Papa Leone XIV all’altare con le chierichette



Pubblicato su Radical fildelity

Ripreso e tradotto sul sito di Aldo Maria Valli





Domenica 15 febbraio 2026, Papa Leone XIV ha fatto visita alla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis di Ostia, , dove ha celebrato il santo Sacrificio della Messa in quello che è stato presentato come un normale impegno diocesano.

La cerimonia si è svolta in sordina, con il coinvolgimento dei fedeli ma pochi clamori esterni.

Come sappiamo, nel mondo della chiesa sinodale c’è sempre da aspettarsi qualche irregolarità che cova sotto la superficie, e questa Messa non ha fatto eccezione.
Una circostanza, in particolare, ha colpito chi è attento all’integrità della tradizione liturgica cattolica: ragazze (con scarpe da ginnastica) hanno servito all’altare nel presbiterio.

Nel corso della sua storia, la Chiesa cattolica ha custodito il Santuario come un segno sacro. La vera liturgia non è mai stata intesa come un semplice spazio neutro aperto a una partecipazione funzionale, ma come un ambito denso di significato teologico. Ogni gesto, ogni paramento e ruolo ha un peso simbolico, e in questo universo simbolico uomo e donna non sono varianti biologiche intercambiabili, ma segni incarnati nel disegno di Dio.

Il sacerdote, agendo in persona Christi, rappresenta Cristo Sposo. E questo non è un mero fattore sociologico della storia, ma parte della grammatica sacramentale del cristianesimo. Cristo è maschio, e la sua mascolinità partecipa al mistero nuziale con cui si dona alla Chiesa, sua Sposa.
Questo insegnamento è stato ribadito da Giovanni Paolo II in “Ordinatio sacerdotalis”, dove ha dichiarato che la Chiesa non ha l’autorità di ordinare le donne.
Ma l’attuale gerarchia vaticana sta lavorando duramente per indebolire il principio. E sicuramente è solo questione di tempo.

All’interno di questo quadro sacramentale, i chierichetti un tempo non erano semplici aiutanti, ma apprendisti dell’altare, ragazzi che un giorno avrebbero potuto discernere una vocazione sacerdotale. Il loro servizio rifletteva e sosteneva la concezione ecclesiale del sacerdozio come una chiamata specificamente maschile. Non una rivendicazione di superiorità, ma un segno di vocazione.

Se l’altare è il luogo della formazione e della rappresentanza sacerdotale, allora permettere alle ragazze di servire in quello spazio sacro suggerisce sottilmente che il sacerdozio non è più intrinsecamente legato all’incarnazione maschile. Anche se nessuno afferma esplicitamente che le donne possano essere ordinate, la catechesi visiva della liturgia inizia a comunicare un messaggio diverso.
E i modernisti sono bravi in questa tattica. Niente è casuale.

Ammettere le ragazze al presbiterio è una fase del cammino verso uno dei più grandi sogni degli eretici sinodali: l’ordinazione femminile.
E Prevost è chiaramente d’accordo con questo lavaggio del cervello dei fedeli, se consideriamo le sue nomine.

Un esempio è suor Raffaella Petrini, che già ricopriva il ruolo senza precedenti di Presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano e di Presidente del Governatorato e sotto Leone XIV è diventata membro della Commissione per le questioni riservate, che sovrintende ai delicati contratti finanziari della Santa Sede.
Non si tratta di un caso innocuo di riconoscimento di competenze, ma di un ulteriore passo verso la normalizzazione della governance femminile ai più alti livelli strutturali di una Chiesa la cui leadership visibile ha storicamente riflesso un ordine maschile e gerarchico radicato nella teologia sacramentale.

Allo stesso modo, suor Simona Brambilla, Prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, è stata nominata al Dicastero per i Vescovi, un organismo che svolge un ruolo consultivo decisivo nella selezione dei vescovi in tutto il mondo.
Sebbene il Papa (presumibilmente) mantenga l’autorità finale, la partecipazione alla valutazione dei candidati episcopali colloca una donna nel cerchio consultivo che plasma il futuro della guida sacramentale della Chiesa. E ciò costituisce una riconfigurazione del rapporto tra la vita religiosa femminile e l’ufficio episcopale maschile.

Le nomine nel settore della comunicazione seguono la stessa traiettoria. La scelta di suor Nina Benedikta Krapić come vicedirettrice della Sala Stampa della Santa Sede colloca una donna all’interno della struttura centrale che plasma la voce pubblica della Chiesa.

E la posizione di suor Tiziana Merletti come segretaria di un importante dicastero radica ulteriormente le donne nella governance esecutiva della Curia romana.

Sebbene nessuno di questi ruoli implichi l’ordinazione, essi spostano progressivamente le donne in posizioni di autorità visibile all’interno di strutture storicamente allineate con la gerarchia sacramentale maschile della Chiesa.

Intanto il cardinale Timothy Radcliffe in un’intervista dice: “Sì alle donne diacono. Sono totalmente a favore dell’ordinazione diaconale delle donne, non vedo alcun argomento teologico convincente contro”.



febbraio  2026
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