![]() |
![]() |
| Roma e la Fraternità: Mons. Schneider risponde al Cardinale Fernandez ![]() Mons. Athanasius Schneider e il Cardinale Victor Manuel Fernandez Mentre le consacrazioni
episcopali nella Fraternità Sacerdotale San Pio X sono state
annunciate per il 1 luglio 2026, Mons.
Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan),
è intervenuto nel dibattito opponendosi al Cardinale Victor Manuel Fernandez
sulla questione della ricezione dei testi del Concilio Vaticano II; e
propugnando un atteggiamento pragmatico verso la Fraternità.
Il consenso sull’interpretazione del Vaticano II rimane un vero e proprio serpente di mare nella Chiesa: in una intervista concessa il 17 febbraio 2926 al giornalista Robert Moyniham, Mons. Athanasius Schneider non ha esitato a criticare alcune recenti dichiarazioni del Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede: il Cardinale Victor Manuel Fernandez. Quest’ultimo aveva riaffermato al Superiore Generale della Fraternità San Pio X l’idea che i testi del Concilio Vaticano II non possono essere modificati. Idea che per il vescovo di Astana è un «controsenso teologico». «Solo la Parola di Dio è intoccabile» Mons. Schneider pone una diagnosi senza appello: secondo lui, il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede confonde l’essenziale con l’accessorio e dichiara con forza: «La dichiarazione del Cardinale Fernandez è totalmente errata, solo la Parola di Dio è intoccabile». L’argomentare è il seguente: se anche un dogma proclamato ex cathedra, che di per sé non è «perfetto» nella sua formulazione, può essere in seguito «chiarito o migliorato», com’è possibile che i testi di un Concilio che si è voluto «pastorale» possano rivendicare una fissità eterna? Vatican II: una «catechesi» deperibile? Basandosi sugli atti ufficiali di Papa Giovanni XXIII, che ha convocato il Concilio, Mons. Schneider ricorda che il Vaticano II non aveva il compito di definire nuovi dogmi, né di risolvere definitivamente delle questioni dottrinali: «Questo Concilio è stato convocato per dare delle spiegazioni, una sorta di catechesi adattata allo stile del nostro tempo». L’ombra del IV Concilio del Laterano Per illustrare il suo argomentare, Mons. Schneider si rifà alla storia della Chiesa, e richiama il IV Concilio del Laterano (1215), che conteneva disposizioni civili riguardanti gli Ebrei, le quali viste nell’ottica del nostro XXI secolo, appaiono ormai inaccettabili. «Una tale dichiarazione di un Concilio ecumenico potrebbe essere corretta? Io oso sperare che il Cardinale Fernandez risponda: “sì”», osserva il vescovo con un tocco di ironia. L’argomento è certo ad hominem, ma non manca di mordente. Il vescovo di Astana chiede dunque un esame onesto delle «evidenti ambiguità» di alcuni documenti, citando in particolare le scottanti questioni della libertà religiosa, dell’ecumenismo e della collegialità. Il pragmatismo kazako Questo intervento senza reticenze giunge mentre le relazioni fra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X stanno vivendo un nuovo sviluppo dopo l’annuncio delle prossime consacrazioni episcopali nella Fraternità fondata da Mons. Marcel Lefebvre. Su questa scottante questione, Mons. Schneider auspica uno choc di realismo: secondo lui, il tempo stringe e l’attitudine di Roma deve cambiare. Invece di esigere una risoluzione dottrinale totale e immediata, il prelato suggerisce una soluzione pragmatica e afferma: «Fateli entrare. Date loro un minimo di integrazione nella Chiesa. La Chiesa è grande e sa sempre trovare delle soluzioni per ogni circostanza». Una cosa è certa: il pragmatismo kazako di un prelato, che durante l’intervista rivela di aver chiesto al Santo Padre una “pax liturgica leonina”, rischia di essere accolto con sentimenti contrastanti dal Palazzo del Sant’Uffizio… |