaio la Santa Sede ha reso noto che gli succederà presto mons. Giorgio Lingua) e con il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Con il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli, è stato possibile solo dialogare a distanza, in videoconferenza. ![]() La delegazione del Coordinamento Terra Santa ascolta la testimonianza di un beduino. (foto Mazur/cbcew.org.uk) Il viaggio dei presuli del Coordinamento Terra Santa – riconoscono essi stessi – si è svolto, anche quest’anno, in una terra «in cui le persone soffrono traumi profondi». Del primo incontro, con le comunità beduine, i vescovi scrivono: «Esse hanno condiviso con noi l’esperienza di una vita ai margini, di persone che vengono osservate ma spesso non incontrate, e i cui movimenti sono fortemente limitati dal rapido espandersi degli insediamenti che le attorniano sulle colline circostanti. Abbiamo ascoltato racconti di attacchi da parte dei coloni israeliani e di una violenza e intimidazione continue, di furti di bestiame e demolizioni di proprietà, che lasciano molti nell’impossibilità di dormire la notte per il timore di ulteriori violenze. Quando abbiamo chiesto loro chi vede le loro sofferenze e il loro grido per poter vivere in pace con i vicini, hanno risposto: “Nessuno ci vede”». Racconti simili i tredici vescovi e il loro accompagnatori li hanno ascoltati dai cristiani palestinesi del borgo di Taybeh: «ci hanno parlato delle loro sofferenze: gli attacchi incessanti da parte di coloni estremisti, lo sradicamento degli ulivi, la confisca delle terre e atti intimidatori che rendono la vita quotidiana insopportabile, spingendo molti verso un’emigrazione di massa». ![]() Concelebrazione mattutina presso l’edicola del Santo Sepolcro (foto Mazur/cbcew.org.uk) «Gaza – prosegue il testo – resta una crisi caratterizzata dalla catastrofe umanitaria». La situazione si è aggravata anche altrove: «Le persone della Cisgiordania che abbiamo incontrato sono demoralizzate e impaurite. Le coraggiose voci israeliane che si esprimono a favore dei diritti umani e civili sono sempre più minacciate; difendere le voci marginalizzate comporta una solidarietà costosa. Temiamo che presto anch’esse verranno messe a tacere. Come cristiani, è nostra vocazione e nostro dovere dare voce a chi non ha voce e rendere testimonianza della loro dignità, affinché il mondo conosca le loro sofferenze e sia mosso a promuovere giustizia e compassione». Mentre si riafferma «il diritto di Israele ad esistere e quello degli Israeliani a vivere in pace e sicurezza» allo stesso modo di chiede «che questi stessi diritti siano garantiti a tutti coloro che sono radicati in questa terra». |