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| Alea jacta est? Cesare attraversa il Rubicone: Alea jacta est Tutti i lettori avranno letto sicuramente la lettera, resa pubblica, che ieri, 18 febbraio 2026, Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità San Pio X, ha inviato al cardinale Victor Fernandez, nella quale, rifiutando il dialogo con Roma, comunica che le consacrazioni episcopali verranno effettuate immancabilmente il prossimo 1 luglio 2026. E’ quantomeno curioso che nella lettera si ricorda che il Vaticano non accettò il suggerimento di svolgere un dialogo teologico nel 2019, e quando il Vaticano finalmente accetta questo dialogo, l’offerta viene respinta perché si ritiene che è impossibile raggiungere un accordo. In altre parole, nel 2019 si poteva dialogare e giungere ad un accordo, ma nel 2026 non si può fare nessuna delle due cose. Il motivo è, ovviamente, la pressione per le scomuniche; Roma, da parte sua, potrebbe addurre la pressione per le consacrazioni. Alea jacta est? Sembrerebbe di sì, ma c’è ancora tempo fino a luglio, e lo Spirito Santo, mosso dalle preghiere di tutti noi e di decine di migliaia di fedeli della Chiesa – che siano o meno della Fraternità – potrebbe riservarci qualche sorpresa, come amava dire il defunto. Non mi metterò ad indovinare le sorprese dello Spirito Santo, ma vedo almeno tre possibilità: 1. Papa Leone riceve in udienza privata Don Pagliarani e arrivano ad un accordo che soddisfa entrambe le parti. Sarebbe secondo me la soluzione migliore, ma mi sembra la più difficile: da parte di Roma perché dimostrerebbe debolezza; da parte della Fraternità perché si troverebbe ad affrontare una sicura frammentazione, visto che le sue fila sono già più che divise. 2. I vescovi della Fraternità consacreranno nuovi vescovi e Papa Leone e il Vaticano rimarranno in silenzio. Sarebbe l’opzione che avrebbe scelto sicuramente Papa Francesco. Naturalmente, un esercito di neoconservatori si alzerebbe per dire che non c’è bisogno di dire nulla perché si tratta di scomuniche latae sententiae, e non è necessaria una promulgazione ufficiale, e aggiungerebbero anche il titolo di scismatici. I sacerdoti e i fedeli della Fraternità continuerebbero come prima, con qualche perdita qua e là, ma niente di più. Il tempo farebbe il suo lavoro e la Santissima Vergine il suo, e in pochi anni tutto potrebbe risolversi pacificamente. Non credo che questo sia improbabile, poiché non credo che al Papa interessi cominciare il suo pontificato scomunicando sette vescovi. 3. I vescovi della Fraternità consacrano nuovi vescovi e il Vaticano emana un documento che ratifica le scomuniche, parlando esplicitamente di scisma. Allo stesso tempo favorisce la celebrazione della Messa tradizionale, rendendo inefficace Traditionis custodes con qualche artificio giuridico. Questa sarebbe l’opzione di Giovanni Paolo II e dolorosa per la Fraternità, perché produrrebbe sicuramente una forte divisione interna e la separazione di un gruppo più o meno importante di sacerdoti e fedeli (i Distretti della Germania e degli Stati Uniti sono molto scontenti della decisione presa dal Consiglio). E sarebbe dolorosa anche per la Chiesa, perché verrebbe riaperta una ferita tra i suoi figli. Inoltre, credo che sarebbe un punto di non ritorno per la Fraternità, perché sarebbe vista definitivamente come un gruppo separato dal corpo della Chiesa. E ci sono molti esempii di come finiscono questi gruppi. Personalmente, non sarebbe solo doloroso, ma straziante; ho molti buoni amici nella Fraternità che amo con l’amore che Nostro Signore ci ha insegnato ad avere per il prossimo; e non si tratta solo del fatto che questa amicizia potrebbe essere danneggiata in alcuni casi, ma è che essi saranno trattati come cani, come è successo nel 1988. Per buona parte del mondo, in una Chiesa in cui entrano tutti, essi saranno gli unici esclusi, e il loro dolore sarà il mio dolore. 4. Qualcuno potrebbe dire che potrebbe emergere una variante della terza possibilità, in cui non si sarebbe alcun ammorbidimento nella celebrazione della liturgia tradizionale. E’ possibile, ma mi sembra difficile; la Messa tradizionale Ecclesia Dei, per dirlo semplicemente, è molto più forte rispetto agli anni ottanta e oserei dire che in molte parti del mondo, molto più forte di prima di Traditionis custodes. Non può essere cancellata con un tratto di penna a meno che Leone opti per una soluzione finale in stile hitleriano, cosa che sembra più che improbabile. |