![]() |
![]() |
| Stato di necessità ![]() Il Cardinale Victor Manuel Fernandez e Don Davide Pagliarani Con questi articoli mi interessa offrire una prospettiva personale che permetta ai laici e a chi non lo è, di avere maggiori elementi per formarsi una fondata opinione su ciò che sta succedendo in questi giorni. Discussioni come quelle che si svolgono su questo sito aiutano a formare queste opinioni. Per esempio, l’ultimo articolo ha ricevuto 120 commenti, la maggior parte dei quali esprimevano disaccordo con quello che ho scritto, ma è proprio questo che rende più interessanti questi nuovi media più “democratici”. Mi permetto di dire a mia difesa che i commenti più fondati, alcuni dei quali molto fondati, vengono da canonisti, i quali mi ricordano Giovanni Scoto Eriugena, che con la sua potente ragione costruì un enorme edificio che esisteva solo nella sua mente (sto esagerando, ovviamente); questi giuristi pensano che la realtà corrisponda al canoni del Codice di Diritto Canonico e con esso in mano pretendono di spiegare tutto. Altri sono quelli che si dedicano alla teologia poetica, alcuni seriamente e altri artificiosamente, confermando quello dicevano Borges e Bergoglio: la teologia è un genere di letteratura di finzione. Per altro verso, e come ho già detto, non è mia intenzione difendere la Fraternità Sacerdotale San Pio X, che sa farlo molto bene da sola. Inoltre, riconosco che sono perplesso, perché non posso dire se sono d’accordo o no con la consacrazione di nuovi vescovi. E non lo sono perché non ho elementi sufficienti per giudicare se esiste lo “stato di necessità” invocato dalla Fraternità, elementi che molti sembrano aver in abbondanza, a giudicare dalle opinioni che esprimono. Non posso negare lo stato critico in cui versa la Chiesa, ma non possono neanche negare che quelli che vengono chiamati Istituti e comunità Ecclesia Dei hanno potuto e possono ancora svolgere il loro ministero e il loro servizio per la salvezza delle anime, amministrando i sacramenti secondo la liturgia tradizionale e insegnando la vera fede in piena comunione con Roma. E sono fiorenti e generano frutti di santità. E nonostante le fosche previsioni di molti, vi sono dei vescovi che continuano ad ordinare i loro sacerdoti e a conferire il sacramento della Cresima secondo il rito millenario. L’osservazione che si può fare, a mio parere – e si tratta della mia rispettosa opinione per la quale spero di non essere lapidato – è che la Fraternità non ha scelto il momento migliore per annunciare le consacrazioni. Se lo avesse fatto due anni fa, con Papa Francesco, molto probabilmente non sarebbe successo nulla. I bugiardi vaticani assicurano che durante la visita di Mons. Fellay al Sommo Pontefice l’argomento sia stato affrontato e il Papa abbia risposto: “Fate quello che dovete fare”, dando ad intendere che egli non avrebbe reagito, il che non appare strano data la simpatia che nutriva per loro. Per altro verso, annunciarle quando Papa Leone è in carica da nemmeno un anno e quando deve affrontare in questi giorni il gravissimo problema del Cammino Sinodale tedesco, sembra che non sia stata la cosa più sensata. Sebbene, come ho detto, io non sia qualificato per stabilire se esiste o no lo “stato di necessità”, vi sono alcuni elementi che mi sembrano interessanti da considerare. Nell’articolo precedente ho fatto riferimento al caso del cardinale Slipyi che, di fronte al ripetuto rifiuto di Paolo VI e considerando lo stato di necessità della Chiesa ucraina in clandestinità, ordinò quattro vescovi e non fu mai scomunicato. I canonisti e altri esperti di diritto, che finiscono con l’essere più positivi di Kelsen, sono intervenuti dicendo che quel precedente non poteva essere preso in considerazione perché la Chiesa greco-cattolica ucraina è una Chiesa sui juris. Può essere, vediamo allora quest’altro caso, questa volta nella Chiesa latina. Anche il cardinale Wojtla dovette sopportare la Ostpolitik di Paolo VI, che negava la possibilità di ordinare sacerdoti e vescovi, non solo per la Chiesa ucraina, ma anche per i cattolici sopravvissuti clandestinamente in Cecoslovacchia e in altri paesi dell’Est. La situazione divenne estremamente critica e il cardinale Woityla e uno dei suoi vescovi ausiliari, Juliusz Groblicki, ritenevano che la Chiesa perseguitata dal comunismo fosse in “stato di necessità” e, ignorando le direttive del Vaticano, tra il 1974 e il 1978 ordinarono clandestinamente diversi sacerdoti per servire in Cecoslovacchia, nella cappella dell’arcivescovado di Cracovia. Il cardinale Woityla non informò la Santa Sede di queste ordinazioni, perché non le considerava atti di sfida alla politica vaticana, ma piuttosto un dovere verso i fedeli che soffrivano: il bene supremo della “salvezza delle anime”. Ovviamente, Woityla non fu sospeso a divinis, pena canonica per l’ordinazione di candidati senza lettere dimissionarie, ma venne eletto Papa. Faccio notare che le ragioni addotte da quello che diventerà Giovanni Poalo II sono le stesse, esattamente le stesse addotte dalla Fraternità. Certo, una cosa è ordinare sacerdoti e altra cosa è consacrare vescovi; la gravità ecclesiale e ben diversa, ma in entrambi i casi si agisce in esplicita disobbedienza al Vaticano e si incorre, in un caso, nella pena della sospensione a divinis, e nell’altro, nella scomunica latae sententiae. Aggiungo un altro elemento: un breve testo che mi ha inviato il Dr. Cosme Beccar Varela, che mi ha autorizzato a pubblicare in suo nome. Tutti sapranno che è un esperto avvocato e che non fa parte della Fraternità San Pio X. Egli fa il seguente esempio: Accade in incidente; vi sono feriti gravi. Li raccoglie un’auto che si offre di portarli in ospedale. Il semaforo diventa rosso, c’è un agente di polizia; il conducente dice che ci sono delle vite in pericolo. Il poliziotto si rifiuta di farli passare. Il conducente disobbedisce e passa col rosso. L’agente di polizia eleva la multa, fa la denuncia e trascina il conducente in Tribunale. In nessun modo il poliziotto vuole sentir parlare dell’urgenza dei feriti. Difende la validità della multa, cita il Codice della Strada e l’importanza delle sue norme per il bene comune. Giuridicamente, il poliziotto avrà ragione, ma il conducente avrà salvato delle vite. Pagherà la multa e sarà un eroe. Che ciascuno giudichi secondo la sua buona conoscenza e la sua intelligenza. |