Iran: Il cardinal Mathieu

evacuato d’urgenza dall’Iran


della Fraternità San Pio X






Il cardinale Dominique Mathieu con Papa Leone XIV l’11 marzo 2026



Il cardinale Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini, è arrivato sano e salvo a Roma l’8 marzo, dopo aver lasciato con urgenza l’Iran.

Questa partenza è stata una vera evacuazione, si è verificata nel contesto di guerra aperta iniziata nella regione a partire dal 28 febbraio 2026.
L’offensiva congiunta degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran ha dato inizio al più grande conflitto nel Medio-Oriente. A fronte di questo, le autorità vaticane ed italiane non hanno avuto altra scelta che organizzare la partenza dell’alto prelato insieme a tutto il personale dell’ambasciata d’Italia a Teheran.


Una evacuazione legata alla chiusura dell’ambasciata italiana

La sede dell’arcidiocesi cattolica latina, che comprende la Cattedrale della Consolata e la residenza arciepiscopale, è infatti all’interno del recinto dell’ambasciata.
L’Italia ha disposto la chiusura temporanea della sua rappresentanza diplomatica per motivi di sicurezza e il personale è stato trasferito verso l’Azerbaigian.

In una dichiarazione rilasciata al giornale belga Cathobel, il cardinale Mathieu ha espresso la sua profonda tristezza: «Sono arrivato a Roma ieri, con rammarico e dolore per i nostri fratelli e le nostre sorelle in Iran, nel contesto della completa evacuazione dell’ambasciata d’Italia, sede dell’arcidiocesi. In attesa di potervi tornare, pregate per la conversione dei cuori alla pace interiore».

Questa partenza, causata dall’intensità dei bombardamenti, sottolinea la vulnerabilità delle minoranze religiose nel paese.
Col moltiplicarsi degli attacchi aerei – che hanno causato la morte della Guida suprema del paese: Ali Khamenei e scatenato le rappresaglie iraniane – la piccola comunità cattolica si ritrova adesso esposta alle alee del conflitto, senza guida spirituale.


Un prelato isolato in un paese in guerra

Nominato arcivescovo di Teheran-Ispahan nel 2021 da Papa Francesco e creato cardinale nel dicembre 2024, Dominique Mathieu è stato il primo cardinale residente della storia dell’Iran.
All’età di 62 anni ha svolto il suo ministero in condizioni estremamente precarie. L’arcidiocesi nel 2024 contava solo tre sacerdoti e il cardinale curava da solo le cinque parrocchie di Teheran.

La comunità cattolica latina in Iran è molto piccola: le stime più prudenti contano circa 3.500 fedeli - di cui 1.300 di rito latino – mentre altre fonti indicano 22.000 cristiani in totale, cioè lo 0,03% della popolazione.

In un paese in cui i cristiani sono ufficialmente riconosciuti come minoranza religiosa, essi sono comunque sottoposti a stretta sorveglianza.
La distribuzione delle Bibbie in farsi [termine popolare che indica persiano] ed ogni forma di evangelizzazione sono rigorosamente proibite.

Le autorità effettuano regolarmente degli arresti per motivi come la «inimicizia verso Dio» o per il non rispetto del codice di abbigliamento islamico.

Storicamente, la presenza dei cattolici in Iran risale al XIII secolo, ma il loro numero ha continuato a diminuire per effetto dell’emigrazione e delle pressioni politiche.
Oggi, la guerra minaccia direttamente la continuità della vita sacramentale per coloro che sono rimasti.

L’evacuazione del cardinale Mathieu mette in luce l’estrema fragilità dei cristiani in un Medio-Oriente dilaniato dalla guerra.






marzo 2026
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