Docente di diritto (mosso da speranza irreale)

scrive al Papa

perché rinunci alla via del Vaticano II


di Aldo Maria Valli




Pubblicato sul sito di Aldo Maria Valli











Il docente emerito di diritto presso la Catholic University of America: Raymond B. Marcin ha inviato a Papa Leone XIV una lettera esortandolo a respingere la via del Vaticano II, definita una rinascita occulta di quella che san Pio X condannò come la “sintesi di tutte le eresie”.

Precisato che scopo della lettera è “esprimere preoccupazione per il cammino che la nostra Chiesa cattolica sta seguendo ormai da sei decenni, sulla scia del Concilio Vaticano II”, Marcin cita il discorso rivolto da Prevost al Collegio cardinalizio il 10 maggio 2025, due giorni dopo la sua elezione, nel quale il nuovo Papa ha chiesto esplicitamente di applicare gli insegnamenti del Vaticano II.
Ma il problema, afferma Marcin, è proprio questo: “Gli insegnamenti del Concilio Vaticano II contengono l’elemento più basilare dell’eresia del modernismo che la nostra Chiesa ha condannato come ‘la sintesi di tutte le eresie’ nel 1907”.

Il modernismo, scrive il professore, cerca di fare del “pensiero del giorno” il criterio per discernere le verità cattoliche. Ne consegue che secondo il pensiero modernista non possono esserci verità eterne.
Il pensiero modernista cambia con le epoche perché suo scopo è proprio conformarsi al pensiero dominante in un dato momento storico.

I risultati dell’ingresso del fumo di Satana nel Tempio di Dio (secondo la celebre espressione di Paolo VI) non sono difficili da identificare – scrive Marcin – per gli attuali ottuagenari che hanno vissuto da adulti gli ultimi sessant’anni.
Basti pensare al forte calo della partecipazione alla Messa e delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa.

E che dire del fatto che, stando ai sondaggi, ci sarebbe tra i superstiti fedeli cattolici una diffusa perdita di fede nella Presenza reale di Gesù (Corpo, Sangue, Anima e Divinità) nella santa Eucaristia?
È importante per i cattolici di oggi sapere che la loro Chiesa un tempo (non molto tempo fa) era fiorente e che i loro fratelli cattolici un tempo avevano forti convinzioni che li univano. Sì, negli anni precedenti al Concilio Vaticano II eravamo davvero una Chiesa fiorente e unita”.

In conclusione il professore esprime una duplice speranza: che “il contenuto di questa lettera vi spinga a riconoscere i pericoli insiti nel flirt del Concilio Vaticano II con l’eresia del modernismo” e che Leone XIV possa riconsiderare l’impegno della Chiesa nei confronti degli insegnamenti del Concilio.

Tuttavia è difficile non provare la sensazione che Marcin si stia totalmente illudendo pensando di poter trovare nel Papa un interlocutore in grado di recepire certe istanze.

Innumerevoli sono ormai le dichiarazioni papali, così come le nomine, che provano non solo la totale continuità di Prevost rispetto a Bergoglio, ma anche il fatto che Prevost si è inserito a pieno titolo nel solco modernista reinterpretandolo alla luce del sinodalismo.

Spiace per il professor Marcin, ma scrivere una lettera a Leone XIV perché rinunci alla via modernista è come rivolgere un cortese invito alla volpe perché, dopo essere entrata nel pollaio, rinunci a divorare le galline.




gennaio  2026
AL SOMMARIO ARTICOLI DIVERSI