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| « Per servire il Buon Dio, io sono sempre pronto » ![]() Don Manuel Gómez González e Adílio Daronch hanno rinunciato a tutto, anche alla propria vita, per compiere la volontà di Dio e salvare le anime. Quando il signore e la signora Gómez González scoprirono che il primo dei loro sei figli desiderava farsi sacerdote, furono pieni di gioia. Questi umili agricoltori spagnoli, amati dagli abitanti del loro villaggio per le loro virtù morali e religiose, non pensarono ai sacrifici finanziari a cui andavo incontro con questa decisione, ma alla grazia immensa che faceva loro il Buon Dio scegliendo uno dei loro figli per servirLo nel sacerdozio. Il giorno dell’ordinazione sacerdotale di Manuel Gómez González, il 24 maggio 1902, fu dunque, come si può facilmente immaginare, un magnifico giorno di festa per tutta la sua famiglia e per i vicini. Poco dopo, il villaggio gioì nuovamente quando il giovane sacerdote annunciò loro che il suo vescovo l’aveva nominato vicario nella sua parrocchia natale. Umanamente, Manuel poteva essere molto felice per questa decisione, ma il giovane sacerdote cercava la santità. Non c’era forse il rischio che stando fra i suoi «facesse le fusa» un po’ troppo? Umilmente, egli pregò e chiese a Dio di mostrargli la Sua volontà. Qualche tempo dopo, egli prese una decisione che poteva sembrare sorprendente per i suoi genitori. Con l’accordo col suo vescovo, ottenne il permesso di essere incardinato nella diocesi vicina, che si trovava in territorio portoghese e che contava molti meno sacerdoti. Lontano dai suoi, divenuto parroco di una parrocchia rurale, il generoso sacerdote non risparmiò i suoi sforzi per santificarsi e santificare quelli di cui aveva la cura. I suoi nuovi parrocchiani l’apprezzarono rapidamente. Ma ecco, che mentre il giovane lavorava alla santificazione delle anime, dei nemici di Dio presero il potere in Portogallo. Nel 1910, i cattolici assistettero rattristati all’espulsione dei religiosi, alla chiusura dei conventi, al divieto di insegnamento del Catechismo nelle scuole… La persecuzione religiosa costrinse Don Gonzáles ad una nuova partenza. Ed eccolo in Brasile, dove fu accolto nella diocesi di Rio Grande do Sul, nel Sud del paese, ai confini dell’Uruguay e dell’Argentina. La sua nuova parrocchia, Nonoai, era grande quanto una diocesi europea: undici mila chilometri quadrati! Subito, Don Manuel, come lo chiamavano lì, si mise al lavoro. Con tenacia e zelo apostolico, egli riuscì a vincere l’indifferenza di numerose persone: organizzò il Catechismo, incoraggiò i fedeli a ricevere i sacramenti… Cercò anche di migliorare la qualità di vita dei suoi fedeli. Egli compì un lavoro pastorale così intenso che in otto anni trasformò la parrocchia. Percorse instancabilmente il vasto territorio sotto la sua cura e vi fondò piccole comunità. Si interessò, non solo dei coloni, ma anche degli indigeni; creò per loro numerose scuole gratuite. Con grande spirito di iniziativa, fece costruire diverse fornaci per fabbricare dei mattoni; così riuscì ad edificare della case destinate ai poveri, che non ebbero più bisogno di pagare l’affitto. Incoraggiò la popolazione a coltivare anche il riso al fine di evitare le carestie. Dovunque andasse si sforzò di fare del bene. A più riprese, dovette occuparsi della parrocchia vicina, al confine con l’Argentina. In quel periodo, il Rio Grande do Sul visse un momento turbolento. Due partiti politici si disputavano il potere, e provocarono numerose violenze e spargimenti di sangue. La popolazione viveva nella paura e nell’angoscia. Don Manuel incoraggiò i suoi fedeli a mantenere la serenità d’animo malgrado tutto e ad affidare la propria vita alla Madonna; e raccomandò vivamente la recita del Rosario. Con l’avvicinarsi della Pasqua del 1923, Don Manuel ricevette una lettera dal suo vescovo, che gli chiese di andare a visitare un gruppo di coloni di origine tedesca, che vivevano a quasi 250 chilometri di distanza, nella foresta di Três Passos. Questi aspettavano da più di due anni l’arrivo di un sacerdote per potersi confessare, comunicare e regolarizzare i loro matrimoni… Dopo aver celebrato gli offici della Settimana Santa nella sua parrocchia, Don Manuel si accinse a partire, nonostante i rischi dovuti ai movimenti rivoluzionari della regione. Il sacerdote chiese ad uno dei chierichetti, Cândido dos Santos, di accompagnarlo; ma la Divina Provvidenza fece sì che questi si ammalasse alla vigilia della partenza, così all’ultimo minuto Don Manuel chiese l’aiuto di un altro dei suoi chierichetti: Adílio. «Per servire il Buon Dio, io sono sempre pronto!», disse subito Adílio. Il ragazzo era un giovane allegro, appassionato di calcio, sempre pronto ad organizzare una partita di pallone, ma che per amore del giuoco non aveva mai trascurato il suo dovere di stato né i suoi doveri religiosi. Chierichetto impeccabile, il ragazzo di sedici anni aveva già avuto occasione di accompagnare Don Manuel in uno dei suoi viaggi nella vasta parrocchia. Conosceva dunque le difficoltà del viaggio, ma ignorava che il giro che stavano per intraprendere quel giorno li avrebbe condotti alla gloria del martirio. Dopo diverse tappe, i due viaggiatori arrivarono a Colonia Militar il 20 maggio 1924. Don Manuel vi celebrò la sua ultima Messa. I fedeli indigeni avvertirono il sacerdote del pericolo che correva penetrando nella foresta di Três Passos. Vi si nascondevano gruppi di rivoluzionari armati fino ai denti. Ciò nonostante, Don Manuel decise di affrontare il pericolo, per obbedire agli ordini del suo vescovo e per il desiderio di portare il conforto dei sacramenti ad una comunità di cattolici isolata in un ambiente ostile. Lungo la strada, Don Manuel incontrò dei rivoluzionari, che esortò a rispettare gli altri e a cui ricordò i principii della fede cattolica. Alcuni non apprezzarono il suo discorso. Il loro furore raggiunse il culmine quando videro il sacerdote fermarsi e seppellire i corpi di alcuni uomini che avevano appena ucciso. Decisero allora di eliminare quel missionario che li infastidiva predicando la morale voluta da Dio! Con l’inganno, si offrirono di guidare Don Manuel nella foresta. Fiduciosi, i due viaggiatori li seguirono. Ben presto, i briganti li fermarono, li maltrattarono e poi, dopo averli legati ad un albero, li fucilarono in odio alla fede cattolica. Un testimone ha raccontato: «Si sentirono nella foresta diversi colpi di arma da fuoco. Capimmo che il sacerdote e il suo aiutante erano morti. Quando, una mezz’ora più tardi, i soldati ritornarono, nessuno osò dire nulla per paura di rappresaglie». Quattro giorni dopo, gli abitanti del villaggio, alla fine, si fecero coraggio e partirono alla ricerca dei corpi delle vittime. Quando scoprirono i corpi, si meravigliarono nel constatare che, se i rivoluzionari non aveva avuto alcun riguardo per il sacerdote e il suo fedele compagno, gli animali invece li avevano rispettati. Infatti, gli uomini trovarono i cadaveri intatti. Nessuna bestia della foresta li aveva toccati! Sulle loro tombe, i coloni scrissero: «Martiri della fede, veri santi della Chiesa, assassinati il 21 maggio 1924». Don Manuel e Adílio avevano rinunciato a tutto, anche alla loro vita, per compiere la volontà di Dio e salvare le anime. Entrambi vissero santamente e morirono santamente. |