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| Il Vaticano II conosciuto solo “per sentito dire” ? ![]() Concilio Vaticano II Ingresso di Papa Giovanni XXIII nella Basilica di San Pietro (11 ottobre 1962) All’inizio di quest’anno 2026, Papa Leone XIV ha avviato una serie di catechesi che “saranno dedicate al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti”, come lui stesso ha annunciato, spiegando di voler commentare i testi conciliari per “riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale”. In particolare, il Papa desidera incoraggiare una riscoperta più approfondita del Vaticano II “non attraverso il sentito dire o le interpretazioni che ne sono state date, ma rileggendone i documenti e riflettendo sul loro contenuto”. A suo dire, il Concilio rimane “il Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa”. E tra i benefici del Vaticano II, non esita a includere “un’importante riforma liturgica, che pone al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il Popolo di Dio”. Nota inoltre che il Concilio “ci ha aiutato ad aprirci al mondo e a cogliere i cambiamenti e le sfide dell’era moderna attraverso il dialogo e la corresponsabilità, come Chiesa che desidera aprire le braccia all’umanità, farsi eco delle speranze e delle ansie dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e fraterna”. In questo oceano di beatitudine liturgica e filantropica, si esita ad aggiungere una goccia di realistica amarezza. Eppure è utile per il Santo Padre sapere che non si conosca il Concilio “per sentito dire” o per “interpretazioni”, ma piuttosto attraverso gli effetti concreti di tutte le riforme introdotte nella vita della Chiesa negli ultimi sessant’anni. Come ci invita Gesù Cristo, un albero dovrebbe essere giudicato dai suoi frutti. Non ci viene chiesto di arrampicarci sui suoi rami per valutarne le molteplici ramificazioni, ma semplicemente di riconoscerne il valore in base a quello dei suoi frutti. Un albero buono non può produrre frutti cattivi. Eppure, il Vaticano II ci aveva promesso una primavera per la Chiesa, ed è arrivato l’inverno: un vertiginoso declino della pratica religiosa, un crollo abissale delle vocazioni, l’estinzione dello spirito missionario, stigmatizzato come indottrinamento proselitista in nome della libertà religiosa... E la “Stella Polare” di cui parla Leone XIV ha gettato poca luce sul “cammino della Chiesa”, ora più divisa e fratturata che mai. Piuttosto, la stella conciliare ha gettato un gelo polare su istituzioni ormai rese sterili. A riprova, si consideri la chiusura di innumerevoli seminari e monasteri, al punto che viene da chiedersi se l’apertura al mondo moderno promossa dal Vaticano II non corrisponda – proporzionalmente – alla chiusura delle case religiose. Lo spirito del mondo entra, lo spirito religioso se ne va. Dunque, nessun catechismo papale per i fedeli legati alla Tradizione? Al contrario! Apriamo il Catechismo di San Pio X. Confrontiamo il chiaro insegnamento del santo Papa con quello dei suoi successori, vediamo cosa questi non dicono, cosa non dicono più, o cosa attenuano. Il Concilio sessantenne a confronto con la Tradizione bimillenaria: un effetto rinvigorente garantito! |