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| La teologia in salsa sinodale suona bene, ma ha un problema: non è cattolica! ![]() Udienza del 2 marzo 2026 ai membri della facoltà teologica pugliese e dell’Istituto teologico calabrese Il discorso di Leone XIV ai membri della Facoltà teologica pugliese e dell’Istituto teologico calabrese non ha fornito nulla di buono per quel poco di teologia cattolica che resta nella Chiesa sinodale. I ripetuti inviti a “fare teologia insieme” sono stati una chiara indicazione: i fedeli dovrebbero fuggire nella direzione opposta. Ormai lo sappiamo: se un prelato, un membro del clero o un teologo post-conciliare inizia a desiderare di “fare qualcosa insieme”, che si tratti di teologia o di Chiesa, l’unica cosa che un cattolico dovrebbe fare è scappare. Questo “fare insieme” è fondamentalmente una parola in codice per dire che ci siederemo tutti insieme e aspetteremo che le sensazioni confuse si impossessino di noi, “ascolteremo” gli uni gli altri (compresi eretici, scismatici e praticanti di false religioni), “cammineremo” insieme e poi inventeremo qualcosa di nuovo che non ha nulla a che fare con la fede cattolica. La solita ricetta sinodale per il disastro. E Prevost in questo senso non ha deluso. Dietro il linguaggio suadente e le metafore marittime, ha esposto il suo programma inquietante: il continuo spostamento della teologia cattolica dal suo fondamento appropriato nella verità immutabile verso un paradigma fluido, guidato dai “processi”, e modernista. Leone XIV ha detto che la teologia è al servizio dell’annuncio del Vangelo e “non può essere ridotta a una mera ricerca accademica”. Presa isolatamente, questa affermazione contiene un nucleo corretto. I grandi scolastici, da san Tommaso d’Aquino ai teologi dell’era preconciliare, non hanno mai concepito la teologia come uno sterile esercizio intellettuale. Ma, come al solito, gran parte del problema sta in ciò che Prevost non ha detto. L’autentica teologia cattolica è prima di tutto l’esposizione scientifica della rivelazione divina, ordinata alla gloria di Dio e alla difesa della verità. Nel discorso papale, tuttavia, la teologia viene riformulata in modo completamente nuovo, principalmente come strumento di adattamento pastorale e mediazione culturale. La ripetuta enfasi su “nuove forme”, “nuovi linguaggi” e impegno sociale smaschera il consueto passaggio postconciliare dalla verità ricevuta al messaggio adattato. Il riflesso dell’aggiornamento continua inarrestabile. |