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| Conclusioni provvisorie ![]() In attesa al bar Dopo alcune settimane durante le quali mi sono dedicato quasi esclusivamente al tema delle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità San Pio X (FSSPX), credo che per me sia giunto il momento di proporre alcune conclusioni provvisorie, e riprendere la linea del blog la settimana prossima. E dico che sono provvisorie perché mancano ancora quattro mesi alla data annunciata, e in questo lasso di tempo possono accadere molte cose. La prima cosa che devo dire è che la situazione è straziante. Per me, perché provo una profonda gratitudine e affetto per la FSSPX. Da essa ho ricevuto i sacramenti innumerevoli volte e di essa fanno parte cari amici, amicizie coltivate da decenni. Ma la situazione è straziante anche per la Chiesa, e lo dico nel senso più vero: è una lacerazione, una ferita profonda e dolorosa, che priverà la Fraternità della piena appartenenza alla comunione visibile, gerarchica e sacramentale con la Sposa di Cristo e priverà quest’ultima delle immense ricchezze che può apportarle e che le ha apportato per decenni l’opera di Mons. Marcel Lefebvre. Non capisco quindi l’euforia di alcuni membri della Fraternità: non è un segno di amore per la Chiesa, ma per il partito. Quando vennero annunciate le consacrazioni, condivisi con i lettori di questo blog la mia perplessità, cioè il mio sconcerto e il mio dubbio per la situazione. La designazione del cardinale Victor Fernandez per portare avanti i colloqui è stata la naturale conseguenza, poiché fin dall’inizio della “questione Lefebvre”, negli anni ’70, fu incaricato di trattarla il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, a cominciare dal cardinale Franjo Seper, poi Ratzinger, e così fino ad ora. E come dissi allora, Tucho non è la scelta peggiore, penso anzi il contrario. Ho trovato positivo l’invito del cardinale a riprendere i colloqui, contenuto nel comunicato pubblicato dopo l’incontro con il Superiore Generale della Fraternità, nonostante in verità esso apparve, volens nolens, come una manovra dilatoria. Secondo me, avrebbe dovuto proporre un calendario di incontri e una data certa per la soluzione definitiva. Tuttavia, la lettera di risposta di Don Davide Pagliarani è stato il primo elemento che ha attenuato la mia perplessità. Ma al di là di certe ironie che mi sono sembrate inappropriate e dell’accusa contro il cardinale Müller, se nella lettera si afferma che “Entrambi sappiamo in anticipo che non possiamo accordarci sulle questioni dottrinali” … e che “non mi sembra possibile stabilire un dialogo”, era chiaro che i Superiori della Fraternità non avevano alcuna intenzione di arrivare ad un accordo con Roma. Io temo che la loro decisione sia ormai presa con decisione e che anche se Papa Leone incontrasse Don Pagliarani, non tornerebbero indietro. Non riporterò qui gli argomenti avanzati da entrambi le parti per giustificare o condannare le consacrazioni. Più di 1300 commenti in questo blog hanno già trattato della questione. Mi limiterò a segnalare due elementi che, secondo me, sono centrali: se la decisione di consacrare dei vescovi deriva dalla necessità di conservare la liturgia tradizionale, bisogna dire che alla Fraternità è stata offerta la possibilità – come ha testimoniato il cardinale Müller – di diventare un Ordinariato, con la diretta sudditanza al Papa, senza la mediazione della Curia Romana: un grande privilegio che la collocava al di sopra degli Istituti ex Ecclesia Dei e delle congregazioni storiche della Chiesa. Non l’hanno accettato, e il motivo addotto è che la loro lotta non è solamente liturgica, ma anche dottrinale. Ed io allora mi chiedo cosa guadagnino a condurre questa lotta dottrinale dall’esterno. Mi sembra che l’effetto sia esattamente l’opposto: nessuno presterà loro attenzione, tranne i loro aderenti, perché le critiche, sicuramente giuste e appropriate, verranno attribuite ad un gruppo di estremisti, scismatici, scomunicati, ribelli e tanti altri epiteti che da tempo non si sono usati più. Che accadrà dopo le consacrazioni? Qui ci addentriamo nel campo dei pronostici, e se sono sempre fallibile, in questo pantano lo sono di più. In primo luogo, credo che per la Fraternità sarà un punto di non ritorno, e per una questione propria della natura umana. Le abitudini si costituiscono con la ripetizione degli atti e se una istituzione, composta da uomini, ha passato quarant’anni e ne passerà altrettanti senza alcun rapporto di obbedienza con Roma e con la gerarchia visibile della Chiesa, ha già acquisito e consoliderà l’abitudine di fare quello che le pare; e siccome le abitudini producono un certo piacere nella loro pratica, la Fraternità, o almeno buona parte dei suoi membri, si sentiranno a loro agio e perfino “euforici” quando verrà data loro la possibilità di ribellarsi agli ordini emanati dal Sommo Pontefice. Questo non può risolversi da un giorno all’altro, né da un anno all’altro. Per continuare ad addentrarci nel futuribile, dobbiamo tenere presente che non serve paragonare la situazione attuale con quanto è successo nel 1988. In quel momento, l’interlocutore era il cardinale Ratzinger, che aveva sostenuto la riforma liturgica del post-concilio e conosceva il mondo tradizionale. E il Papa era Giovanni Paolo II, che era sempre indaffarato a preparare il suo prossimo viaggio e si fidava di Ratzinger e lo lasciava fare. Le circostanze attuali sono molto diverse. E questo porta a considerare alcune ipotesi: 1. Ci saranno sicuramente degli allontanamenti di sacerdoti e di fedeli dalla Fraternità, ma non saranno numerosi, ma isolati. Si verificheranno soprattutto nei Distretti di Austria, Germania, Belgio e Stati Uniti che, secondo quanto mi è stato detto ieri, sono molto, molto scontenti della decisione, tuttavia non mi sembra che ci saranno grandi defezioni. Ovviamente, Roma non incoraggerà una nuova Fraternità Sacerdotale San Giuda Taddeo per accogliere i membri della Fraternità che decideranno di andarsene. E temo che neanche le Istituzioni ex Ecclesia Dei saranno disposti ad accoglierli. Per quanto riguarda i laici, credo che saranno molti quelli che desidereranno assistere alle Messe della Fraternità. Di fatto, le scomuniche si applicheranno solo ai vescovi consacranti e consacrati; i sacerdoti, come prima, saranno sospesi a divinis. In questo non intravedo dei cambiamenti, salvo il titolo di “scismatici” con il quale saranno insultati dal piccolo mondo dei neocon. 2. Alcuni ritengono che l’ambito Ecclesia Dei sarà felice per la decisione, perché suppongono che Roma adotterà un’attitudine benevola nei loro confronti. Non sono sicuro che sia così. Può essere di sì, ma potrebbe anche essere al contrario: che si scatenerà una sorta di scrutinio da parte dei lupi della Curia Romana volto a testare il grado di “lefebvrismo nel sangue” che i tradizionalisti in “piena comunione” conservano ancora, e allora arriverà la richiesta di molte prove d’amore. 3. Vi è un fattore che potrebbe frenare questo tentativo curiale ed è che pochi giorni prima della consacrazioni, il 27 e il 28 di giugno, si svolgerà a Roma il Concistoro straordinario, nel quale cardinali provenienti da tutto il mondo dibatteranno certamente il tema della liturgia, un tema molto più urgente adesso di quanto lo fosse il dicembre scorso. E come si è visto allora, anche cardinali chiaramente progressisti, come il cardinale Höllerich, si sono mostrati favorevoli ad una “liberalizzazione” della Messa tradizionale. Papa Leone, quindi, non dovrà affrontare solo l’opinione negativa dei curiali, ma anche quella positiva di molti altri cardinali. Potrà darsi, se non una “liberalizzazione” almeno una mitigazione delle misure draconiane di Traditionis custodes. 4. Altro fattore che potrà anche influire è che la cerimonia delle consacrazioni episcopali ad Ecône registrerà una massiccia partecipazione, e questo inciderà. E il Papa e i vescovi sanno che i tradizionali dell’Ecclesia Dei sono molti e vanno crescendo. Per altro verso, con il fatto che la generazione boomer, conciliare e progressista, sta passando a miglior vita, sono i sacerdoti più giovani che fanno sentire la loro voce. Un buon esempio è l’articolo di Don Pierre Amar pubblicato ieri da La Croix. Non credo, quindi, che Roma sia incline ad una soluzione finale e ad inaugurare camere a gas. Probabilmente, e forse sono eccessivamente ottimista, cominceranno a considerare l’idea di una soluzione definitiva del problema, che potrebbe consistere, per esempio, nella creazione di un Ordinariato come quello che è stato offerto alla FSSPX e che essa ha rifiutato. Si potrà discutere la convenienza o meno di tale mezzo, ma potrebbe essere una delle proposte di Roma. Dio, che nella Sua misericordia non abbandona mai la Chiesa, e Maria Santissima, Sua Madre e Madre della Chiesa, possono offrici una soluzione che noi non intravediamo. |