Un professore della diocesi di Maiorca

a proposito delle consacrazioni episcopali:

né scisma né peccato


della Fraternità San Pio X







Don Jaime Mercant Simó



Sacerdote diocesano di Maiorca, Spagna, il Professore Jaime Mercant Simó è dottore in filosofia tomista e in Diritto; è Professore al Centro Studi Teologici e Direttore della biblioteca diocesana.

Noi non condividiamo ogni punto della sua dichiarazione pubblicata su X, tuttavia la riproduciamo qui di seguito, perché essa dimostra che le prossime consacrazioni episcopali nella Fraternità San Pio X stanno suscitando riflessioni serie e argomentate anche al di fuori della Fraternità.


Testo della dichiarazione

Diversi dei miei lettori mi hanno interrogato a proposito delle prossime consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Ecco dunque la mia posizione, espressa in maniera pedagogica sotto forma di domande e risposte.

1. I lefebvriani commettono peccato mortale con queste consacrazioni episcopali?

- No, assolutamente.


2. Non si tratta di un atto scismatico?

No, formalmente non lo è.



3. Perché non lo è formalmente?

Perché, per avere un «scisma perfetto» è necessario che vi sia una chiara intenzione di compiere un atto scismatico e di costituire con i nuovi vescovi una giurisdizione gerarchica parallela a quella che esiste nella Chiesa cattolica romana.
Ora, in questo caso non si verificherà né l’una né l’altra cosa.


4. Può trattarsi, almeno, di un atto di disubbidienza?

Sì, lo è, almeno materialmente, perché Roma non vuole che siano effettuate queste consacrazioni.


5. Allora, peccano mortalmente per disobbedienza?


Nemmeno, perché in questo caso l’intenzione dell’autorità della Fraternità, dei consacranti e dei futuri consacrati sembra giusta. Essi invocano «lo stato di necessità», che giustificherebbe la «disobbedienza materiale».
A questo proposito non abbiamo delle ragioni oggettive per dubitare della loro coscienza né della loro retta intenzione, che è il bene delle anime affidate alle loro cure.  



6. Ma la scomunica latae sententiae, cioè automatica e immediata, si produrrà, non è vero?

Da un punto di vista canonico, sì; ma, secondo il mio modesto parere, questa scomunica sarebbe nulla. Io credo che ci siano sufficienti ragioni teologiche e iusfilosofiche per giungere a questa conclusione, anche se so che molti canonisti mi contraddiranno ponendosi in una prospettiva puramente legalista.
Tuttavia, io ritengo che, a parte il motivo fondamentale dello «stato di necessità», manchi la «ragione formale» per la quale dovrebbe applicarsi questa pena, poiché, lo ripeto, non vi è l’intenzione oggettiva di scisma formale né di creazione di una giurisdizione parallela.



7. Mons. Lefebvre ha subito la pena della scomunica?

Sì, come la subiranno probabilmente questi vescovi; ma anche la sua scomunica era nulla, perché, sul piano soprannaturale del Corpo Mistico, questo vescovo non ha mai cessato di essere in comunione con la Chiesa.


8. Cosa vuole dire con questo?

L’essenza della comunione è tripla: dottrinale, sacramentale e gerarchica.
Io ritengo che Mons. Lefebvre e, per estensione, la Fraternità, non hanno negato alcuna di queste tre «dimensioni essenziali» della comunione ecclesiale.



9. La Fraternità è in comunione dottrinale?

Certo, essa non ha mai smesso di insegnare ciò che la Chiesa ha sempre creduto.


10. Ma i lefebvriani non mettono costantemente in discussione i documenti del Concilio Vaticano II?

Essi non rigettano il tutto in blocco, come si crede comunemente, dato che questi testi contengono degli elementi derivati dal depositum fidei. Essi affrontano con spirito critico certe questioni «delicate», per le quali la discussione teologica è legittima.


11. Come può affermare una cosa del genere?

Posso affermarla perché lo permette la stessa  «natura» del Concilio.


12. Che vuol dire con questo?

Voglio dire che il Vaticano II è stato un concilio di «natura pastorale», non dogmatica; di conseguenza non beneficia del carisma dell’infallibilità, poiché non ha mai voluto definire o condannare qualcosa in maniera infallibile; questa fu la decisione espressa dalla maggioranza dei Padri conciliari.
Tuttavia, durante il post-concilio, nonostante tale «natura pastorale», alcuni ha preteso di trasformare questo concilio in un «superdogma».



13. «Superdogma»? Non è una mancanza di rispetto? Perché usa la retorica lefebvriana?

Uso in realtà le parole di Joseph Ratzinger che, durante una visita ai vescovi del Cile (1988) usò queste stesse parole.


14. Inoltre, è vero che la Fraternità è in comunione sacramentale?

 I suoi sacramenti sono, non solo validi, ma amministrati secondo i riti tradizionali che la Chiesa usa da tempo immemorabile. 


15. Ma non è evidente cha la Fraternità non è in comunione gerarchica?

Nonostante, sul piano canonico, la sua «situazione istituzionale» sia irregolare e imperfetta, la Fraternità continua a riconoscere il Papa di Roma come pastore supremo della Chiesa universale. Di fatto essa riconosce e rispetta anche la giurisdizione di tutti i vescovi del mondo cattolico.


16. Mi dia una prova di ciò che dice.

In ogni Messa della Fraternità, senza eccezione, i sacerdoti nominano nel Canone della Messa il Papa e il vescovo del luogo.



17. Non è un argomento molto debole?

No, assolutamente. La manifestazione più formale e pubblica del riconoscimento gerarchico si realizza proprio nella Santa Messa, concretamente nel Canone.


18. Lei è un lefebvriano o un filo-lefebvriano?

Né l’uno né l’altro; io sono indipendente. Sono semplicemente cattolico e in quanto tale ho lo spirito critico, cioè la buona abitudine di usare la ragione e il discernimento.


19. Tuttavia, sembra che lei sia d’accordo con la Fraternità su tutto.

Non è così. Su alcuni comportamenti e questioni non sono d’accordo, ma secondo me si tratta di fattori secondari e accidentali.
Sull’«essenziale» sono d’accordo al 100% con la Fraternità e di conseguenza non contribuisco alla sua «demonizzazione» pubblica ingiusta e sproporzionata.


20. Qual è l’essenziale?

L’essenziale è la sua «cattolicità». Punto!



21. Ma non la preoccupa la «tendenza» dei lefebvriani?

Mi preoccupa di più la moltitudine di eterodossi, di blasfemi e di sacrileghi che si vedono dappertutto, specialmente in Germania. Sono anche preoccupato per i due pesi e due misure che sembrano esistere nell’applicazione delle pene e delle censure da parte dell’autorità ecclesiastica. 


22. Che soluzione vede per l’attuale problema lefebvriano?

Per prima cosa, io penso che Roma dovrebbe dar prova di benevolenza ed accettare formalmente la prossima consacrazione di questi vescovi, riconoscendo i frutti spirituali dell’apostolato della Fraternità.
Io credo che questo sarebbe un gesto di vera misericordia e di intelligenza; queste due cose non sono incompatibili.



23. Non teme di essere criticato per queste opinioni?

No. Perché io sono un sacerdote della Chiesa cattolica, non il pastore di una setta; e quindi, con rispetto, io posso e devo esercitare, nella mia vita di fede, la vera libertà dei figli di Dio.


Dr Mn Jaime Mercant Simó








febbraio 2026
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