La Santa Sede denuncia

l’entità della persecuzione dei cristiani


della Fraternità San Pio X






Mons. Ettore Balestrero



La Santa Sede ha alzato la voce davanti alla comunità internazionale per denunciare una realtà troppo spesso messa a tacere o minimizzata: i cristiani sono la comunità religiosa più perseguitata al mondo.
 
Lo ha affermato Mons. Ettore Balestrero, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, in una conferenza tenutasi a Ginevra il 3 marzo.

Il discorso del prelato, intitolato “Al fianco dei cristiani perseguitati: difendere la fede e i valori cristiani”, ha evidenziato la gravità della situazione che milioni di fedeli in diversi continenti devono affrontare.
Mons. Balestrero, che ricopre l’incarico di Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite dal 2023 ed è anche rappresentante presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha fornito cifre che illustrano la portata della tragedia.

Secondo lui, entro il 2025, “quasi 5.000 fedeli sono stati uccisi a causa della loro fede”, ovvero 13 persone al giorno.
A questo si aggiunge un dato ancora più impressionante: “Quasi 400 milioni di cristiani in tutto il mondo subiscono persecuzioni o violenze, il che li rende la comunità religiosa più perseguitata al mondo”.

Il rappresentante della Santa Sede ha sottolineato che, dal punto di vista del diritto internazionale, non si tratta semplicemente di una questione spirituale o di una questione interna alle comunità religiose, ma piuttosto di una vera e propria “oltraggiosa violazione dei diritti umani”.
Ha quindi avvertito che l’eroismo delle vittime non può servire da scusa per distogliere l’attenzione dalla responsabilità degli Stati.


Il dovere degli Stati e l’impunità dei persecutori

A questo proposito, ha ribadito con forza il dovere delle autorità civili: “È dovere dello Stato proteggere la libertà di religione o di credo, il che implica impedire a terzi di violare questo diritto. Questa protezione deve salvaguardare i credenti che sono bersaglio di attacchi, prima, durante e dopo un attacco”.

Uno dei punti centrali del suo discorso è stata la denuncia dell’impunità.
Mons. Balestrero ha attirato l’attenzione sul fatto che coloro che uccidono i cristiani o ne fomentano la persecuzione rimangono troppo spesso impuniti.
Ha descritto questa impunità come “uno dei problemi più gravi nel panorama globale della persecuzione religiosa”.
Si tratta, quindi, dell’incapacità di molti sistemi politici e giudiziari di assicurare i colpevoli alla giustizia.

Mons. Balestero ha sottolineato che questa “piaga” colpisce paesi di tutto il mondo e diversi continenti, tra cui l’Europa. Ha quindi implicitamente confutato l’idea che la persecuzione dei cristiani sia un fenomeno lontano o limitato a determinate regioni.
L’ostilità verso la fede cristiana, nelle sue varie forme, è molto più diffusa di quanto molti siano disposti ad ammettere.

Per illustrare questa realtà nel continente europeo, ha citato un recente rapporto sui crimini d’odio redatto dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE, che ha registrato oltre 760 crimini d’odio contro i cristiani nella sola Europa nel 2024.


Una persecuzione silenziosa

Mons. Balestero ha anche avvertito che la persecuzione non assume sempre la forma palese e sanguinosa di omicidi, aggressioni o violenza fisica. Esistono anche “forme di persecuzione più sottili e spesso silenziose”, come la graduale emarginazione o l’esclusione dalla vita sociale e professionale, “anche nei paesi tradizionalmente cristiani”.

Il prelato ha spiegato che questa persecuzione più discreta si manifesta attraverso restrizioni e limitazioni meno visibili, “attraverso le quali le norme legali e le prassi amministrative limitano o, di fatto, annullano i diritti legalmente riconosciuti della popolazione a maggioranza cristiana, anche in alcune parti d’Europa”.
Questa denuncia sottolinea che l’oppressione contro i cristiani non deriva esclusivamente da folle violente o gruppi estremisti, ma anche da meccanismi istituzionali che minano, nella pratica, i diritti dichiarati ufficialmente protetti.

L’intervento della Santa Sede a Ginevra ha quindi evidenziato ancora una volta che la persecuzione dei cristiani rimane una ferita aperta nel mondo contemporaneo.
Non solo i fedeli vengono uccisi per aver confessato Cristo, ma vengono anche emarginati, discriminati e privati dei loro diritti attraverso processi meno evidenti, ma non per questo meno ingiusti.

Di fronte a questa realtà, la Santa Sede ha chiesto alla comunità internazionale, e in particolare agli Stati, di assumersi il dovere di proteggere efficacemente la libertà religiosa e la dignità di coloro che rimangono fedeli alla propria fede.





marzo 2026
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