Delle consacrazioni

per rispondere ad uno stato di necessità


di Don Bernard de Lacoste, FSSPX







Don Bernard de Lacoste



In un sermone pronunciato Domenica 8 febbraio a Ecône, Don Bernard de Lacoste, Direttore del Seminario San Pio X, ha parlato della necessità delle prossime consacrazioni episcopali annunciate il 2 febbraio dal Superiore Generale della Fraternità: Don Davide Pagliarani, e previste per il prossimo 1 luglio.


Cari seminaristi, cari fedeli,

Lunedì scorso, 2 febbraio, il Superiore Generale della Fraternità San Pio X ha annunciato che si terranno delle consacrazioni episcopali, cioè delle consacrazioni di vescovi, mercoledì 1 luglio prossimo.
La cerimonia si svolgerà qui, a Ecône, sul celebre prato delle ordinazioni, esattamente sullo stesso posto in cui, il 30 giugno 1988, Mons. Lefebvre ha consacrato quattro vescovi.

Sarà un avvenimento storico, ma è importante comprenderne la portata e il significato.
La particolarità di questa cerimonia è che, per il momento, essa non ha ricevuto l’autorizzazione di Papa Leone XIV.
Noi speriamo con tutto il cuore che il Sommo Pontefice permetterà queste consacrazioni. Bisogna pregare con questa intenzione.


Passi compiuti a Roma

Normalmente, è vietato consacrare dei vescovi senza l’autorizzazione del Vicario di Cristo, il successore di Pietro. Ecco perché il nostro Superiore Generale, alcuni mesi fa, ha sollecitato un’udienza col Papa. Ma, purtroppo, questa udienza non gli è stata concessa. Egli ha scritto diverse lettere al Papa e, per adesso, la sola risposta che ha ricevuto, da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede, è una risposta negativa.

Noi continuiamo a sperare e a pregare.

Giovedì prossimo [12 febbraio 2026], tra quattro giorni, Don Pagliarani, nostro Superiore Generale, si recherà a Roma su invito del cardinale Fernandez.
Ma questo cardinale non è un grande amico della Tradizione. Ecco perché, umanamente, da questo incontro non bisogna sperare granché.
Tuttavia, se lo Spirito Santo interviene, tutto è possibile. E’ per questo che bisogna pregare con fiducia e insistenza.

Noi non siamo d’accordo con coloro che deridono il Papa, che disprezzano la Santa Sede, che vivono come se Leone XIV non esistesse.
Cristo ha fondato la Sua Chiesa su San Pietro e sui suoi successori. L’amore e il rispetto per il Sommo Pontefice, l’amore per Roma e per la Santa Sede, la sottomissione al Magistero della Chiesa, fanno parte dello spirito della Fraternità San Pio X come l’ha fondata Mons. Lefebvre.


Constatazione di una crisi nella Chiesa

Tuttavia, purtroppo, si deve constatare che da 60 anni, quelli stessi che hanno ricevuto da Cristo la missione di confermare i sacerdoti e i fedeli nella fede, usano la loro autorità, il loro potere, per attaccare la fede e la morale.
Da 60 anni, la Santa Sede diffonde insegnamenti confusi, ambigui e talvolta perfino falsi, radicalmente contrari a quello che la Chiesa ha sempre insegnato.

Se noi vogliamo conservare la fede e lo stato di grazia per andare in Cielo, siamo dunque obbligati a resistere a queste autorità, non seguirle quando si allontanano dal vero e dal bene.

Ecco alcuni esempi di insegnamenti diffusi da Roma e che noi dobbiamo rifiutare per rimanere cattolici:

«Le comunità cristiane non cattoliche possono essere dei mezzi di salvezza».
Questo è falso.

«Non è necessario che Cristo regni pubblicamente sulle società».
Questo è falso.

«Un divorziato risposato ha il diritto di comunicarsi».
Questo è falso.

«Una coppia dello stesso sesso può ricevere una benedizione da un sacerdote».
Questo è falso.

«L’Antico Testamento è sempre in vigore e non è stato abrogato».
Questo è falso.

«La Vergine Maria non deve essere chiamata Corredentrice».
Questo è falso.

«Il Papa non è il solo a detenere in potere supremo nella Chiesa».
Questo è falso.

«La preoccupazione per il clima e la protezione del pianeta sono una priorità per la Chiesa».
Questo è falso.

«Il dialogo interreligioso è benefico e fruttuoso».
Questo è falso.

«La Messa tradizionale è superata, obsoleta, abrogata, antiquata, desueta. Essa non corrisponde più alle aspirazioni del cristiano del XXI secolo».
Questo è falso.

«Ognuno ha il diritto di vivere secondo la sua coscienza, anche se questa coscienza è in errore».
Questo è falso.

E l’elenco potrebbe continuare, purtroppo.


Necessità di vescovi fedeli

Il cardinale Ratzinger, poche settimane prima di diventare Papa Benedetto XVI, in una meditazione per il Venerdì Santo, ha paragonato la Chiesa ad una barca che prende acqua da tutte le parti. Io approfitto di questa immagine per raccontarvi una storia che si svolge in mezzo all’Oceano Atlantico.

Una nave ha appena avuto una falla nello scafo e l’acqua comincia ad entrare. Panico!
Allora, un marinaio energico si precipita per cercare di tappare i buchi, di sigillare la falla. Ma il comandante interviene: «No, stai tranquillo, ti proibisco di tappare la falla».

Sorpreso, il marinaio reagì: «Ma, comandante, se non facciamo qualcosa affonderemo!»
Nondimeno, il comandante resta inflessibile: «Proibisco a tutti i membri dell’equipaggio di tappare la minima falla».

Stupefatto, non comprendendo perché il suo capo desse un ordine così assurdo, così incomprensibile, irragionevole, il marinaio riflette un momento e poi decide di disobbedire; e con due compagni si mette a riparare la nave per impedire che affondi.

Questo è intelligente, è ragionevole: è un’immagine di ciò che la Fraternità San Pio X e le comunità amiche cercano di fare, molto modestamente.

Oggi, in mezzo alla terribile crisi che sta vivendo la Santa Chiesa, ogni cattolico deve agire per conservare la fede. E i membri del clero in più devono agire per trasmettere questa fede in tutta la sua purezza dottrinale, con una carità missionaria.

Ora, perché vi siano del sacerdoti fedeli, servono vescovi fedeli. Ecco perché sono necessarie le consacrazioni episcopali.


La questione dello scisma

Vi sono di quelli che dicono: «Ma, fare una consacrazione episcopale senza l’autorizzazione del Papa, è un atto scismatico».
Bisogna rispondere distinguendo.

Se in queste consacrazioni senza l’autorizzazione del Papa si intende conferire ai nuovi vescovi il potere di governo – di giurisdizione, come si dice nella Chiesa -, allora sì, si tratta di un atto scismatico, perché è solo il Papa che può conferire ai vescovi la giurisdizione. Per esempio dicendo: «Tu, nuovo vescovo, sarai il vescovo di New York, e tu di Parigi, e tu di Sion». Solo il papa può fare questo.
Nella Fraternità questo non avviene, e Mons. Lefebvre non ha mai voluto conferire la giurisdizione ai quattro vescovi, e neanche Don Pagliarani. Non si considerano il Papa.

La consacrazioni episcopali nella Fraternità conferiscono ai nuovi vescovi solo il potere di Ordine, col quale essi possono amministrare la cresima, l’ordinazione sacerdotale, la consacrazione delle chiese; ma essi non avranno il potere di governo sulla Santa Chiesa, a meno che non lo conferisca il Papa.

Ecco perché si può dire che queste consacrazioni non sono un atto scismatico. Non vi è alcuna intenzione di costituire una Chiesa parallela, come fanno gli scismatici.

E il Papa reagirà punendo i nuovi vescovi con una pena ecclesiastica?
E i membri della Fraternità San Pio X e i fedeli verranno accusati di scisma? Questo è possibile.

Tuttavia, noi preferiremmo morire piuttosto che essere scismatici. Preferiremmo morire piuttosto che vivere fuori dalla Chiesa romana.
E se noi dovremo soffrire all’interno della Chiesa e per mano degli uomini di Chiesa, ricorderemo che anche gli Apostoli, dopo la Pentecoste, hanno sofferto per mano delle autorità religiose del loro tempo.

La Scrittura ci dice che essi erano felici di essere ritenuti degni di soffrire per il Nome di Gesù. E anche noi siamo felici se siamo ritenuti degni di soffrire per Cristo Re e per il Suo immutabile insegnamento.
San Paolo ci ha avvisati: «Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù subiranno la persecuzione».


Eventuali condizioni di Roma

E’ possibile che la Santa Sede ci dica: «D’accordo, vi autorizziamo a consacrare dei vescovi, ma a condizione che voi accettiate due cose: la prima è il Vaticano II, e la seconda è la nuova Messa. E allora, sì, vi permettiamo di fare le consacrazioni».

Come bisognerà reagire? Semplice!

Noi preferiamo morire piuttosto che diventare modernisti. Noi preferiamo morire piuttosto che rinunciare alla fede cattolica integrale. Noi preferiamo morire piuttosto che sostituire la Messa di San Pio V con la messa di Paolo VI.

Dietro questo dibattito vi è la questione della salvezza eterna. Noi siamo sulla terra per andare in Cielo. Ora, per andare in Cielo bisogna essere in stato di grazia. E per essere in stato di grazia bisogna avere la fede: è un requisito.
San Paolo dice: «Senza la fede è impossibile piacere a Dio».

E per avere la fede, bisogna rifiutare tutte le eresie. Ora, la peggiore delle eresie è il modernismo. San Pio X ha detto: «Il modernismo è la raccolta o la cloaca che raccoglie tutte le eresie».

Dunque, se alla fine della nostra vita terrena vogliamo andare in Cielo, dobbiamo rifiutare il modernismo e invece conservare il catechismo tradizionale e conformare la nostra vita a questo catechismo.


Il criterio dei frutti

Quando ci troviamo in una situazione delicata ed esitiamo sulla strada da prendere, quando non sappiamo bene che cosa fare, Nostro Signore, nel Vangelo, ci dà un criterio di discernimento: «L’albero si giudica dai frutti. Un albero buono dà dei frutti buoni, un albero cattivo dà dei frutti cattivi».

E allora, vediamo: quali sono i frutti della nuova teologia e della nuova messa?
I seminari moderni si svuotano; la Domenica a Messa, nelle parrocchie, si trovano soprattutto persone anziane; gli effettivi delle congregazioni religiose sono in caduta libera; la morale non è più rispettata, ecc.

Invece, la Messa tradizionale attira le persone, i soli Istituti che oggi suscitano vocazioni sono quelli che conservano la Tradizione.

Vediamo anche i frutti nei fedeli, nei laici. Vi sono delle famiglie numerose? Dove sono degli sposi reciprocamente fedeli che rispettano la morale coniugale?
Soprattutto, non esclusivamente, ma soprattutto nelle comunità in cui si conserva la Tradizione.

In questa chiesa di Ecône, per esempio, ci sono così tanti bambini rumorosi alla Messa della Domenica che il rumore a volte disturba i presenti e impedisce perfino al sacerdote di concentrarsi. E’ la prova della vitalità della Tradizione.

Terminiamo con un’ultima considerazione.

Oggi esistono delle comunità che, a quanto pare, obbedendo al Papa, conservano la Messa e il catechismo tradizionali.
Perché la Fraternità San Pio X non fa lo stesso?

Il motivo è semplice. Io stesso ho incontrato e parlato con diversi dei loro sacerdoti, specialmente della Fraternità San Pietro. Tutti mi hanno confessato che devono fare molta attenzione a ciò che predicano nei loro sermoni. Il loro vescovo li sorveglia.
Mi hanno detto: «Se predico contro certi errori modernisti, l’indomani vengo espulso dalla diocesi».
Cosa che, peraltro, accade in diverse diocesi.

Questi poveri sacerdoti, certo pieni di buona volontà, vengono messi a tacere. Non hanno il diritto di insegnare la pura verità. Questa situazione è insostenibile.


Appello alla preghiera

Ecco perché la decisione di Don Pagliarani, nostro Superiore Generale, è ragionevole. Di fronte ad una situazione eccezionale e tragica sono necessarie misure eccezionali.

In attesa del 1 luglio, cari fedeli, bisogna pregare. Bisogna pregare molto e fare dei sacrifici per il Papa Leone XIV. Il suo compito è molto gravoso.

Certi cattolici lo criticano. Questo non è costruttivo. Preghiamo per lui. Offriamo dei sacrifici per il Sommo Pontefice, affinché, con l’aiuto dello Spirito Santo, conduca la barca di Pietro fino al porto della salvezza.

In nome del Padre, del Figlio e delle Spirito Santo, e così sia.







febbraio  2026
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