Mons. Strickland e le consacrazioni:

un appello per la «continuità apostolica»


della Fraternità San Pio X







Mons. Joseph Strickland




Quando il Superiore Generale della Fraternità San Pio X (FSSPX) ha annunciato la sua decisione di procedere a nuove consacrazioni episcopali, Mons. Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, USA, ha analizzato questa decisione.

Tra difesa della Tradizione e constatazione di uno «stato di necessità», il vescovo offre una profonda riflessione sulla sopravvivenza della fede cattolica.

Il mondo cattolico tradizionale è in ebollizione. Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità San Pio X, ha ufficialmente confermato che la Fraternità fondata da Mons. Marcel Lefebvre procederà prossimamente alla consacrazione di nuovi vescovi.

E’ in tale contesto di tensione che Mons. Joseph Strickland ha pubblicato un articolo che analizza le legittimità di questa decisione rispetto alla crisi attuale nella Chiesa.


Mons. Strickland: una voce libera nella tormenta

Chi è Mons. Joseph Strickland?
Nominato vescovo di Tyler (Texas, USA) da Benedetto XVI nel 2012, si è rapidamente affermato come una delle voci più conservatrici e attente dell’episcopato americano.

Ardente difensore del «deposito della fede» e critico degli orientamenti del pontificato di Papa Francesco – soprattutto del Sinodo sulla sinodalità e delle questioni morali, è diventato una figura di riferimento per molti fedeli disorientati.

Questa sua schiettezza lo ha condotto ad una brusca rimozione.
Nel novembre 2023, dopo una visita apostolica, Papa Francesco lo ha esonerato ufficialmente dal suo governo pastorale.
Benché il Vaticano non abbia specificato i motivi precisi, questa rimozione è ampiamente considerata come una sanzione contro la sua pubblica opposizione alla linea di condotta della Curia romana.


Lo stato di necessità e la continuità apostolica

Nell’analizzare la situazione della FSSPX, Mons. Strickland non si accontenta di un commento giuridico.
Egli porta il dibattito sul terreno della «continuità apostolica».

Secondo lui, l’annuncio del Superiore Generale della FSSPX non deve essere visto come un atto di ribellione, ma come una risposta ad uno «stato di necessità» spirituale.

Mons. Strickland ricorda che la primaria missione della Chiesa è la trasmissione della fede inalterata.
Ora, il prelato ritiene che l’attuale gerarchia, con le sue ambiguità dottrinali, crea una rottura. Per cui il ricorso a delle consacrazioni senza l’autorizzazione romana non porta a creare una Chiesa parallela, ma ad assicurare che il sacerdozio e i sacramenti tradizionali non scompaiano.

«La Chiesa esiste per la salvezza delle anime», sottolinea, e afferma che quando la struttura amministrativa sembra venire meno a questa missione, la preservazione della Tradizione diventa una priorità assoluta.


Una critica implicita alla Roma attuale

La posizione di Mons. Strickland è particolarmente significativa perché il prelato non è un membro della FSSPX e per Roma è un vescovo «in piena comunione».

Sostenendo che la FSSPX agisce per preservare la «continuità» che Roma sembra trascurare, il vescovo emerito di Tyler evidenzia una profonda frattura ecclesiologica.

Per lui, non si tratta di sapere se i nuovi vescovi saranno «legali» secondo il Diritto Canonico, ma se saranno gli autentici custodi della verità cattolica.
Invita quindi i fedeli a comprendere che il vero scisma, secondo lui, sta più nell’abbandono dei dogmi che in una apparente irregolarità disciplinare.

In un panorama ecclesiale sempre più frammentato, la voce di Mons. Strickland risuona come un potente monito ed un sostegno morale per coloro che considerano la Tradizione come l’ultimo baluardo contro la confusione moderna.





 
febbraio 2026
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