Due visioni contrastanti del sacerdozio:

il nuovo documento sinodale

contro la Fraternità San Pio X


di Robert Morrison


Pubblicato sul sito americano The Remnant






Due tipi di sacerdote



Il nuovo progetto sinodale per formare i sacerdoti segna una rottura decisiva con la concezione cattolica sacerdozio.
Mentre il Vaticano minaccia di censurare la Fraternità San Pio X (FSSPX), il vero conflitto non è più sull’obbedienza, ma su due inconciliabili visioni della Chiesa.

Sotto la direzione di Papa Leone XIV, la “Segreteria Generale del Sinodo” ha pubblicato il 3 marzo 2026 due relazioni dei gruppi di studio del Sinodo sulla sinodalità; una relativa all’“ambiente digitale” e l’altra relativa alla formazione dei sacerdoti.

Il documento sulla formazione dei sacerdotiLa revisione della Ratio Fundamentalis Istitutionis Sacerdotalis in una prospettiva sinodale missionaria”, merita attenzione, non solo perché avrà un potenziale impatto sulla formazione dei sacerdoti, ma anche perché è in netto contrasto con l’approccio della FSSPX che oggi è minacciata di diverse censure se consacrerà dei vescovi senza l’approvazione di Roma.

Il nuovo documento sinodale evidenzia il fatto che il conflitto fra Roma e la FSSPX è basato principalmente su fondamentali differenze di credo religioso che su questioni di obbedienza.


La concezione sinodale del sacerdozio

L’introduzione del nuovo documento sinodale inizia con l’affermare che il cammino sinodale richiede cambiamenti radicali nei metodi per la formazione sacerdotale:

«Il cammino della sinodalità è proprio la via che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». Nel cammino sinodale in corso va crescendo la convinzione che tale cammino, indicato alla Chiesa da Papa Francesco e ripreso da Papa Leone XIV fin dall’inizio del suo pontificato, resterebbe privo di frutti di vera comunione e di coraggiosa missione se non incidesse anche nei metodi di formazione del ministero ordinato. Infatti, una comunità cristiana come potrebbe procedere nella sua opera missionaria e nella comunione capace di sinodalità, se non fosse accompagnata, presieduta e istruita da uomini che si distinguono per zelo apostolico e spirito sinodale? … Occorre tenere presente che non si tratta di piccoli aggiustamenti o di semplice riorganizzazione, ma della conversione del cuore, della mente, delle relazioni e dei processi, in linea con la fondamentale richiesta del Sinodo sulla sinodalità, una conversione che è prima di tutto personale, ma che deve essere anche comunitaria e strutturale».

Poiché la Chiesa sinodale ha bisogno di uomini che “presiedano” la comunità cristiana e che siano “eccellenti nel loro spirito sinodale”, è essenziale una “ricalibrazione” fondamentale della struttura della formazione sacerdotale.
Il nuovo documento sinodale delinea nel modo seguente la necessaria trasformazione:

«Il decreto del Concilio Vaticano II: Presbyterorum Ordinis presenta la figura dei sacerdoti in chiave decisamente relazionale e comunionale.  Se il riferimento a Cristo Capo, servo e pastore è essenziale per l’identità dei sacerdoti, non meno essenziale è il riferimento ecclesiale: (i) uniti con sincera carità e obbedienza al vescovo, che trova in loro, non solo collaboratoti e consiglieri, ma “amici e fratelli”, (ii) i sacerdoti sono uniti fra loro da una fraternità sacramentale che li chiama a vivere in spirito fraterno e a lavorare in unità col vescovo e fra loro, (iii) al servizio dei fedeli laici, riconoscendone e promuovendone la dignità e il loro ruolo specifico nella missione della Chiesa, unendosi a loro nel loro impegno. Alla luce di questo duplice riferimento essenziale, il Sinodo chiede un rafforzamento della dimensione ecclesiologica del ministero ordinato, ridefinendolo “nel e dal” popolo di Dio. Sarà quindi necessario ricalibrare l’impostazione della formazione sacerdotale secondo questa identità relazionale».

Il messaggio in qualche modo sottile è che il decreto del Vaticano II sul ministero e la vita dei sacerdoti: Presbyterorum Ordinis ha cercato di modificare l’identità del sacerdozio enfatizzando il ruolo del sacerdote in relazione alla Chiesa piuttosto che principalmente in relazione a Cristo.

Il documento del Sinodo chiede quindi un rafforzamento di tale ruolo (che definisce “dimensione ecclesiologica”), il che rende “necessario ricalibrare la struttura della formazione sacerdotale secondo questa identità relazionale”.

Attaccando la formazione sacerdotale, i rivoluzionari hanno allontanato molti bravi uomini dai seminari, hanno attratto molti uomini non idonei al sacerdozio e hanno radicalmente cambiato il programma di formazione.

Il nuovo documento prosegue ampliando il ruolo speciale dei sacerdoti nella Chiesa sinodale, incluso quello di “presidenza della celebrazione dell’Eucarestia”.

«In una Chiesa pienamente sinodale, animata da carismi e ministeri per la missione, i sacerdoti svolgono quindi un loro ruolo specifico e inconfondibile. … Profondamente legata al servizio della Parola, anche la presidenza della celebrazione dell’Eucarestia assume particolare importanza. Essa è “il primo e fondamentale momento di raduno e di incontro del Popolo santo di Dio”,  in cui “si realizza e si rende visibile una differenziata corresponsabilità di tutti per la missione” (DF n° 26).
Anche questa presidenza deve essere vissuta come un servizio, sul modello del Signore che si è fatto servo di tutti (Cfr. Marco 10, 45) e si è chinato a lavare i piedi dei suoi discepoli (Cfr. Giovanni 13, 1-17).

Quasi tutto questo si applicherebbe più propriamente ad un ministero protestante piuttosto che alla concezione tradizionale del sacerdote cattolico come un alter Christus.

Sorprendentemente, il nuovo documento sinodale riconosce che la rivista visione del sacerdozio ne sminuisce l’identità e le prerogative:

«In una Chiesa sinodale, i sacerdoti sono quindi chiamati a vivere il loro servizio “in atteggiamento di vicinanza al popolo, di accoglienza e di ascolto di tutti”, e ad aprirsi allo stile sinodale (Cfr. FD n° 72) che faccia fiorire i doni e i carismi presenti in comunità vivaci e missionarie.
Se questo può talvolta far temere che il ministero sacerdotale perda qualcosa della sua identità e delle sue prerogative, in realtà lo rende più autentico e più evangelico e gli conferisce nuovo slancio e rinnovata vitalità, evitando di gravare i sacerdoti con impegni che non riguardano gli aspetti essenziali e specifici del loro ministero, risparmiando loro inutili stress».  
 
Con questa visione dei sacerdoti della Chiesa sinodale, il nuovo documento prosegue raccomandando i passi specifici per la loro formazione, con particolare attenzione sul ruolo delle donne nel nutrimento spirituale e nella valutazione dei candidati al sacerdozio.
Questa è la concezione sinodale del sacerdozio.

Alla vista di tutto questo, Mons. Lefebvre si sentì spinto a fare tutto il possibile per preservare il sacerdozio.


La concezione del sacerdozio, secondo Mons. Marcel Lefebvre

Come sanno molti cattolici tradizionali, Mons. Marcel Lefebvre avrebbe potuto ritirarsi dopo il Vaticano II. Ma, come scrive Mons. Bernard Tissier de Mallerais nella sua biografia di Mons. Lefebvre, la Divina Provvidenza aveva altri piani:

«Mons. Lefebvre si trovò davanti a un bivio: ritirarsi a 63 anni, accontentandosi del suo incarico retribuito come consultore della Sacra Congregazione per la Propagazione della Fede. Avrebbe potuto condurre quella vita tranquilla che Paolo VI nel 1972 aveva definito “il suo calmo ritiro”.
Tuttavia, la crescente disgregazione dell’istituzione sacerdotale lo spinse ad elaborare un piano per trasmettere la preziosa eredità che aveva ricevuto a Roma… (p. 408).

Mentre il nuovo documento sinodale mira a distruggere completamente il sacerdozio, Mons. Lefebvre e molti buoni seminaristi avevano già potuto constatare i disastrosi cambiamenti negli anni immediatamente successivi al Concilio. Attaccando la formazione sacerdotale, i rivoluzionari hanno allontanato molti bravi uomini dai seminari, hanno attratto molti uomini non idonei al sacerdozio e hanno radicalmente cambiato il programma di formazione.

Come scrisse Mons. Lefebvre nel suo Itinerario Spirituale, egli ebbe una premonizione del suo futuro ruolo mentre si trovava ancora in Africa:

«Se lo Spirito Santo mi permetterà di mettere per iscritto i pensieri spirituali che seguono, prima di entrare – se piacerà a Dio – nel seno della Santissima Trinità, mi sarà concesso di realizzare il sogno che Egli mi fece intravedere un giorno nella Cattedrale di Dakar. Il sogno era di trasmettere, prima del progressivo degrado dell’ideale sacerdotale, in tutta la sua purezza dottrinale e in tutta la sua carità missionaria, il sacerdozio cattolico di Nostro Signore Gesù Cristo, così come Egli lo conferì ai Suoi Apostoli, così come la Chiesa romana lo aveva sempre trasmesso fino alla metà del XX secolo» (p. iii)

Se Mons. Lefebvre si fosse ritirato invece di dedicarsi a questa missione, noi non sentiremmo notizie come quella della prossima consacrazione di vescovi della FSSPX. E quasi sicuramente non avremmo neanche la possibilità di assistere alla Messa tradizionale.
La sua decisione di formare dei sacerdoti è stata quindi una delle decisioni più importanti ed eroiche della storia recente della Chiesa.
Monsignore continuò la narrazione del suo sogno di Dakar descrivendo la soluzione: 

«Come avrei dovuto realizzare ciò che allora mi appariva come l’unica soluzione per far rivivere la Chiesa e il cristianesimo? Era ancora un sogno, ma mi appariva già la necessità, non solo di conferire l’autentico sacerdozio, di insegnare non solo la sana dottrina approvata dalla Chiesa, ma anche di trasmettere lo spirito profondo e immutabile del sacerdozio cattolico e dello spirito cristiano essenzialmente legato alla grande preghiera di Nostro Signore che il Suo Sacrificio sulla Croce esprime eternamente» (p. iii).

Niente potrebbe essere più in contrasto con la visione delineata dal nuovo documento sinodale. Le visioni contrastanti rappresentano fondamentalmente religioni diverse: quella della Chiesa cattolica e quella della Chiesa sinodale. 

E se vogliamo sapere perché la questione della consacrazione dei vescovi è così vitale, possiamo considerare ciò che Mons. Lefebvre ha indicato come la sola cosa necessaria per la continuazione della Chiesa cattolica:

«Una sola cosa è necessaria per la continuazione della Chiesa cattolica: vescovi pienamente cattolici che non scendano a compromesso con l’errore, che fondano seminari cattolici dove i giovani candidati al sacerdozio possano nutrirsi con il latte della vera dottrina, ponendo Nostro Signore Gesù Cristo al centro del loro intelletto, della loro volontà, del loro cuore; che abbiano una fede viva, una profonda carità, una devozione senza limiti, che li unisca a Nostro Signore» (p. ix).

Questa è la posta in gioco oggi. La Chiesa cattolica ha bisogno della FSSPX per consacrare vescovi.
Possa Dio concedere a Leone XIV la grazia di aprirgli gli occhi e vedere cosa deve fare.

Cuore Immacolato di Maria, prega per noi.




marzo  2026
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