Dell’ordine e della libertà 


di Francesco Gisci












In ambito politico, sociale e culturale, il termine Rivoluzione è stato inteso in diverse maniere, sia negativamente, come sovversione, che positivamente, come rinnovamento.

In generale, per inquadrare e spiegare i fenomeni rivoluzionari, è utile conoscere due concetti fondamentali, ovvero, quelli di ordine e libertà.


L’ordine

L’ordine è un principio universale che appartiene necessariamente a tutte le cose che esistono, e si definisce come unità nella molteplicità in vista di uno scopo.
Ad esempio, un impianto elettrico di illuminazione è un insieme di componenti disposti secondo un ordine predeterminato senza il quale l’impianto non funzionerebbe.

L’ordine (che fa sì che le cose siano quello che sono) non può prodursi da sé, per caso o evolversi: una stampante assemblata in modo da poter stampare a due dimensioni non può dotarsi da sé di ulteriori e superiori componenti che le consentano di “evolversi” e stampare in tre dimensioni, ma sarà necessario l’intervento di un assemblatore che progetti una nuova e superiore architettura informatica.

Lo stesso vale per il vivente: la struttura organica dei vegetali non può supportare le funzioni superiori e sensibili degli animali, così come la struttura organica degli animali non può ospitare le funzioni superiori e spirituali umane (eccezion fatta secondo la narrazione letteraria fanta-scientifica dell’uomo-scimmia).

E così come è necessario un ente creativo, ovvero, spirituale e libero, per inventare, a partire dalla materia preesistente, un artefatto realizzato intenzionalmente e per uno scopo specifico (la stampante), altresì, è necessario un ente assolutamente creativo, libero e spirituale (sommo Bene) per creare un sinolo di materia e forma spirituale, per uno scopo specifico (amare il Bene)

E quanto più grande è la molteplicità e più perfetta è l’unità, tanto superiore è l’ordine.

Pensiamo ai sistemi del corpo umano interconnessi tra loro, ognuno composto da organi interconnessi che lavorano insieme per svolgere le funzioni vitali: i sistemi muscolare e scheletrico, circolatorio, respiratorio, digerente… fino a quello nervoso.
 
E così come tutte le cose che esistono, da quelle meno complesse e inanimate, a quelle più complesse e animate, sono naturalmente ordinate attraverso idee regolatrici e per uno scopo preciso, anche la vita sociale si fonda necessariamente su regole ordinatrici in vista di un fine, ovvero, il bene comune.

Il bene comune è quel benessere materiale e spirituale che garantisce lo sviluppo integrale, armonioso ed equilibrato delle inclinazioni naturali degli esseri umani per mezzo dei quali essi possono diventare ciò che sono e perfezionare la propria natura.

A tale scopo, la politica dovrebbe svolgere una funzione architettonica che regge, coordina, dirige e promuove tutte le attività umane che consentono il raggiungimento dello scopo, e vieta quelle che lo ostacolano.


La libertà

La libertà è l’assenza di costrizioni che obbligano a fare una certa cosa.
Esistono tre forme di libertà: la libertà fisica, la libertà naturale e la libertà morale.
Ecco le loro definizioni:

1)    la libertà fisica è l’assenza di costrizioni esterne, come ad esempio una gabbia per un animale, o una prigione per un essere umano, che limitano la capacità di movimento;

2)    la libertà naturale è invece l’assenza di costrizioni interne, ovvero, gli istinti e le passioni. La libertà naturale rende l’uomo padrone delle proprie azioni e capace di compiere qualsiasi azione voglia;

3)    la libertà morale, infine, è l’utilizzo responsabile e razionale della libertà naturale.


Dunque, la libertà è una proprietà che appartiene ai viventi, mentre ne sono prive le sostanze inorganiche che non hanno capacità vitali e di movimento.
I vegetali e gli animali, però, dispongono solo della libertà fisica, che è una libertà passiva.
Anche gli animali più abili, essendo privi di pensiero e razionalità, sono sempre vincolati e limitati dai propri istinti, per cui le loro scelte non sono autonome e consapevoli, ma determinate dal prevalere di un istinto su un altro.

L’essere umano, invece, è dotato di ragione e volontà che possono dominare i propri istinti e che gli consentono di scegliere quale istinto seguire e quale no.
Questa capacità è dovuta alla qualità dell’intelletto e della volontà che sono immateriali, ovvero uniti ma distinti dalla materia organica del corpo che, invece, come negli animali, agisce secondo istinti automatici.

La libertà naturale consente all’uomo di conseguire qualsiasi scopo desideri, anche qualcosa di oggettivamente cattivo, come ad esempio la morte di un innocente.
Ciò accade quando la libertà (la volontà) si autodetermina svincolandosi dal controllo della ragione.

La libertà morale, invece, è la libertà più perfetta perché essa si fonda sulla ragione che la indirizza a desiderare un vero bene (1) e a rifiutare il male (o bene apparente).

Ora, constatiamo come tutti gli esseri viventi agiscono per molteplici scopi.
Per esempio, una piccola ape operaia appena nata, immediatamente e istintivamente, comincia a pulire l’alveare, e dopo qualche giorno comincia a lavorare in maniera coordinata con tutte le altre api.

Similmente, anche l’essere umano compie delle azioni per soddisfare quei bisogni che sono in lui naturali e che ricerca spontaneamente come, ad esempio, mangiare, formare una famiglia, procurarsi una stabilità, vivere in società, ecc.

L’essere umano, se non è condizionato e limitato da costrizioni esterne ed interne, persegue questi scopi in modo naturale, perché fa parte del suo modo di essere.

Successivamente ai bisogni primari per la sopravvivenza, gli esseri umani agiscono anche per soddisfare bisogni spirituali attraverso l’arte e, soprattutto, la Religione, perché è proprio dell’uomo riconoscere il senso intrinseco delle cose, ovvero il loro fondamento e scopo.

Ma servendosi della libertà naturale, non tutti giungono alle stesse conclusioni spirituali, tale per cui molti, abusando della libertà, sostituiscono, soggettivamente, la vera e unica Religione divinamente rivelata con dei surrogati.

Considerato che la Rivoluzione è, per definizione, un movimento che tende a mutare sostanzialmente l’ordinamento sociale, politico e giuridico di una comunità, per sostituirlo con uno nuovo, il quale nella fase preparatoria rappresenta la mèta, al cui conseguimento il movimento è diretto, essa è certamente negativa se agisce per ostacolare il raggiungimento del bene comune a beneficio di beni apparenti, mentre è certamente positiva se agisce allo scopo di difendere la libertà morale e ristabilire l’ordine naturale precedentemente violato.
Ma in questo caso è scorretto parlare di Rivoluzione, perché trattasi di Restaurazione.


NOTA

1 - É veramente bene o buono ciò che è ordinato e agisce per il proprio scopo naturale: una società che promuove la libertà di agire ognuno seguendo i propri istinti e passioni, non è una buona società, perché essa risulterà disordinata e conflittuale. È buona, invece, una società che si fonda sulla ragionevolezza (imago Dei) che è la capacità comune a tutti gli esseri umani di riconoscere l’ordine naturale delle cose e rispettare lo scopo per cui esse esistono.
Le passioni sono importanti e necessarie ma devono essere indirizzate dalla ragione: ciò favorisce l’armonia e limita la conflittualità.


Bibliografia di riferimento

T. d’Aquino
, Commento alla Politica di Aristotele, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1996.

Leone XIII, Libertas, Lettera Enciclica di Sua Santità, Roma, 1888.

G. Berghin-Rosè, Ontologia, Marietti Editori, Bologna, 1952.

AA.VV., Enciclopedia Cattolica, Editrice Sansoni, 1953.

R. N. Williamson, A Catholic view of Liberty, Winona, 1996.





febbraio 2026
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