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| Dio mio, datemi la forza per 24 ore Articolo pubblicato sul bollettino mensile del Distretto Belga della Fraternità San Pio X Courrier des Croisés n°253, settembre 2019 ![]() Ulrico Sarti La Comunione, ci insegna il Catechismo del Concilio di Trento, ci ottiene delle grazie speciali per frenare le nostre passioni, per resistere alle tentazioni, per evitare il peccato. Al tempo di Sant’Agostino, l’Eucarestia si chiamava: la Vita. Invece di dire, come adesso, «Ti sei comunicato?», si diceva: «Hai ricevuto la Vita?». Che parola profonda! Senza la Comunione non si vive, si è in letargo, si vegeta. Spesso, perfino si muore! La Comunione e la Confessione frequenti sono l’antidoto contro il peccato mortale. Il cammino verso la santità! San Cipriano ci dice che nei primi tempi della Chiesa, quando i fedeli erano condannati al supplizio e alla morte dai tiranni per aver confessato la loro fede in Gesù Cristo, i sacerdoti erano soliti dar loro la Santa Comunione, tra mille trucchi e sacrifici, per fortificare la loro anima ed evitare di apostatare al momento del martirio. «La Santa Comunione – come scrive San Giovanni Crisostomo – ci rende coraggiosi come i leoni». Il giovane servo di Dio, Ulrico Sarti, morto nel 1942, lo aveva capito. Poco prima della sua morte, a dodici anni, egli scriveva: «Ci vuole pazienza per diventare santi, perché da soli si cammina molto lentamente. Io sono debole, ma so dove trovare la forza per piacere a Gesù. Dopo la Comunione, ogni mattina, io Gli chiedo: “Dio mio, datemi la forza per 24 ore”, ed Lui mi ascolta». Mons. Langénieux, che fu cardinale di Reims all’inizio del XX secolo, raccontava che al tempo delle laicizzazioni del 1901, si evitava di allontanare le suore dagli ospedali dove si curavano le malattie più gravi. Ora, un giorno, i componenti di una commissione municipale si presentarono per ispezionare l’ospedale e chiesero alla Superiora di condurli in tutti i reparti. Nel primo, vi erano in maggioranza dei malati con il volto devastato dal cancro, e i componenti della commissione furono comprensibilmente ansiosi di andare in un altro reparto. Ma in questo nuovo reparto vi erano dei malati ancora più malmessi e subito i commissari si tapparono il naso con i loro fazzoletti: l’odore stava diventando insopportabile ed essi finirono col passare da un reparto all’altro il più rapidamente possibile. Erano disgustati quando lasciarono l’ospedale, e uno di loro chiese alla Superiora: - Sorella, da quanto tempo
siete qui?
- Quarant’anni, signore. - Come? Ma dove trovate la forza per sopportare tutto questo? - Dalla Comunione che riceviamo ogni giorno, Signore! Vede, se non avessimo la nostra cappella, la Messa e Gesù-Ostia, non avremmo la forza di rimanere qui un’ora di più. Nello stesso periodo, a Berlino, le Suore di San Carlo, anch’esse religiose infermiere, destavano l’ammirazione della popolazione della regione, a maggioranza protestante. Un principe luterano, una volta chiese al cappellano della loro clinica: - Io non mi spiego la
superiorità delle vostre religiose sulle nostre donne
diaconesse. Uno dei nostri pastori dà loro delle frequenti
istruzioni per incoraggiare il loro zelo; esse seguono dei corsi di
igiene, di psicologia… E tuttavia, non hanno la fervente dedizione, la
cura tutta materna, l’abnegazione, delle vostre religiose!
Anche un sacerdote gravemente malato edificava tutti i suoi
cari con la sua ammirevole pazienza; si sottopose ad una operazione
dolorosa senza lamentarsi, e il medico stupito gli chiese da dove
prendesse quella energia. - Vi sono diversi motivi, - rispose il sacerdote con un sorriso -, ma gliene dirò solo uno, il migliore. Tutte le mattine, le mie religiose infermiere ricevono Gesù cristo al banco della comunione. Così esse si uniscono a Colui che è la carità stessa e che si è sacrificato volontariamente per la nostra salvezza. Esse imparano da questo Divino Maestro a sacrificarsi per il sollievo degli sfortunati sofferenti. - Dottore, - gli rispose –
questa mattina ho ricevuto il mio Salvatore nella Comunione, e adesso
noi condividiamo la sofferenza.
Un marinaio morente aveva ricevuto gli ultimi sacramenti e da allora si mostrò molto sereno, lui che era stato così ansioso e aggressivo. - Sono pronto – disse – per
il grande viaggio.
- Perché sei così tranquillo e gioioso? Chiese il medico stupito. - Perché non ho più niente da temere; ho qui con me un eccellente pilota che mi condurrà al porto sicuro! E nel dire questo, mostrava il suo cuore. Quando San Raimondo Nonnato sentì approssimarsi la morte, volle ricevere un’ultima volta il Pane dei Forti. Ahimè! Non c’era un sacerdote disponibile… Raimondo, che temeva di morire ricevere la Santa Eucarestia, elevò gli occhi al cielo e pregò Dio di concedergli questo bene divino che desiderava con tanto ardore. Subito, le persone che erano intorno a lui videro entrare, dalla porta della stanza in cui giaceva il santo, una processione di uomini sconosciuti, ognuno con una torcia accesa in mano. Li seguiva Nostro Signore con un ciborio in mano; ma la luce che esso emanava era così forte che i testimoni rimasero accecati, tanto che nessuno, per una buona mezzora, poté vedere cosa accadesse. Dopo di che, la processione uscì nello stesso ordine con cui era entrata. Il desiderio di Raimondo era stato esaudito: Nostro Signore stesso era venuto a dargli la Santa Comunione. Poco tempo dopo, Raimondo rese la sua bell’anima a Dio. San Gregorio Nazianzeno ci raccolta nelle sue memorie la guarigione miracolosa di cui beneficiò sua sorella Gorgonia, affetta da una grave malattia. «Nulla aveva potuto procurare sollievo alla malata. Visto che era inutile sperare nell’aiuto degli uomini, ella si rivolse con fiducia a Colui che è il vero medico di tutti gli uomini. Una notte in cui soffriva un po’ meno, ella si recò in cappella, si prostrò davanti all’altare ed invocò a gran voce il Divino Salvatore. Avvicinò la testa all’altare e Gli disse: “Una volta, una povera donna malata ha toccato l’orlo della vostra veste ed è stata guarita. Un’altra volta vi siete lasciato addolcire dalle richieste della Cananea. Rimarrete insensibile alle mie preghiere? Ebbene, io vi assicuro che non lascerò questo altare, dove siete nascosto, fino a quando non mi avrete guarita!”». Finita la sua preghiera, Gorgonia si alzò completamente guarita. Dio l’aveva ascoltata e l’aveva esaudita. «Gesù è l’amico fedele, Venite tutti, voi che soffrite, E’ la Sua voce che vi chiama, Venite tutti, venite, venite!» C.V. |