![]() |
![]() |
| Sacrilegio nella Basilica di San Pietro 8 febbraio 2026 ![]() Interno della Basilica di San Pietro a Roma Un giornalista italiano
afferma di aver assistito a due profanazioni eucaristiche durante la
Messa delle 10:30 dell’8 febbraio 2026 nella navata centrale della
Basilica di San Pietro.
Il testimone attribuisce questi eventi a negligenza nella supervisione durante la comunione. Il giornalista italiano Andrea Zambrano ha denunciato due presunte profanazioni eucaristiche avvenute durante una Messa domenicale nella Basilica di San Pietro, Città del Vaticano. La testimonianza colloca gli eventi l’8 febbraio, durante la Messa delle 10:30 celebrata dal Cardinale Mauro Gambetti. Il primo episodio avrebbe coinvolto un uomo che ha ricevuto diverse Ostie consacrate. Il giornalista afferma che, mentre lui e sua moglie si trovavano “due o tre file più indietro” nella fila per la Comunione, hanno visto “un uomo con almeno due o tre Ostie consacrate” che poi è tornato al suo banco. Lì, secondo la sua testimonianza, l’uomo “le ha date ad altre persone che erano in attesa, che poi hanno ricevuto il Corpo di Cristo direttamente da lui”. Il giornalista aggiunge di non essere stato in grado di intervenire a causa della distanza e delle circostanze del momento. Si chiede come il sacerdote abbia potuto distribuire tre Ostie a una sola persona. Il giornalista afferma di aver assistito a una seconda profanazione. Secondo lui, una donna asiatica teneva in mano un’Ostia consacrata e si è avvicinata a un bambino di circa quattro o cinque anni, seduto con il padre. Il testimone afferma che la donna “ha praticamente messo l’Ostia in bocca al bambino”. Dopo aver descritto questi eventi, il giornalista parla della mancanza di sicurezza in questo momento delicato. Aggiunge di essersi sentito come “un poliziotto goffo e improvvisato” e si rammarica che i fedeli non debbano essere messi nella posizione di dover sorvegliare gli altri durante la Messa, soprattutto quando è in gioco il rispetto dovuto al Santissimo Sacramento. In questo contesto, afferma di aver osservato che il personale di sicurezza all’interno della Basilica era molto attivo in altre aree, in particolare impedendo le fotografie. Sostiene che questo stesso zelo non fosse evidente tra i sacerdoti durante la distribuzione della Comunione e propone che venga assegnato del personale per garantire che tali profanazioni non si ripetano. Il giornalista ha pubblicato il suo resoconto su un organo di stampa italiano e afferma che la pratica di ricevere la Comunione sulla lingua preverrebbe tali situazioni. Ricorda che, durante il pontificato di Benedetto XVI, questo metodo di ricevere la Comunione era comune nelle Messe papali. Il principale colpevole: la Comunione sulla mano Quest’ultimo punto è ovviamente essenziale. La Comunione sulla mano esisteva nei primi secoli, ma scomparve nel corso del IX secolo, sia per il rischio di dispersione dei frammenti, sia per un rinnovato fervore eucaristico, che portò a ricevere la Comunione in ginocchio più o meno nello stesso periodo. La reintroduzione della Comunione sulla mano ha ridotto il rispetto per la Santa Eucaristia e ha aperto la porta ad abusi e sacrilegi. Questa reintroduzione risale al 29 maggio 1969, con l’istruzione Memoriale Domini, che ribadiva la regola della Comunione tradizionale sulla lingua, ma consentiva alle Conferenze Episcopali di decidere diversamente. Non sorprende che la stragrande maggioranza delle Conferenze Episcopali abbia approvato la Comunione sulla mano. Gli innumerevoli sacrilegi che derivarono da questa misura e scandalizzarono il popolo cristiano divennero all’ordine del giorno. Abuso genera abuso e la pratica della Comunione da parte dei laici prese rapidamente piede, sancita dall’istruzione Immensæ caritatis del 29 gennaio 1973. È ormai evidente che il rispetto per la Santa Comunione è completamente crollato dal 1969, e gli eventi riportati da questo giornalista italiano ne sono purtroppo solo una triste dimostrazione. E’ stata attaccata in questo modo la fede nella Presenza Reale, che ha indubbiamente contribuito al crollo della pratica religiosa avvenuto più o meno nello stesso periodo. |