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| Mons. Eleganti esorta i cardinali a studiare la crisi liturgica ![]() In un articolo pubblicato il
31 gennaio 2026 sul suo blog e ripubblicato da LifeSiteNews, Mons. Marian Eleganti chiede una
riconsiderazione della “perdita di carattere sacro”, dell’“assenza
della centralità di Dio” e dell’“enfasi unilaterale sulla natura
‘come pasto' della Messa” a partire dall’introduzione del Novus Ordo Missae.
L’ex vescovo ausiliare di Mons. Vitus Huonder, vescovo di Coira, commenta un’intervista rilasciata a Diane Montagna il 20 gennaio 2026 da Mons. Athanasius Schneider. Quest’ultimo, osserva Mons. Eleganti, richiama l’attenzione su alcuni fatti storici riguardanti la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, fatti che la maggior parte dei vescovi e dei cardinali ignora o non conosce più. Un promemoria di alcune tappe della riforma liturgica: in primo luogo, l’adozione di Sacrosanctum Concilium, il testo del Vaticano II sulla liturgia, che prevedeva la riforma della Messa e di altri riti liturgici, stabilendo principi teologici e pastorali. Paolo VI ne affidò l’attuazione al Consilium. Il 27 gennaio 1965, questo organismo pubblicò una forma riveduta della Messa, che introdusse i primi cambiamenti. Nell’ottobre 1967, una Messa sperimentale (o Messa normativa) fu celebrata a Roma da Annibale Bugnini, Segretario del Consilium, durante il primo Sinodo dei Vescovi; suscitando reazioni contrastanti: circa 71 vescovi votarono a favore, 43 contro e 62 la considerarono solo come base di discussione. Nonostante l’opposizione, il processo continuò. I testi e la struttura furono rivisti, con la partecipazione di Paolo VI. Il 3 aprile 1969, fu promulgato il nuovo Messale con la Costituzione Apostolica Missale Romanum, che entrò in vigore il 30 novembre dello stesso anno. Il Novus Ordo Missae (NOM) di Paolo VI differisce notevolmente dall’edizione del 1965, che si era diffusa senza suscitare opposizioni significative. Una rottura nella storia della liturgia Mons. Eleganti prosegue sottolineando una rottura, riprendendo una citazione di Josef Ratzinger (1976) citata da Mons. Schneider: “Il nuovo Messale rompe con la continuità storica prima e dopo Pio V e crea un Messale completamente nuovo, la cui comparsa è accompagnata da una sorta di proibizione di quello antico, del tutto estranea alla storia giuridica e liturgica della Chiesa”. E Joseph Ratzinger conclude dicendo: “Sulla base della mia conoscenza dei dibattiti conciliari e dopo aver riletto i discorsi pronunciati dai Padri Conciliari all’epoca, posso affermare con certezza che questa non era l’intenzione”. I Cardinali devono esaminare questa rottura Mons. Eleganti chiede che il prossimo Concistoro affronti questa storia e rifletta sugli eccessi della riforma liturgica: l’assenza della centralità di Dio e il predominio dell’assemblea; la banalizzazione del sacro e dei paramenti liturgici; la marginalizzazione del tabernacolo; l’enfasi posta sulla natura conviviale della liturgia e sull’assemblea come suo soggetto. E afferma: tutto questo deve essere riconsiderato! Mons. Eleganti cita Martin Mosebach, che ha parlato di un’“eresia dell’assenza di forma” nel NOM. Ogni vescovo, aggiunge, ha una conoscenza sufficiente di questo problema nella propria diocesi. E insiste dicendo: la via per la guarigione risiede in una corretta diagnosi e nel riconoscimento del problema. Monsignor Eleganti suggerisce che Papa Leone XIV fornisca ai cardinali le necessarie informazioni storiche prima del Concistoro che affronterà la questione liturgica, un argomento di cui conoscono troppo poco le origini, in particolare il ruolo di Bugnini e l’influenza protestante nella revisione del NOM a fini ecumenici. E conclude dicendo: speriamo che il Papa e i cardinali dimostrino discernimento. Conclusione Questo articolo di opinione di Mons. Eleganti, che fa riferimento a Mons. Schneider, mostra che le critiche al Novus Ordo stanno ora emergendo chiaramente anche al di fuori delle fila “tradizionaliste”. I vescovi sono sempre più critici nei suoi confronti: Mons. Schneider, Mons. Strickland e Mons. Eleganti in particolare. Non esitano più ad affermare che la Messa di Paolo VI presenta gravi carenze e deve essere riformata. Resta da sperare, in primo luogo, che vengano ascoltati in una certa misura a Roma, il che è improbabile finché il cardinale Arthur Roche sarà a capo del Dicastero per il Culto Divino. E in secondo luogo, che la loro critica porti alla necessaria conclusione circa il valore del Novus Ordo: una Messa che, secondo i cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci, “si discosta radicalmente, sia nella sua struttura complessiva che nei suoi dettagli, dalla teologia cattolica della Santa Messa così come formulata nella XX sessione del Concilio di Trento”. |