L’antiliberalismo cattolico


di Don Benoît Espinasse, FSSPX


Pubblicato sul sito francese della Fraternità San Pio X

La Porte Latine






Statua di Pio IX
nella Basilica di Santa Maria Maggiore




Una terapia intellettuale indispensabile


Se, strappando la maschera alla Rivoluzione, le chiedete: Chi sei? Essa risponderà: (…) sono l’odio per ogni ordine religioso e sociale non stabilito dall’uomo e nel quale egli non è né re né Dio».

Questa celebre personificazione con la quale Mons. Gaume definisce la Rivoluzione Francese indica bene come essa abbia consacrato il trionfo del liberalismo filosofico.
E allora, come si può agire da cattolico in una società strutturata contro i principii della Chiesa?

Alcuni hanno scelto il compromesso pratico: per usare l’espressione ormai consolidata tra gli storici: i «cattolici borghesi» dividevano la loro vita in due parti: una in cui si comportavano come cattolici osservanti e l’altra in cui ritenevano che la Chiesa non avesse da dire la sua – è così che abbiamo potuto vedere i grandi padroni essere assidui alla Messa domenicale, mentre imponevano senza vergogna interminabili giornate di lavoro ai ragazzi che impiegavano, a volte perfino la Domenica.

Altri volevano rimanere integralmente fedeli alla Chiesa pur ritenendo che certi principii fossero stati fatti propri dalla Rivoluzione e dai suoi eredi, pur essendo fondamentalmente cattolici: coloro che non esitavano a definirsi cattolici liberali (come Padre Lacordaire che si definiva cattolico penitente e liberale impenitente) intendevano  restituire alla Chiesa quella che consideravano come la sua eredità, la cui riappropriazione speravano l’avrebbe riconciliata col mondo intero.
Tra loro c’erano grandi nomi (Lacordaire, naturalmente, ma anche Lamenais, Montalembert, Mons. Dupanloup, Frédéric Ozanam) che non hanno mai mancato di avere ammiratori che ne celebravano la grandezza di spirito.

Queste nuvole di incenso intorno ai cattolici liberali hanno lasciato in ombra altri cattolici «integrali» che osavano mostrare la vanità di questi sforzi conciliatori fra la Chiesa e il mondo moderno: Dom Guéranger, il cardinale Pie, Louis Veuillot e più tardi Mons. Benigni, Don Barbier
Questi cattolici antiliberali costituirono un corpo dottrinale consistente, coerente con la fede e l’insegnamento dei Papi, fedeli ad un pensiero cattolico che non permettevano fosse distorto per renderlo accettabile alla Rivoluzione.

Opera salutare per lo spirito e riportata alla luce dal libro L’Ecole de l’antilibéralisme catholique di Don Grégoire Celier, sacerdote della Fraternità San Pio X, dottore in filosofia.

Non pensate che questa opera sia una fredda storia delle idee.
Lungi dall’essere un’opera da museo, questo «dizionario amoroso» dell’antiliberalismo cattolico si presenta come una terapia intellettuale che, riprendendo le tesi, le critiche, le confutazioni e gli argomenti degli antiliberali, fornisce le prime armi affilate per pensare correttamente nell’attuale battaglia dottrinale.
Presentando questi grandi nomi troppo dimenticati, l’influenza che esercitarono, la loro dottrina, compie, non solo un opera di pietà filiale, ma infonde anche il gusto del coraggio intellettuale contro la codardia e la pigrizia, della rettitudine di pensiero contro l’ambiguità e dell’attaccamento alla verità contro l’ossessione della conciliazione con lo spirito del mondo.

Opera didattica e chiara, presentando i protagonisti e la loro dottrina, le problematiche e le fonti (l’ultima parte è un saggio bibliografico) di questa controversia che ha scosso tutto il diciannovesimo secolo francese fino al 1914, si presenta come una fonte indispensabile per i cattolici «persi in un deserto romano di sofferenza», come direbbe il poeta!


Grégoire Celier, L’École de l’antilibéralisme catholique, Editions Hora Decima, 2025, 256 pagine, 22,00 Euri.









febbraio  2026
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