Testimonianza:

“Io e la FSSPX. Dai frutti l’ho riconosciuta”


di Marco Bongi







Messa celebrata dai chierici della Fraternità San Pio X



Caro Valli,

sono abbastanza anziano da ricordare molto bene le consacrazioni episcopali effettuate da Monsignor Lefebvre nel 1988. Allora le vissi con grande disagio e molti scrupoli imperversarono nella mia anima obiettivamente disorientata.

Allora, come oggi, non mancavano severissimi ammonitori, armati più del Codice di diritto canonico e di documenti curiali che di autentico amore alla Verità, che lanciavano strali e avvertimenti contro il pericolo di scisma, scomuniche e quanto di peggio avrebbe potuto temere un buon fedele cattolico. 

Ero giovane e tali apocalittiche considerazioni fecero breccia nella mia povera anima. Mi allontanai così, per ben dodici anni, dalla Fraternità San Pio X.

Quando nel 1991 morì Monsignor Lefebvre, il fondatore, tutti i “più autorevoli” commentatori erano sostanzialmente unanimi nel loro giudizio: è tutto finito, la questione è chiusa, fra pochi anni moriranno anche gli ultimi nostalgici del periodo preconciliare e non si sentirà più parlare di Messa tradizionale, libertà religiosa e altri problemi teologici suscitati dal Vaticano II.

Mai previsione fu così errata.

E così, mentre gli Istituti cosiddetti Ecclesia Dei, pur avendo avuto comunque l’innegabile merito di mantenere il punto sulla liturgia, facevano letteralmente a gara per chi taceva più forte sui temi teologici, il mio disagio cresceva anno dopo anno, e molte domande rimanevano senza risposta nella mia mente.

Vagavo di chiesa in chiesa e ogni Domenica cercavo una Messa dignitosa e un predicatore meno peggio.
Ma intanto l’amaro in bocca cresceva sempre più e le perplessità continuavano a non trovare risposte valide.

La svolta avvenne infine nel 2000 quando, più che altro per curiosità, decisi di partecipare al pellegrinaggio giubilare a Roma della Fraternità San Pio X.

Ne rimasi profondamente colpito.

In effetti non trovai, come continuavano a sostenere i soliti benpensanti, né fanatismo, né intolleranza, né tantomeno una massa di vecchi nostalgici irrecuperabili.
Tutto si svolse con dignità, devozione e autentico spirito cattolico.

Constatai dunque chiaramente come spesso l’informazione riesca a essere fuorviante su aspetti davvero non secondari del reale.

Unica eccezione, lo ricordo con chiarezza, fu la rivista mensile di CL “30 Giorni” che dedicò al pellegrinaggio un ampio servizio molto equilibrato e un’intervista al vescovo Bernard Fellay.

In ogni caso, la mia decisione era presa. Tornai a frequentare le cappelle della Fraternità e, a tutt’oggi, a ventisei anni di distanza, non me ne sono mai pentito.
Credo infatti che, come ci insegna il Divin Maestro, l’albero si deve giudicare dai frutti.

La Fraternità San Pio X, nonostante divisioni e alcune fratture, ha continuato comunque a crescere. Ha sempre cercato un contatto con Roma, con umiltà e spirito filiale, ma senza mai svendere la Verità e la Dottrina. 

I frutti della cosiddetta Chiesa conciliare o, come si preferisce oggi definirla Chiesa sinodale, sono sotto gli occhi di tutti e non mi sembra opportuno, in questa sede, elencarli sia pur sinteticamente.

In conclusione: ho voluto semplicemente portare una testimonianza e incoraggiare i fedeli che non hanno vissuto quegli anni difficili a non farsi impressionare da ragionamenti spesso speciosi e fuorvianti.
Come diceva infatti Monsignor Lefebvre, se la nostra opera è di Dio non si fermerà, e se invece è solo degli uomini cadrà come tutte le cose umane.

Fino a ora penso che non ci siano dubbi sulla risposta!







febbraio  2026
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