Sulle nuove consacrazioni episcopali

della Fraternità San Pio X



di El Wanderer


Pubblicato sul sito dell'Autore






Le consacrazioni episcopali del 1988


Poco più di ventiquattro ore fa è giunta la notizia – sperata e tanto attesa - che il 1 luglio 2026 la Fraternità San Pio X consacrerà nuovi vescovi, fino ad ora senza mandato pontificio, il che, secondo il Codice di Diritto Canonico, comporterà la loro scomunica latae sententiae.

Diversi amici hanno chiesto la mia opinione e, visto che questo blog tratta argomenti affini, penso che dovrei scrivere qualcosa. 

Tuttavia, esprimere la mia opinione in maniera fondata su un tema così delicato è per me una cosa complicata per due motivi.

Il primo perché si hanno poche informazioni.
Da parte della Fraternità vi è solo il comunicato e l’omelia di Don Pagliarani, e il comunicato è molto breve e dice solo che si è deciso di effettuare le consacrazioni perché la risposta di Roma “non risponde in alcun modo alle nostre richieste”. Ma non sappiamo quali fossero tali richieste. E questa non è una questione di poco conto, considerato quanto accadde con le prime consacrazioni episcopali del 1988 quando, secondo la mia opinione, la Fraternità chiese troppo e accadde quello che accadde.

Per altro verso, non abbiamo alcuna versione da parte di Roma.
Sappiamo solo quanto ha pubblicato il sito Messa in Latino, secondo cui Matteo Bruni, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, avrebbe detto: “I contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede proseguono, con l’obiettivo di evitare disaccordi o soluzioni unilaterali alle questioni emerse”.

E alcuni media riportano che anche la Fraternità ha fatto la stessa affermazione: siamo in trattative con Roma.

In conclusione, non mi sembra prudente esprimere una opinione definitiva e fondata su un argomento così delicato e sul quale so così poco.

E questa situazione mi porta al secondo motivo, per cui per adesso taccio: ho pensieri e “sentimenti” contrastanti per poter parlare coerentemente con il mio articolo precedente.
Perché, chiaramente, consacrare vescovi senza il mandato pontificio significa rompere l’unità della Chiesa, cosa che è gravissima.

Inoltre, la Santa Sede ha offerto alla Fraternità l’opportunità di “regolarizzare” la sua situazione canonica, durante i pontificati di Benedetto XVI e di Francesco, concedendo praticamente tutto quello che chiedevano, ma non l’accettarono. Tutto questo mi porta ad esprimere un giudizio negativo.

Ma i Tedeschi, non stanno rompendo tale unità da tempo? Quando la Cina consacra vescovi senza mandato pontificio e la Santa Sede si affretta a riconoscerli, non rompono l’unità della Chiesa? 

La questione non è semplice; ed è per questo che suscita perplessità.
Ed è per questo che condivido l’articolo di Peter Kwasniewski, che traduco qui di seguito.


La notizia delle consacrazioni episcopali della Fraternità San Pio X da effettuarsi il 1 luglio, è ovviamente molto importante. Non che qualcuno ne sia realmente sorpreso; era una notizia attesa da tempo. 

Ho pensieri contrastanti e non credo che questo non sia appropriato, dati i tempi confusi che viviamo.
Chiunque spera che io condanni la Fraternità o che la elogi incondizionatamente, sarà deluso.
Sono sempre stato moderatamente a favore della Fraternità, la mia posizione a riguardo è ben nota; ma ho sempre detto anche che sia oggettivamente meglio rimanere in regolare comunione istituzionale con la gerarchia cattolica, motivo per cui ho sempre assistito e assisterò alla Messa celebrata da un Istituto Ecclesia Dei, quando ne ho l’opportunità.  

Mi si permetta di dire semplicemente: è un giuoco un gran bene e anche un gran male.

Il gran bene è la comunione piena e regolare con la gerarchia della Chiesa. Gli Istituti Ecclesia Dei hanno eletto questo bene come principio fondamentale e di conseguenza non si pronunciano con chiarezza e completezza sulle questioni di attualità. Tuttavia, stanno chiaramente compiendo l’opera del Signore; stanno restaurando la tradizione silenziosamente e pazientemente in tutto il mondo. Ne ho visto i frutti immensi.
Stanno ricostruendo la Chiesa dalle fondamenta, un apostolato dopo l’altro.

Dall’altro lato, il gran male è il modernismo che ha infettato la Chiesa a tutti i livelli, fino al punto che ora è dato come per scontato; è diventato un gas nocivo onnipresente, invisibile e inodore.
Contro questa tendenza, l’arcivescovo Lefebvre adottò una posizione coraggiosa in difesa della fede cattolica tradizionale (l’opera di Yves Chiron «Tra Roma e la ribellione» è una lettura imprescindibile per chiunque voglia comprendere la profondità della crisi che ha affrontato, una crisi che affrontiamo ancora oggi), e la sua Fraternità continua a portare avanti questa fiaccola luminosa.

Io li ammiro per la loro testimonianza, per la quale hanno pagato un prezzo molto alto.

Prego ogni giorno per tutti gli Istituti Ecclesia Dei, per tutti i sacerdoti diocesani che celebrano la Messa tradizionale e per la Fraternità San Pio X. Chiedo per essi il meglio, nella carità di Cristo. Sarei profondamente addolorato se nel mondo essi non esistessero più.

Prego in particolare per il risanamento delle numerose fratture che hanno ferito il cattolicesimo moderno, non solo le fratture nella comunione canonica, che sono deplorevoli, ma, cosa peggiore, la spaventosa rottura con la tradizione cattolica, che spiega perché la Chiesa si trovi in uno stato così deplorevole (e perché esiste la Fraternità San pio X). 






febbraio  2026
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