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| La Fraternità San Pio X avverte il Vaticano: la carità, non la scomunica, è l’unica via da seguire di Robert Lazu Kmita | Corrispondente di The Remnant dalla Romania ![]() Don Davide Pagliarani (a sinistra) e il Cardinale Fernandez (al centro) Sullo sfondo: San Paolo e San pietro San Paolo corresse San
Pietro.
Tommaso d’Aquino spiega perché Dio pose questo confronto nella Bibbia. Cosa significa questo per l’attuale crisi fra Roma e la Fraternità San Pio X? Nella lettera appena pubblicata il 18 febbraio 2026, la Fraternità San Pio X ha chiarito la posizione da essa adottata di fronte alle minacce di ri-scomunica espresse dal Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede: il Cardinale Victor Manuel Fernandez nella dichiarazione di avvertimento del 12 febbraio 2026 (1). Con tono misurato e realistico, il messaggio della Fraternità indica la sola possibile via nel contesto di una situazione in cui l’accordo dottrinale sembra impossibile: la via della carità cristiana: « (…) nel comune
riconoscimento che non possiamo trovare un accordo sulla dottrina, mi
sembra che l’unico punto su cui possiamo convenire è quello
della carità verso le anime e verso la Chiesa».
Ciò che si chiede è il permesso di continuare – senza ulteriori conflitti che verrebbero intensificati da una nuova scomunica – il fecondo lavoro pastorale che i vescovi e i sacerdoti della Fraternità svolgono da decenni. E questo non comporta nemmeno l’istituzione di una forma canonica – “regolarizzazione” – per il funzionamento della Fraternità. Il messaggio lo esprime chiaramente: «La Fraternità
vi chiede solo di continuare a fare lo stesso bene alle anime a cui
amministra i santi sacramenti. Non vi chiede altro: nessun privilegio,
e neanche una regolarizzazione canonica, la quale, nello stato attuale
delle cose è impraticabile a causa delle divergenze dottrinali.
La Fraternità non può abbandonare le anime. Il bisogno
dei sacramenti è un bisogno concreto, a breve termine, per la
sopravvivenza della Tradizione, al servizio della Santa Chiesa
Cattolica.
Su un punto possiamo essere d’accordo: nessuno di noi vuole riaprire le ferite. Non ripeterò qui tutto ciò che abbiamo espresso nella lettera indirizzata a Papa Leone XIV, di cui Lei a diretta conoscenza. Io sottolineo solo che, nella presente situazione, la sola via unicamente percorribile è quella della carità». Ma forse, dalle parole di cui sopra, qualcuno potrebbe non comprendere chiaramente il motivo del conflitto. Perché il Vaticano vorrebbe scomunicare i vescovi di una comunità il cui unico desiderio è continuare ad offrire i Santi Sacramenti ai propri fedeli? Nota a molti, la risposta ci porta al suo leggendario fondatore. La Fraternità San Pio X porta con sé il messaggio di Mons. Marcel Lefebvre – un messaggio di resistenza a quegli orientamenti inaugurati dal Concilio Vaticano II, che sono, per certi aspetti, vere e proprie rotture rispetto alle plurimillenarie Tradizioni della Chiesa. Io vorrei sottolineare chiaramente questo punto: le divergenze non sono né di natura liturgica, né sacramentale, né pastorale. Sono tutte mere conseguenze delle reali divergenze relative all’essenza stessa dell’insegnamento della fede. Più precisamente le divergenze riguardano la rettitudine dottrinale – ciò che la teologia chiama “ortodossia”. Ciò che la Fraternità San Pio X cerca di preservare, infatti, non è un mero specifico contesto liturgico e sacramentale, caratteristico del cattolicesimo del pre-Vaticano II, è il cosiddetto “tesoro della fede” (depositum fidei), che nei recenti pontificati appare – nonostante le dichiarazioni ufficiali – sempre più messo in pericolo dalle azioni, dai comportamenti e dagli insegnamenti che relativizzano proprio questo depositum fidei. Tra questi, gli errori più visibili e impegnativi sono l’ecumenismo e il pluralismo, che mettono realmente in pericolo la trasmissione del Vangelo. Indipendentemente da quali sacerdoti saranno scelti per le consacrazioni episcopali del 1 luglio, non v’è dubbio che essi saranno fedeli allo spirito evangelico e missionario che si oppone agli errori conciliari e postconciliari e, in particolare allo spirito ecumenico di Assisi e di Abu Dhabi. Evidentemente, il Vaticano non desidera accettare nuovi gerarchi con forti valori della Tradizione. Il monito lanciato da Sua Eminenza il Cardinale Victor Manuel Fernandez lo dice chiaramente. Oltre alla carità a cui fa appello il messaggio della Fraternità, vi è un’altra virtù – la più grande di tutte – che potrebbe svolgere un ruolo straordinario: l’umiltà. Questa è al centro della lezione impartita da uno dei più brillanti Santi e Dottori della nostra Chiesa: Tommaso d’Aquino, con riferimento al celebre episodio della resistenza di San Paolo nei confronti dell’atteggiamento ambiguo del primo Papa della storia: San Pietro. Nella sua Lettera ai Galati, il grande Apostolo ed evangelizzatore Paolo racconta come si oppose a Pietro: «Ma quando Cefa giunse
ad Antiochia, gli resistetti a viso aperto, perché era da
biasimare. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo,
egli mangiava con i pagani; ma quando questi giunsero, si ritirò
e si separò, per timore dei circoncisi. E gli altri Giudei
acconsentirono alla sua simulazione, al punto che anche Barnaba si
lasciò indurre da loro a imitarlo. Ma quando vidi che non
camminavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a
Cefa in presenza di tutti: Se tu, che sei Giudeo, vivi alla maniera dei
pagani e non alla maniera dei Giudei, come mai costringi i pagani a
vivere alla maniera dei Giudei?» (Galati 2:11-14).
Tutti i commentatori cattolici, come il vescovo Richard Challoner, hanno insistito sul fatto che “nemmeno il rimprovero di San Paolo rappresentava un argomento contro la sua supremazia”. Pertanto, senza mai contestare il suo ufficio pontificio (proprio come l’arcivescovo Lefebvre non contestò mai l’ufficio pontificio di Paolo VI o di Giovanni Paolo II), Paolo ammonì Pietro a causa dell’ipocrisia da lui dimostrata. Nel suo commento, San Tommaso d’Aquino sottolinea il motivo per cui Dio ha permesso che una simile situazione fosse registrata nel testo sacro di cui Paolo è l’Autore. Perché Dio – che ha ispirato gli scrittori sacri, tra cui Paolo, che fu il Suo “strumento”" nella composizione della Lettera ai Galati – ha voluto preservare l’episodio di Antiochia? Ecco la risposta del Dottore Angelico. “Da quanto precede abbiamo
dunque un esempio: per i prelati, infatti, un esempio di umiltà,
affinché non disdegnino le correzioni da parte di coloro che
sono inferiori e soggetti a loro; per i sudditi, un esempio di zelo e
di libertà, affinché non temano di correggere i loro
prelati, soprattutto se il loro crimine è pubblico e rasenta il
pericolo per la moltitudine.” [2]
Dall’infanzia alla più avanzata età, nessuno impara meglio che tramite di esempi. Il potere dell’esempio è insostituibile. Ecco perché Nostro Signore Gesù Cristo si è sacrificato sulla Croce: per darci l’esempio supremo dello spirito di sacrificio. Per lo stesso motivo, l'episodio del confronto con Pietro – Pietro, il primo Papa – è stato registrato dall’Autore divino tramite il Suo apostolo San Paolo: affinché la gerarchia ricevesse un esempio di umiltà. In altre parole, affinché fosse capace, quando necessario, di dire: “Ho sbagliato”, e forse anche di chiedere pubblicamente perdono. Nessuna lezione sarebbe migliore di questa, soprattutto per quanto riguarda il sostegno dell’errore dell’indifferentismo religioso attraverso l’ecumenismo e il pluralismo religioso. Proprio come i Papi del XX secolo hanno commesso un grave errore non ubbidendo alla richiesta del Cielo di consacrare la Russia al Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, così, si sostiene, hanno sbagliato anche in alcune degli orientamenti imposti negli ultimi decenni. Nessuna lezione sarebbe migliore dell’esercizio dell’umiltà attraverso il riconoscimento di questi errori. Chiaramente, qualcosa di così grande dipende in modo decisivo dalla grazia di Dio. Ecco perché credo che dobbiamo tutti pregare incessantemente, come hanno affermato verso la fine il Superiore Generale: Don Davide Pagliarani, e gli altri firmatari della risposta ufficiale della Fraternità San Pio X. «Infine, c’è un
altro punto su cui concordiamo e che dovrebbe incoraggiarci: il tempo
che ci separa dal 1° luglio è un tempo di preghiera.
È un momento in cui imploriamo dal Cielo una grazia speciale e,
dalla Santa Sede, comprensione. Prego per Lei in particolare lo Spirito
Santo e – non la prenda come una provocazione – la Sua Santissima
Sposa, Mediatrice di tutte le Grazie».
Se esiste una via d’uscita da questa crisi – apparentemente senza che la luce in fondo al tunnel diventi visibile – questa può essere possibile solo attraverso la grazia di Dio ottenuta per intercessione della Beata Vergine Maria, nostra Regina e Regina di tutta la creazione. Non sarebbe questo uno dei doni più belli della Beata Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie? NOTE 1 – Il testo completo della lettera, firmata da Don Davide Pagliarani (Superiore Generale), Mons. Alfonso de Galarreta (Primo Assistente Generale), Don Christian Bouchacourt (Secondo Assistente Generale), Mons. Bernard Fellay (Primo Consigliere Generale, ex Superiore Generale) e Don Franz Schmidberger (Secondo Consigliere Generale, ex Superiore Generale) è stato pubblicato sul sito ufficiale della Fraternità San Pio X (Si veda qui). 2 – La citazione è tratta dalla traduzione in inglese di Padre Fabian R. Larcher, OP. La traduzione in inglese è disponibile online qui: https://aquinas.cc/la/en/~Gal.C2.L3.n77.2 |