I gruppi della Messa tradizionale

commentano il proposito della Fraternità San Pio X

di consacrare nuovi vescovi

e rivolgono un appello a Papa Leone e ai vescovi

 


di Antonino Cambria


Pubblicato sul sito Life Site News





Papa Leone XIV



Una Voce International (FIUV) e Latin Mass Society of England and Wales, questa settimana hanno pubblicato una dichiarazione congiunta che esorta  la gerarchia della Chiesa ha porre fine alle restrizioni nella celebrazione della Messa Latina Tradizionale [TLM] a beneficio dei fedeli, alla luce del progetto della Fraternità San Pio X (FSSPX) di consacrare dei nuovi vescovi senza l’approvazione del Vaticano.

In questa lettera del 3 febbraio, le organizzazioni, note per la loro promozione della TLM, hanno espresso la speranza che un giorno la FSSPX possa ottenere il regolare Status canonico, e hanno sottolineato le difficoltà affrontate dai fedeli devoti alla Messa Tridentina, che hanno fatto affidamento sulla Fraternità per la Messa e i sacramenti a causa delle restrizioni introdotte da Traditionis Custodes.
La lettera chiede al Vaticano di revocare tali restrizioni e di permettere la creazione di nuove parrocchie che celebrino la Messa tradizionale a beneficio di questi fedeli.
 
Una Voce International e Latin Mass Society hanno accolto con preoccupazione l’annuncio del Superiore Generale della FSSPX: Don Davide Pagliarani, che la Fraternità effettuerà delle consacrazioni episcopali il 1 luglio di quest’anno, e nella lettera scrivono: «Il nostro ardente desiderio, condiviso da molti cattolici di buona volontà, è la regolarizzazione canonica della FSSPX, che consentirebbe alle sue numerose opere di bene di produrre il massimo frutto possibile».

All’inizio di questa settimana, la Casa Generalizia della FSSPX ha annunciato il  proposito della Fraternità di effettuare nuove consacrazioni episcopali senza l’approvazione del Vaticano, sulla base dell’«oggettivo stato di grave necessità», al fine di continuare il suo ministero sacramentale.

Nel comunicato della Fraternità si legge che il Superiore Generale aveva chiesto udienza alla Santa Sede lo scorso agosto per presentare quella che lui ha chiamato la «loro attuale situazione», nonché la necessità di assicurare la continuazione del ministero episcopale della FSSPX.

In una seconda lettera, Don Pagliarani ha espresso esplicitamente la particolare necessità della Fraternità di assicurare la continuazione del ministero dei suoi vescovi, ma ha ricevuto una recente risposta che, secondo la Fraternità, “non risponde in alcun modo alle nostre richieste”.  

La lettera continua dicendo: “Condividiamo lo scopo della FSSPX che l’antica liturgia della Chiesa sia resa disponibile il più ampiamente possibile per il bene delle anime”.
Non condividiamo in tutti i suoi dettagli l’analisi della FSSPX sulla crisi nella Chiesa. In particolare, sappiamo che molti cattolici possono assistere alla Messa Tradizionale con tutti i permessi necessari rilasciati dalla gerarchia della Chiesa, così che per loro non è necessario cercarla in un contesto irregolare”.

Tuttavia, sappiamo anche che per altri, assistere alla Messa Tradizionale è stato reso molto difficile: in alcuni luoghi questo si verifica nonostante il desiderio di sacerdoti qualificati di celebrarla per i fedeli, e perfino nonostante la disponibilità del vescovo del luogo a permetterlo”.
E la lettera aggiunge: “Questo crea un ambiente in cui l’argomento della FSSPX sullo ‘stato di necessità’ guadagna simpatie”.

Qui, le organizzazioni tradizionali sembrano suggerire che le draconiane restrizioni di Traditionis Custodes abbiano dato maggiore credito all’affermazione della Fraternità di trovarsi in “stato di necessità”.

In effetti, da quando Papa Francesco ha promulgato nel 2021 il motu proprio Traditionis Custodes, diversi vescovi hanno fortemente limitato la celebrazione della Messa Tradizionale, portando i fedeli a recarsi sempre più spesso nelle cappelle della FSSPX per la Messa e per i sacramenti.

L’anno scorso, nella diocesi di Charlotte, negli Stati Uniti, il vescovo Michael Martin ha soppresso tutte le Messe tradizionali diocesane, limitandone la celebrazione in un’unica piccola cappella, ammettendo  che non fosse idonea ad accogliere tutti fedeli che desideravano assistere all’antica liturgia romana.

In seguito alle restrizioni imposte dal vescovo Martin, la cappella di Sant’Antonio da Padova della FSSPX a Mount Holly, New Jersey, ha registrato un notevole aumento delle presenze, costringendo la Fraternità ha pianificare la costruzione di una nuova cappella per far fronte a tale crescita.
  
Le organizzazioni tradizionali hanno concluso la loro lettera esortando Papa Leone e la gerarchia della Chiesa ha tenere conto di questa situazione e ricordando che i Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno elogiato l’antica liturgia e i fedeli devoti alla sua celebrazione.

E hanno scritto: «Esortiamo i nostri vescovi e Sua Santità Papa Leone XIV a rendersi conto di queste realtà pastorali, che in questo momento stanno precipitando in una crisi le cui conseguenze nessuno può prevedere».

Concludendo: «Ciò che i cattolici hanno associato al desiderio del “Messale antico” non è una forma liturgica dannosa o innovativa. Papa San Giovanni Paolo II ha definito il nostro desiderio di questo Messale una “giusta aspirazione” (Ecclesia Dei, 1988), e in seguito Papa Benedetto XVI lo ha descritto come una fonte di “ricchezza” (Lettera ai Vescovi, 2007)”».

Diversi prelati cattolici hanno denunciato le dure restrizioni di Traditionis Custodes, affermando che né il Papa, né i vescovi hanno il diritto di sopprimere la Messa tradizionale.

Il cardinale Raymond Burke ha sottolineato che la Messa in latino “non è mai stata giuridicamente abrogata” e che non è ammissibile per un Papa fingere di esercitare un “potere assoluto” per “sradicare una disciplina liturgica”.

Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha sottolineato che il Santo Padre non ha il diritto di sopprimere Messa tridentina, che è stata la liturgia di numerosi Santi, precisando che non è disobbedienza continuare a celebrare o assistere alla Messa Antica: «I fedeli e i sacerdoti hanno il diritto ad una liturgia che è stata di tutti Santi (…) Pertanto, la Santa Sede non ha il potere di sopprimere un patrimonio di tutta la Chiesa; è un abuso, e lo è anche da parte di un vescovo. In questo caso, si può continuare a celebrare la Messa anche in questa forma. E’ una forma di obbedienza (…) a tutti Papi che l’hanno celebrata. 



febbraio  2026
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