Il cardinale Woelki assente

alla 6° assemblea del Cammino sinodale



di Fraternità San Pio X






Cardinale Rainer Woelki, arcivescovo di Colonia



Tre anni dopo la quinta e ultima Assemblea del Cammino Sinodale tedesco, il Comitato sinodale, incaricato per l’applicazione della quindicina di decisioni prese a conclusione dei dibattiti e dei voti, ha fissato la data della sesta Assemblea che si è svolta dal 29 al 31 gennaio 2026 a Stoccarda, per valutare i processi intrapresi.

Alcuni vescovi tedeschi si sono rifiutati di partecipare a questa Assemblea: come il cardinale Rainer Woelki, arcivescovo di Colonia, e i suoi tre vescovi ausiliari: Mons. Ansgar Puff, Mons. Dominikus Schwaderlapp e Mons. Rolf Steinhäuser; a cui si è aggiunto Mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona.

Woelki e Voderholzer si sono opposti fin dall’inizio al Cammino Sinodale.
Dopo l’ultima Assemblea, questa opposizione si è tradotta nel rifiuto di partecipare al Comitato Sinodale, incaricato di istituire il contestato Consiglio Sinodale e nel rifiuto del suo finanziamento tramite l’imposta ecclesiastica.


«Per me, il Cammino Sinodale è terminato»

L’arcivescovo di Colonia ha giustificato il suo rifiuto nel corso di una intervista a Domradio, spiegando che «si era stabilito all’inizio che vi sarebbero stati cinque riunioni, a cui ho partecipato. In una riunione della Conferenza Episcopale tedesca, il processo doveva essere valutato. Io dichiarai che non avrei partecipato perché per me il cammino Sinodale era terminato».

Questa risposta non è esatta. In effetti, gli Statuti del Cammino Sinodale, adottati nel 2019, all’articolo 13 stabiliscono: «Attuazione e valutazione. Tre anni dopo l’ultima riunione, l’Assemblea Sinodale si riunirà di nuovo sotto la direzione della Presidenza sinodale per valutare l’attuazione dei risultati del Cammino Sinodale».
Tale riunione era dunque prevista fin dall’inizio.

La fine della risposta, invece è ad hoc: «A mio avviso, quest’organismo non ha il compito di valutare ciò che un vescovo locale o una diocesi abbia attuato o no delle decisioni del Cammino Sinodale».
Su questo infatti ci fu un acceso dibattito durante l’elaborazione degli Statuti: Roma si rifiutò di avallare una formula che obbligava i vescovi ad applicare le decisioni prese e tale formula venne rimossa. 


L’apprezzamento generale del processo da parte del cardinale

Nel corso dell’intervista, il cardinale Woelki è sollecitato ad esprimere la sua valutazione del processo sinodale tedesco. Egli segnala dei punti soddisfacenti: la questione del trattamento degli abusi sessuali, elemento che fu di avvio per il Cammino Sinodale, e il rafforzamento della prevenzione (degli abusi) e del lavoro di memoria, nonché la condivisione del potere e delle responsabilità. 
Egli cita la promozione delle donne in posti di direzione e responsabilità, vantandosi del fatto che la percentuale di donne in posti di direzione «nel nostro vicariato generale è attualmente del 36%, cioè nettamente superiore alla media, che è del 24%».
Ma si rammarica perché altre questioni importanti non siano state affrontate «per esempio, la questione dell’evangelizzazione», richiesta da Papa Francesco. «In futuro – spiega – vogliamo porre tutto sotto il segno dell’evangelizzazione» e fa riferimento a Evangelii Gaudium.  


Il punto nevralgico: la sinodalità

La fine dell’intervista tratta della sinodalità: ciò che è, il modo in cui è stata vissuta e realizzata durante il Cammino Sinodale, il Consiglio sinodale e l’ecclesiologia che sta alla base della sinodalità «tedesca».

Una sinodalità specifica per il Cammino Sinodale?

Questa è l’accusa rivolta prima di tutto dal cardinale Woelki. Egli ritiene che in Germania  «la sinodalità non è stata vissuta nel modo in cui, secondo me, l’intendeva Papa Francesco, e l’intende Papa Leone, e come essi la richiedono costantemente per la Chiesa universale e come essi stessi la praticano. L’ho potuto constatare di persona al recente Concistoro, l’assemblea dei cardinali con il Papa a Roma».

Ed ha precisato che egli intende la sinodalità come ascolto reciproco e come ascolto di ciò che dice lo Spirito Santo, per poter deliberare e discernere insieme. «Ma – ha aggiunto – la decisione spetta a chi ha ricevuto questa missione [il vescovo], che deve prima di tutto impegnarsi per la fede della Chiesa». 

Egli pensa «che esistano delle concezioni fondamentalmente diverse della sinodalità», E fa riferimento a Francesco e a Leone XIV per affermare che la sinodalità è un evento spirituale, uno strumento per l’evangelizzazione, ma che «il Cammino Sinodale tedesco è consistito soprattutto nell’attuare alcune posizioni proprie».


La Natura della sinodalità

Il cardinale spiega quindi che «è inaccettabile che noi in Germania sviluppiamo la nostra specifica concezione di sinodalità, influenzata dal sistema parlamentare, che si distacca dalla comunità della Chiesa universale».
L’intervistatore gli chiede allora naturalmente: «perché è difficile trovare una comprensione comune del termine “sinodalità”?».
L’arcivescovo di Colonia puntualizza che vi è «un tentativo insidioso di attuare una nuova ecclesiologia e una nuova antropologia che non sono più in accordo con la fede e con l’insegnamento della Chiesa universale».


Il progetto del Consiglio sinodale

Interrogato sulla sua opposizione alla istituzione di un Consiglio sinodale – organismo nazionale composto da vescovi e laici che dovrebbe supervisionare l’apostolato in Germania – il cardinale Woelki spiega che «non è solo una questione di organizzazione, ma una questione che tocca l’essenza stessa della Chiesa. Ed è su questa base che noi dobbiamo seguire un cammino sinodale comune».

Egli ricorda che nella Chiesa «il vescovo ha in definitiva il potere di decidere per la sua diocesi, che gli è stato conferito da Cristo stesso. Su questo, trovo difficile accettare l’idea di far parte di un comitato in cui 27 vescovi diocesani, 27 membri del Comitato Centrale dei laici e altri 27 membri da eleggere deliberino e decidano insieme».

Egli ricorda che Roma ha preteso un certo numero di modifiche per l’attuazione di tale organismo e che la questione non è ancora chiusa. E giustifica anche un processo sinodale che segua i “criteri romani”, su cui si dichiara pienamente d’accordo.


Conclusione

Il cardinale Woelki si è rifiutato di partecipare alla 6° Assemblea del Cammino Sinodale, dando una ragione giuridica insufficiente, ma la sua risposta teologica è pertinente.

Tuttavia egli dimostra di condividere la sinodalità «mondiale», temendo sia il progressismo tedesco sia la critica del cardinale Zen, che definisce «uomo di centro».

La sua posizione è certo coraggiosa, rispetto alla grande maggioranza dei suoi confratelli tedeschi, ma non si rende conto di aprire la strada alla stessa falsa ecclesiologia che egli teme, mantenendo i principi fondamentali della sinodalità pur rigettando le sue “estreme” conclusioni.
Ma per rendersene conto dovrebbe prima rigettare il veleno instillato dal Vaticano II. 


 


 
gennaio 2026
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