Comprendere un avvenimento importante

per la vita della Chiesa

8 febbraio 2026


di Don Gonzague Peignot, FSSPX



Pubblicato sul sito del Distretto francese della Fraternità San Pio X

La Porte Latine







Pulpito della Cattedrale di Amiens, Francia



Cari fedeli,

Il 2 febbraio 2026, il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X: Don Davide Pagliarani, ha fatto un annuncio molto importante per la vita della Chiesa: il prossimo 1 luglio, a Ecône, saranno consacratati dei nuovi vescovi, per assicurare la continuità dell’«operazione sopravvivenza» iniziata nel 1988 dal nostro fondatore: Mons. Marcel Lefebvre.

Sebbene tale necessità si sia manifestata in maniera crescente agli occhi di tutti dopo la chiamata a Dio di Mons. Tissier de Mallerais, questo annuncio rimane di una eccezionale gravità e richiede di essere compreso alla luce della situazione fuori dal comune che scuote la Santa Chiesa da più di sessant’anni.

Come premessa, è essenziale dichiarare che la Fraternità non intende sfidare la Santa Sede, malgrado le apparenze e come hanno già titolato alcuni giornali!
Al contrario, seguendo il nostro fondatore, la Fraternità è animata dal profondo desiderio di servire la Chiesa cattolica «impiegando tutte la sua energia per salvaguardare la Tradizione e fare dei suoi fedeli dei veri figli sella Chiesa», come ha scritto al Papa il nostro Superiore Generale.

Noi analizzeremo questa decisione di attuare prossime consacrazioni, secondo tre aspetti:

1. L’aspetto pastorale: la primaria missione della Chiesa cattolica è la salvezza delle anime «legge suprema»;

2. L’aspetto dottrinale: i pontificati che si sono susseguiti dal 1965 si iscrivono tutti sulla linea dei falsi principii formulati dal concilio Vaticano II;

3. L’aspetto prudenziale: la fedeltà al patrimonio della Tradizione esige di adottare mezzi di una libertà senza pari. 



1. L’aspetto pastorale: la primaria missione della Chiesa cattolica è la salvezza delle anime, «legge suprema»

Per comprendere la decisione presa dal nostro Superiore Generale, bisogna rifarsi alla missione primaria ed essenziale della Chiesa cattolica, alla sua ragion d’essere che non è altro che la salvezza delle anime.

Ora, noi siamo obbligati a constatare che in una parrocchia normale, i fedeli non ricevono più la predicazione integrale della verità e della morale cattoliche, che tuttavia sono i mezzi necessarii e ordinarii per assicurare la loro salvezza eterna, con l’amministrazione dei sacramenti come l’ha sempre fatta la Chiesa.

Di fronte a questa angoscia spirituale delle anime che chiedono aiuto, è per ogni sacerdote un dovere di carità dare una risposta ai loro bisogni. Infatti, se qualcuno vede sulla strada una persona in pericolo, è tenuto ad aiutarla secondo le sue possibilità, anche se non è un pompiere né un agente di polizia.

Ignorare i bisogni delle anime orfane e abbandonarle, significa tradirle e con questo tradire la stessa Chiesa, poiché, lo ripetiamo, la Chiesa esiste per le anime.

Questa carità è un dovere che ha la precedenza su tutti gli altri.
E lo stesso diritto della Chiesa lo prevede in questa massima classica: «suprema lex, salus animarum: la legge suprema è la salvezza delle anime».
E il Canone finale del Codice del 1983 la cita esplicitamente.

E’ da questo principio superiore che in ultima analisi dipende tutta la legittimità del nostro apostolato e della nostra missione verso le anime che si rivolgono a noi.
Ora, la vita sacramentale che noi assicuriamo a loro richiede di avere dei vescovi per ordinare i sacerdoti e per confermare i fedeli.


2. L’aspetto dottrinale: i pontificati che si sono susseguiti dal 1965 si iscrivono tutti sulla linea dei falsi principii formulati dal concilio Vaticano II

Voi avrete senza dubbio saputo che dopo l’annuncio delle prossime consacrazioni episcopali, il Cardinale Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha scritto al Superiore Generale per proporgli un incontro a Roma, che si svolgerà giovedì 12 febbraio. Preghiamo naturalmente per questa intenzione.

Ma intanto, siamo anche obbligati a constatare che la volontà di Roma è sempre stata di condurre la Fraternità San Pio X e i cattolici conservatori ad accettare il concilio Vaticano II e la conseguente riforma liturgica.

Questo è oggi particolarmente evidente nei confronti della Messa tridentina, che non ha più diritto di cittadinanza.
Il Cardinale Roche, Prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina del Sacramenti, ha scritto ai cardinali riuniti in Concistoro dal Papa Leone XIV all’inizio di quest’anno solare: 

«l’uso dei libri  liturgici del 1962 è stata, da Giovanni Paolo II e da Francesco, una concessione che non prevedeva in alcun modo la sua promozione»;

«i libri liturgici promossi da Paolo VI e da Giovanni Paolo II sono “l’unica espressione della lex orandi del rito romano”».

Questo è del tutto evidente anche nella iniziativa di Leone XIV, annunciata lo scorso 7 febbraio, di dedicare la sua catechesi del mercoledì alla rilettura dei testi del concilio Vaticano II, che egli definisce: «il magistero che oggi rimane il faro che guida il cammino della Chiesa».
Ora, è proprio questo stesso magistero che ha giustificato la blasfema riunione ecumenica di Assisi del 1986 o la dichiarazione di Abu Dhabi del 2019, secondo la quale la pluralità delle religioni sarebbe voluta dalla Saggezza divina. 
Ed è quindi evidente che le ragioni di fondo che giustificarono le consacrazioni episcopali del 1988 sussistono ancora pienamente e anzi appaiono, per molti aspetti, con una rinnovata acutezza.  


3. L’aspetto prudenziale: la fedeltà al patrimonio della Tradizione esige di adottare mezzi di una libertà senza pari.

Dopo aver visto l’aspetto pastorale e quello dottrinale, vediamo adesso l’alternativa che oggi costituiscono per le anime tutti gli Istituti conservatori legati alla liturgia tridentina.
Potrebbero essere una risposta adeguata alla crisi nella Chiesa?

A dire il vero, anche qui siamo obbligati a constatare la precarietà della situazione di tali Istituti, che li conducono, presto o tardi, a dei compromessi pratici o a delle ambiguità ineluttabili con la verità dottrinale e morale, per non perdere i loro privilegi che essi sanno essere revocabili dal capriccio delle autorità locali o da successivi motu proprio.

Ora, un tale relativismo pratico indebolisce la fede cattolica e riduce la libertà di tali Istituti di testimoniare pienamente la verità cattolica.

Inoltre, la fondazione di questi Istituti ha richiesto che essi sottoscrivessero interamente la lettera apostolica Ecclesia Dei adflicta pubblicata da Giovanni Paolo II l’indomani del 30 giugno 1988 per condannare la consacrazione episcopali conferite da Mons. Lefebvre; ora, l’ingiunzione lì contenuta è chiara: ed è sfortunatamente quella di rimanere fedeli agli insegnamenti del concilio Vaticano II. 

Infine, non è affatto esagerato affermare che questi stessi Istituti riconoscono de facto la legittimità del nuovo rito detto di «Paolo VI», anche se solo a metà o implicitamente: questa è infatti la condizione non negoziabile fissata da Roma per concedere loro – per un certo periodo – l’uso della liturgia tridentina.


Conclusione

In definitiva, gli anni sono passati, ma l’orientamento fondamentale della Roma conciliare non è cambiato.

Già nel 1988, con due decenni di anticipo, Mons. Lefebvre denunciava le conseguenze deleterie del concilio Vaticano II sul calo delle vocazioni e la diminuzione della pratica religiosa dei fedeli. Nel 2026, sessant’anni dopo la fine del Concilio e trent’otto anni dopo le prime consacrazioni episcopali a Ecône, la valutazione di questa situazione oggettiva è peggiorata, confermando il declino della fede perfino ai più alti vertici della gerarchia cattolica. 

Così, per i cattolici che vogliono conservare la fede e la morale cattoliche, si impone una necessità di fatto con ancora maggiore chiarezza: e cioè che la sopravvivenza della Tradizione poggia imperativamente sull’esistenza di vescovi fedeli e determinati a «trasmettere, in tutta la sua purezza dottrinale, in tutta la sua carità missionaria, il sacerdozio cattolico di Nostro Signore Gesù Cristo, così come Egli l’ha trasmesso ai Suoi Apostoli e come la Chiesa romana l’ha trasmesso fino al XX secolo» (Mons. Lefebvre, Itinerario sprituale).

Ora, il tempo è passato: se i più giovani vescovi consacrati nel 1988, all’epoca avevano solo trent’anni, oggi essi raggiungono i 70 anni dopo una vita di impegnativa missione.

Dopo a chiamata a Dio di altri due vescovi negli ultimi mesi, il nostro Superiore Generale si trova dunque in una situazione analoga a quella del nostro fondatore.
L’urgenza di trasmettere il deposito della fede giustifica pienamente anche oggi, date le circostanze, l’annuncio di nuove consacrazioni episcopali nella Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Noi affidiamo questa decisione alla Santissima Vergine Maria, Custode della Fede, perché ella ci protegga e ci custodisca nell’unità della Carità. 



NOTIZIA




Don Gonzague Peignot



Don Gonzague Peignot è nato l’11 settembre 1986, ed è stato ordinato sacerdote nel Seminario San Pio X (a Ecône) il 29 giugno 2015.
E’ stato nominato collaboratore nella Scuola Saint-Michel Garicoïtz e direttore due anni dopo.
Nel 2018 è stato nominato direttore della Scuola Saint-Joseph-des-Carmes.
Il 15 agosto 2024, Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, lo ha nominato Superiore del Distretto di Francia della Fraternità.







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