Due voci – E altre in arrivo?


di Mons. Richard Nelson Williamson



Lettera di Mons. Richard Nelson Williamson
Scritta il 5 maggio 2003, mentre Monsignore era Rettore del Seminario San Tommaso d’Aquino della Fraternità San Pio X, A Winona, Minnesota, Stati Un Uniti.

Tratta da Letters from the Rector of St. Thomas Aquinas Seminary
Volume 4 The Winona Letters, Part 3
Bishop Richard Williamson
Letter # 232
May 5, 2003





Mons. Richard Nelson Williamson - RIP




L’articolo, benché datato, fa il punto su alcuni elementi che si dimostrano essere attuali, soprattutto dopo l’annuncio della Fraternità San Pio X delle prossime consacrazioni episcopali del 1 luglio 2026.
(N. d. R.) 




Com’era prevedibile e previsto, Roma non lascia in pace la Fraternità San Pio X. Come afferma un cardinale della Neo-chiesa: “Non possiamo avere pace fintanto che la Fraternità continua a fare il suo dovere”.
Con il bastone o la carota, la Neo-chiesa deve fare deragliare in qualche modo la Fraternità, per quanto essa possa essere numericamente insignificante, altrimenti, ciò che rappresenta la Fraternità presto o tardi farà deragliare la Neo-chiesa, come sta già accadendo.

Nelle ultime settimane sono circolate due voci provenienti da Roma:
una, secondo cui tre dei quattro vescovi della Fraternità saranno “ri-comunicati” durante la pubblica Messa tridentina che sarà celebrata dal Cardinale Castrillon in una delle principali Basiliche romane, il prossimo 24 maggio;
l’altra voce riguarda l’indulto per la celebrazione della Messa tridentina, che sarebbe esteso a tutti i sacerdoti cattolici prima della fine dell’anno 2003.
  
Se tali voci sono vere, o Roma farà in modo che siano vere, solo Dio lo sa.
In ogni caso, entrambi le voci sono tali da mettere sotto pressione la Fraternità, e poiché altre voci simili potrebbero mirare a far saltare la Fraternità fuori dai cardini, è necessario che noi manteniamo la nostra lucidità cattolica.

A rischio di ripetere cose che ho già detto, anche più volte, lasciatemi tentare di spiegare perché, anche se Roma sembra essere estremamente generosa, la Fraternità dev’essere estremamente cauta.

La radice del problema è la “modernizzazione” avviata o almeno manifestata dalla Chiesa cattolica negli anni sessanta col Concilio Vaticano II (1962-1965), i cui sedici documenti hanno rivoluzionato l’insegnamento cattolico; e col Novus Ordo della Messa (1969), che ha rivoluzionato l’essenza della pratica della Chiesa, cioè la liturgia della Messa.
Poiché è nei principii cattolici che la Chiesa non può cambiare, i modernizzatori hanno finto e continuano a fingere che l’aggiornamento non abbia cambiato nulla di essenziale. Tuttavia, i “cattolici” modernizzati assomigliano così poco ai cattolici di una volta, che il mutamento ha potuto essere solo essenziale, e il Vaticano II e la Nuova Messa hanno chiaramente gettato le basi di quella che doveva essere una nuova religione.

Ora, la vecchia religione Teocentrica e la nuova religione conciliare antropocentrica sono in contraddizione, e poiché tutte le guerre in definitiva sono religiose, una contraddizione tra religioni può solo significare guerra. In forza della loro nuova fede, i conciliaristi hanno il dovere di sradicare e distruggere la vecchia fede; mentre i cattolici hanno il dovere di rifiutare e condannare la falsa religione con tutti suoi fasti e le sue opere. Ecco perché subito dopo il Vaticano II i conciliaristi hanno preteso che esso fosse il più importante Concilio della storia della Chiesa, mentre un piccolo numero di cattolici lo denunciava come l’introduzione nella Chiesa cattolica dei principii anticattolici del mondo moderno.
Allo stesso  modo, nel 1969 il Papa conciliarista Paolo VI pretese che la vecchia Messa fosse stata abolita, mentre una manciata di vescovi e sacerdoti cattolici la manteneva in vita; in modo particolare Mons. Lefebvre e la Fraternità da lui fondata – ma non solo.

Ecco il cuore del problema che non deve essere mai perso di vista.
Siamo di fronte ad una guerra tra due religioni che può concludersi solo con la morte dell’una o dell’altra. I cattolici devono combattere questa guerra con le armi della verità. I conciliaristi possono combatterla con qualsiasi mezzo a loro disposizione.
Per la giusta punizione di Dio per la tiepidezza di molti cattolici, ai conciliaristi è stato permesso di occupare quasi tutte le posizioni di potere e di influenza all’interno della struttura della Chiesa. Ed essi le hanno usate appieno per stabilire la loro nuova religione.

Tuttavia, i cattolici avevano ed hanno dalla loro parte la Verità, che “è potente e prevarrà”.
I conciliaristi non sono riusciti ad impedire a Mons. Lefebvre di denunciare il Vaticano II e di salvare la vecchia Messa. Finora si sono dimostrati incapaci di impedire alla sua Fraternità di continuare a fare il suo lavoro.

Ma la sopravvivenza della loro nuova religione dipende dalla distruzione della vecchia religione che dimostra la falsità del Vaticano II e della Nuova Messa. Pertanto, devono distruggere, disgregare, paralizzare o corrompere la Fraternità, che al momento rappresenta la più grande resistenza organizzata al conciliarismo.

L’ovvia strategia dei Romani è vecchia come il mondo: “divide et impera”.
Da qui la prima voce che pretendeva che tre dei quattro vescovi della Fraternità la pensassero in un modo, mentre il quarto in un altro modo.
Ma prima uno e poi un altro dei tre vescovi hanno detto che si trattava di una sciocchezza, e senza dubbio anche il terzo lo avrebbe detto pubblicamente, ma probabilmente non gli importava (quanto al quarto, si crogiolava nella pubblicità!).

E se, come diceva la voce, Roma pensa che il 70% dei sacerdoti della Fraternità sarebbe felice di essere “ri-comunicati” con i supposti tre vescovi, allora Roma conosce i nostri sacerdoti tanto poco quanto i nostri vescovi.

La seconda voce rappresenta un’altra strategia, anch’essa vecchia come il mondo: “Soffocarli nella gentilezza”, ad esempio promettendo di concedere nel 2003 la precondizione richiesta nel 2001 dalla Fraternità per avviare i negoziati con Roma, ovvero il permesso a tutti i sacerdoti di usare liberamente il vecchio rito della Messa.

Ora, non è affatto certo che Roma possa dare seguito a tale promessa attraverso i tanti vescovi conciliari nel mondo. Ma se ci riuscisse, la Fraternità potrebbe solo rallegrarsi per il libero uso del vero rito della Messa, che significa un flusso di grazia in costante aumento in tutta la Chiesa, man mano che i sacerdoti si renderanno conto di quale tesoro è stato rimesso nelle loro mani.
Tuttavia, anche se Roma “ri-comunicasse” tutti e quattro i vescovi della Fraternità, siccome nel 2001 la Fraternità si era impegnata solo di riprendere i negoziati per la riconciliazione con questa Roma, quasi certamente i conciliaristi insisterebbero perché la Fraternità riconosca in qualche modo il Vaticano II, cosa che la Fraternità non può fare; gli stessi documenti di questo Concilio, con le loro conseguenze, sono impregnati della nuova religione.

Tuttavia, la strategia del “soffocarli nella gentilezza” presenta dei reali vantaggi per Roma.
Supponiamo che Roma scavalchi i propri vescovi e dichiari unilateralmente:
“La Fraternità è semplicemente riconciliata con Roma e riammessa nella Chiesa, compresi tutti e quattro i vescovi, senza condizioni, senza richieste”.
Cosa farebbe allora la Fraternità? Se rifiutasse, apparirebbe veramente scortese. Ma se accettasse, ci sarebbe la fine della nostra attuale emarginazione protettiva e sopraggiungerebbe un gran numero di contatti contaminanti con “cattolici” che, non avendo colto il problema del conciliarismo, non hanno una vera comprensione del vero cattolicesimo.
Il che potrebbe significare la fine della difesa della fede da parte della Fraternità.  

Un tale comportamento da parte di Roma potrebbe essere improbabile, o impossibile, ma per paralizzare la Fraternità potrebbe essere la cosa più intelligente che potrebbero fare.
In ogni caso, questo mette in luce il problema centrale.

Anche se i Romani parlassero esattamente la stessa lingua della Fraternità, con la loro religione modernista non intenderebbero le stesse cose. Pertanto, la “riconciliazione” sarebbe verbale e non reale e la Fraternità avrebbe perso la protezione della sua attuale emarginazione.

Quindi, perché pensare di sedersi a discutere con questi Romani?
In primo luogo, “essi occupano la cattedra di Mosè” (Mt. 23, 2), così che hanno una enorme influenza sulla salvezza eterna o sulla dannazione delle anime.
In secondo luogo, essi hanno, per le loro enormi responsabilità, le proprie anime da salvare, e l’uno o l’altro di loro potrebbe ancora trarre profitto dal contatto con i cattolici anti-conciliaristi.
Ecco perché Mons. Lefebvre mantenne i contatti con i Romani fino a maggio del 1988.

Tuttavia, questi contatti si interruppero con le consacrazioni episcopali di quel giugno 1988, quando, come disse Monsignor Lefebvre, Roma aveva dimostrato con le sue azioni una tale indifferenza per le anime che il problema si era spostato dall’ambito della diplomazia a quello del dogma.
Quindi, ogni volta che un Cardinale Castrillon Hoyos insiste sulla diplomazia, dal nostro punto di vista sta ostacolando qualsiasi contatto prima ancora che esso inizii.  
Perché, se la Fraternità negoziasse su qualcosa diverso dal dogma, le conseguenze si rivelerebbero fatali per la fede, come si è appena visto con i sacerdoti di Campos, in Brasile.

Ma un dogma non-elastico può essere concepito da menti elastiche, per le quali le parole non hanno alcun significato non elastico?
Personalmente, io penso che la massa delle menti e delle intelligenze odierne sia così immersa nella fantasia che solo un castigo di Dio può riportarla alla realtà, e per farlo dovrà togliere un gran numero di anime da questa vita.

Nel frattempo, pregate cari lettori, affinché la Fraternità faccia quello che Dio vuole da essa.

La particolare insidiosità del conciliarismo, per la sua apparente somiglianza col cattolicesimo, sarà uno degli argomenti principali della Sessione Dottrinale Maschile che si terrà questa estate a Winona.
L’argomento sarà arduo: esamineremo le tre principali encicliche di Giovanni Paolo II su Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo;, ma la nostra chiara guida saranno i libri del Prof. Dörmann, disponibili presso Angelus Press.

In questo mese di maggio imploriamo l’aiuto e la protezione della Madre di Dio, e recitiamo il suo Rosario affinché ella ci ottenga la salvezza di milioni di anime che si dibattono in un mondo di confusione.

+ Richard Williamson





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