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| Dal 1988, chi è cambiato: Roma o la FSSPX? ![]() Don Davide Pagliarani e il cardinale Fernandez Qui confronteremo la visione di Mons. Lefebvre sulla immutabile Tradizione cattolica, con l’evoluzione teologica della Roma attuale circa la sinodalità, l’insegnamento morale e la “tradizione vivente”. Sollevando una domanda che ogni cattolico serio dovrebbe porsi. Da oggi fino alle eventuali nuove consacrazioni episcopali che effettuerà la Fraternita San Pio X (FSSPX) ci saranno nuovi sviluppi degni di nota e diverse speculazioni su tali possibili sviluppi, molte delle quali si riveleranno errate. Per quanto tutto ciò possa essere interessante, possiamo già riflettere su qualcosa di estremamente rivelatore e certo in relazione alla questione: come le visioni religiose di Roma e della FSSPX siano cambiate dalle consacrazioni di quattro vescovi da parte dell’Arcivescovo Marcel Lefebvre, avvenute il 30 giugno 1988 senza l’approvazione di Roma. Pochi giorni dopo le consacrazioni del 1988, Giovanni Paolo II pubblicò la Lettera Apostolica Ecclesia Dei, nella quale citò la Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione: Dei Verbum, per condannare le consacrazioni come “scismatiche”. «La radice di questo atto scismatico
può essere individuata in una incompleta e contraddittoria
nozione di Tradizione. Incompleta perché non tiene conto del
carattere vivente della Tradizione, la quale, come insegna chiaramente
il Concilio Vaticano II (nella Dei Verbum) “proviene dagli Apostoli e
progredisce nella Chiesa con l’aiuto dello Spirito Santo. Si sviluppa
così una maggiore comprensione delle realtà e delle
parole trasmesse. Ciò avviene in vari modi: attraverso la
contemplazione e lo studio dei credenti che meditano queste cose nel
loro cuore; attraverso l’intima comprensione delle realtà
spirituali che essi sperimentano; e attraverso la predicazione di
coloro che hanno ricevuto, insieme al diritto di successione
nell’episcopato, il carisma certo della verità».
Secondo Giovanni Paolo II, la radice dell’atto scismatico stava nella mancata considerazione del carattere vivente della Tradizione. Esamineremo quindi di seguito tale fondamentale disaccordo fra Giovanni Paolo II e l’arcivescovo Lefebvre, che è di vitale importanza per tutti i cattolici. «Nulla nelle attuali visioni religiose della FSSPX è cambiato perché, “è solo nella Chiesa cattolica, così come è sempre stata, e nella sua immutabile Tradizione, che abbiamo la garanzia di possedere la Verità”». Questa è la visione che Giovanni Paolo II ha identificato come “la radice” del problema con la FSSPX perché essa non prende in considerazione il carattere vivente della Tradizione. La visione della FSSPX Se vi è qualcosa di cambiato nella visione religiosa della FSSPX a partire dal 1988, sembra che si limiterebbe ad una maggiore disponibilità ad impegnarsi in discussioni con Roma per la soluzione dell’attuale situazione irregolare. Per quanto interessante possa essere la questione dei seguaci dell’arcivescovo Lefebvre che si oppongono alle discussioni con Roma, essa non ha alcuna attinenza con quanto trattiamo qui. Per quanto riguarda la concreta visione religiosa – a parte le idee su come affrontare la crisi attuale a Roma – la FSSPX non è cambiata. Il modo migliore per confermarlo è guardare al messaggio, del 21 novembre 2024, del Superiore Generale della Fraternità, Don Davide Pagliarani, col quale commemorava il cinquantesimo anniversario della famosa Dichiarazione del 1974 dell’arcivescovo Lefebvre: «Cinquant’anni fa, Sua Eccellenza Mons.
Marcel Lefebvre pubblicò la memorabile Dichiarazione che sarebbe
diventata la carta costitutiva dalla Fraternità Sacerdotale San
Pio X. Vera professione di fede di eterna risonanza, quella
Dichiarazione esprime l’essenza stessa della Fraternità, la sua
ragion d’essere, la sua identità dottrinale e morale, e
conseguentemente la sua linea di condotta. La Fraternità non
può discostarsi di uno iota dal suo contenuto e dal suo spirito
che, cinquant’anni dopo, rimangono perfettamente pertinenti ai giorni
nostri».
Questo deriva logicamente dalla convinzione che l’immutabile Fede cattolica non cambi nel tempo. Un altro elemento che indica che la visione della FSSPX non è cambiata è costituito dal comunicato della Casa Generalizia della FSSPX del 2 febbraio 2026, che cita il messaggio di cui sopra: «Le parole (di Don Pagliarani) scritte il 21 novembre 2024, per il
cinquantesimo anniversario della storica Dichiarazione di Mons. Marcel
Lefebvre, sono più che mai il riflesso del suo pensiero e delle
sue intenzioni: “E’ solo nella Chiesa cattolica, così
come è sempre stata, e nella sua immutabile Tradizione che
abbiamo la garanzia di possedere la Verità, di poterla predicare
e di poterla servire. … La Fraternità non cerca primariamente la
sua sopravvivenza, essa cerca principalmente il bene della Chiesa
universale, e per questo la Fraternità è, per eccellenza,
un’opera della Chiesa che, con una libertà e una forza uniche,
risponde adeguatamente alle specifiche esigenze di un tempo come il
nostro, tragico senza precedenti. … Questo unico obiettivo è
ancora oggi il nostro, come lo era cinquant’anni fa.»
La visione di Roma A differenza della FSSPX, le visioni religiose di Roma su diverse questioni chiave di fede e di morale, appaiono drammaticamente cambiate rispetto al 1988. Sebbene non sia necessario considerare il primo elemento di questo elenco come specificamente correlato alla fede e alla morale, esso è di una immensa importanza per il presente argomento. Scisma della FSSPX. Mentre Giovanni Paolo II credeva che la FSSPX fosse scismatica, oggi non è questo il messaggio che viene da Roma. Benedetto XVI revocò le scomuniche contro i vescovi della FSSPX; e Francesco accordò alla FSSPX il permesso di ascoltare le confessioni e di benedire i matrimoni. Peraltro, se la FSSPX fosse davvero scismatica, perché Roma dovrebbe preoccuparsi delle future consacrazioni episcopali di altri vescovi senza l’approvazione papale? Questione LGTBQ. Dal 1988 Roma ha pienamente abbracciato la promozione e la difesa dell’agenda LGTBQ nella Chiesa cattolica. Questo è chiaro dalla nomina di vescovi apertamente pro-LGBTQ e dall’autorizzazione a benedire le coppie dello stesso sesso a partire dal 2023 con Fiducia Supplicans. Divorzio e nuovo matrimonio. Il paragrafo 301 di Amoris Laetitia di Francesco, del 2016, ha scosso l’intera Chiesa con questa frase: “Pertanto, non si può più semplicemente dire che tutti coloro che si trovano in una qualsiasi situazione “irregolare” vivono in stato di peccato mortale e sono privi della grazia santificante”. Questa frase mirava a cambiare non solo la visione sul divorzio e sul nuovo matrimonio, ma anche sul peccato mortale e la grazia santificante. Ad oggi, questa frase non è stata corretta o ritrattata e pertanto rimane l'attuale visione di Roma. Sinodalità. Da oltre tre anni, Roma fa riferimento ad una nuova chiesa detta “Chiesa Sinodale”. In molti documenti relativi al Sinodo sulla sinodalità, si afferma che tutti i battezzati sono membri della Chiesa Sinodale perché sono il Popolo di Dio. Per la Chiesa Sinodale la verità religiosa si discerne attraverso un processo di ascolto di tutti i battezzati. Questo è molto diverso dalle credenze della Chiesa cattolica, eppure è l'attuale posizione della Roma di oggi. Tutto questo deriva logicamente dalla nozione di tradizione vivente, che la FSSPX rifiuta. Quindi è evidente che Roma continua ad allontanarsi sempre più da quello che la Chiesa ha sempre insegnato prima del Vaticano II, mentre la FSSPX rimane dove è sempre stata. Questo confronto tra ciò che credono la FSSPX e Roma a partire dal 1988 mette in luce la scelta che tutti i cattolici devono fare, che ne siano consapevoli o no. Coloro che condividono la posizione fondamentale della FSSPX rischiano di essere definiti scismatici, ma almeno hanno la certezza che le loro convinzioni religiose non possano evolversi; al contrario, coloro che condannano la FSSPX non corrono mai il rischio di essere definiti scismatici dalla Chiesa Sinodale, ma vivono con la perpetua minaccia che Tucho possa cambiare la loro religione. Per meglio comprendere le ragioni di questa dicotomia, possiamo considerare ulteriormente la Dei Verbum. Dei Verbum e tradizione vivente Come abbiamo visto prima, Giovanni Paolo II ha citato la Dei Verbum del Vaticano II in difesa della tradizione vivente. Possiamo vedere un altro esempio dell’importanza della Dei Verbum da quanto ha risposto Francesco nel 2023 ad una domanda del cardinale Victor Manuel Tucho Fernandez sui “dubia” sottoposti a Francesco dai cardinali Brandmüller, Burke, Iñiguez, Sarah e Zen. La domanda dei Dubia dei cardinali: «In seguito alle dichiarazioni di alcuni vescovi, che non sono state né corrette né ritrattate, ci si chiede se la Divina Rivelazione debba essere interpretata nella Chiesa in base ai cambiamenti culturali del nostro tempo e secondo la nuova visione antropologica promossa da tali cambiamenti; o se la Divina Rivelazione sia sempre vincolante e immutabile e quindi non può essere contraddetta seguendo quanto sostiene il Concilio Vaticano II, che afferma che “l’obbedienza della fede” è dovuta a Dio che rivela (Dei Verbum, n° 5). Risposta di Francesco e Tucho: «La risposta dipende dal significato che si da al verbo “interpretare”. Se lo si intende come “interpretare meglio”, l’espressione è valida. In questo senso, il Concilio Vaticano II ha affermato che è necessario che con il lavoro degli esegeti – e aggiungo, con quello dei teologi – “il giudizio della Chiesa maturi” (Vaticano II, Costituzione Dogmatica Dei Verbum, 12). Pertanto, mentre è vero che la Divina Rivelazione è immutabile e sempre vincolante, la Chiesa deve essere umile e riconoscere che essa non esaurisce mai la sua insondabile ricchezza e che sempre bisogno di crescere nella sua comprensione. Di conseguenza, la Chiesa matura anche nella comprensione che essa stessa ha affermato nel suo Magistero. I cambiamenti culturali e le nuove sfide storiche non cambiano la Rivelazione, tuttavia possono stimolarci a spiegare meglio certi aspetti della sua traboccante ricchezza, che ha sempre di più da offrire …» Tutto questo è ricco di sfumature e può sembrare irrilevante, ma è utile considerarlo perché tale scambio riassume gran parte della battaglia dottrinale che infuria da oltre sessant’anni. In sostanza, abbiamo i cardinali conservatori che citano la Dei Verbum per affermare che la verità non può cambiare; e Francesco e Tucho che citano la Dei Verbum per affermare che la nostra comprensione della verità può “maturare” sulla base dei cambiamenti culturali. In sintesi, a Roma, i rivoluzionari possono giustificare sviluppi drammatici tramite il concetto di “maturazione” delle interpretazioni della Chiesa; e coloro che si rifiutano di mettere in discussione i documenti del Concilio non hanno molto spazio per opporsi in modo persuasivo. Ahimè, un cattolico serio che vive secondo il Concilio tende a morire secondo il Concilio. Cosa pensa su questo Leone XIV? Ecco cosa ha detto il 28 gennaio 2026 nella sua catechesi sulla Dei Verbum: «La Parola di Dio,
dunque, non è fossilizzata, ma è una realtà viva e
organica che si sviluppa e cresce nella Tradizione. Grazie allo Spirito
Santo, la Tradizione la comprende nella ricchezza della sua
verità e la incarna nelle coordinate mutevoli della storia.
Colpisce, a questo proposito, la proposta del santo Dottore della
Chiesa John Henry Newman nella sua opera intitolata The Development of Christian Doctrine.
Egli afferma che il cristianesimo, sia come esperienza comunitaria sia
come dottrina, è una realtà dinamica, nel modo indicato
da Gesù stesso nelle parabole del seme (cfr Mc 4, 26-29): una realtà
viva che si sviluppa grazie a una forza vitale interiore».
Queste parole suggerirebbero che Leone XIV sia generalmente incline a vedere la Tradizione come vivente e dinamica, in un senso che la FSSPX ha rifiutato. Tuttavia, Leone XIV ha continuato la sua catechesi con parole che suonano molto più coerenti con la posizione della FSSPX: «L’Apostolo Paolo
esorta ripetutamente il suo discepolo e collaboratore Timoteo: “O
timoteo, custodisci il deposito” (1
Tim 6, 20; cfr. 2 Tim
1, 12-14). La Costituzione Dogmatica Dei
Verbum riecheggia questo testo paolino quando afferma: “La Sacra
Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un unico sacro deposito
della Parola di Dio, affidato alla Chiesa”, interpretato dal Magistero
vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata in nome
di Gesù Cristo (n° 10). “Deposito” è un termine che,
nel suo significato originario, ha natura giuridica ed impone al
depositario il dovere di preservare il contenuto, che in questo caso
è la fede, e di trasmetterlo intatto».
Presumibilmente, Mons. Lefebvre avrebbe concordato con gran parte di questo, specialmente col dovere della Chiesa di trasmettere “intatto” il sacro deposito. Se questo è veramente il modo in cui Leone XIV concepisce il ruolo della Chiesa, come concilia questo col fatto che la “tradizione vivente” si è tradotta in una situazione in cui la FSSPX è perseguitata proprio perché si sforza di salvaguardare e trasmettere intatto il sacro deposito? Vedremo presto come evolverà la situazione. Sebbene sembri altamente improbabile che Leone XIV (per non parlare di Tucho) condivida la visione della FSSPX sulla natura immutabile della Fede, ora avrà l’opportunità di riflettere in preghiera su argomenti che dovrebbero trovare riscontro negli uomini di buona volontà che desiderano essere veramente fedeli cattolici. Come ha affermato Don Pagliarani nella sua recente intervista sull’annuncio delle previste consacrazioni, tutti i cattolici dovrebbero unirsi in preghiera per Roma e per la FSSPX: «Il momento presente
è anzitutto un tempo di preghiera, di preparazione dei cuori,
delle anime e anche delle intelligenze, al fine di disporsi alla grazia
che queste consacrazioni rappresentano per tutta la Chiesa. Il tutto
nel raccoglimento, nella pace e nella fiducia nella Provvidenza, che
non ha mai abbandonato la Fraternità e che non la
abbandonerà neppure ora».
Tutti i cattolici seri hanno buone ragioni per pregare che Dio conceda a Leone XIV la grazia di comprendere la posizione della FSSPX e il coraggio di fare la volontà di Dio. Cuore Immacolato di Maria, prega per noi! |